Economia circolare: italiani primi della classe in Europa

Scritto il alle 11:16 da Redazione Finanza.com

Una economia sostenibile in grado di tutelare l’ambiente, anche se più lenta, sarebbe prioritaria rispetto alla crescita economica, per la maggioranza degli italiani, che a livello europeo risultano tra i più virtuosi nelle pratiche di economia circolare. Sono queste le evidenze dell’ultima ING International Survey, che misura quanto il comportamento dei consumatori sia attenti ai principi di sostenibilità.

3 italiani su 4 (77%) ritengono che una crescita economica più lenta sia il giusto prezzo da pagare per favorire una maggiore protezione dell’ambiente. Un dato superiore alla media europea, pari al 74%, che evidenzia come in Italia i consumatori siano favorevoli allo spostamento verso un’economia circolare che, oltre a tutelare l’ambiente, è in grado di produrre una crescita sostenibile.

 

Cambiamento climatico e rifiuti in plastica le criticità più sentite
Il cambiamento climatico e la diffusione dei rifiuti in plastica sono tra le principali criticità che preoccupano rispettivamente oltre il 35% degli italiani. Il 70% degli intervistati chiede alle aziende di agire per ridurre il loro impatto ambientale, rispetto il 69% degli inglesi, il 67% dei francesi, il 60% degli australiani, il 56% dei tedeschi e il 53% degli americani. Uno studio dell’Alliance for Corporate Transparency ha tuttavia rilevato che solo il 47% delle grandi aziende è in grado di agire concretamente su questi fronti.

 

Raccolta differenziata: italiani primi della classe
Nonostante la consapevolezza circa le sfide ambientali sia elevata, le abitudini e i comportamenti dei consumatori non sono però cambiati del tutto. La dimensione del problema emerge con grande rilievo dalla stessa indagine di ING, nel momento in cui il 96% degli europei ha dichiarato di aver gettato via almeno un rifiuto di plastica al giorno, mentre il 38% parla di tre o cinque rifiuti. Sul fronte individuale, si cerca però di migliorare questa situazione attraverso la raccolta differenziata, con gli italiani che, quando si tratta di separare sempre il materiale riciclabile, si aggiudicano il primo posto in Europa con un 92%, seguiti da Germania (87%) e Francia (83%). Fanalino di coda sono gli Stati Uniti, con solo il 53%.

 

Le 3 R dell’economia circolare
Ma non dimentichiamoci della terza R dell’economia circolare: oltre alla riduzione dei rifiuti e al riciclo, c’è anche il riutilizzo. Il 60% degli europei ha dichiarato che, nei prossimi tre anni, opterà per il riutilizzo degli oggetti piuttosto che per il loro smaltimento. Anche in questo contesto, gli italiani figurano tra i più virtuosi con il 64%, subito dietro a Turchia (70%), Spagna (69%) e Romania (66%) ma davanti a Francia (62%), Regno Unito (52%), Germania (49%) e Paesi Bassi (43%). Nonostante le riparazioni siano sempre più difficili a causa della scomparsa di molti negozi specializzati e dell’interesse dei produttori nel vendere nuovi prodotti piuttosto che favorire la riparazione di quelli vecchi, circa il 32% degli europei è disposto a riparare mobili, elettrodomestici e dispositivi elettronici prima di buttarli. Questa situazione ha generato una reazione anche da parte della classe politica, con l’introduzione del diritto alla riparazione per contrastare quella che viene definita obsolescenza programmata, ovvero quando le tecniche di fabbricazione e i materiali favoriscono un invecchiamento precoce del prodotto e quindi la riparazione diventa molto difficile e costosa.

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