Le pensioni in Italia sono sostenibili? Il responso del Mercer Global Pension Index

Scritto il alle 16:26 da Redazione Finanza.com

Alert pensioni per l’Italia che arranca nella classifica di sostenibilità dei sistemi pensionistici. Anzi. Nell’undicesimo Report Melbourne Mercer Global Pension Index, che mette a confronto i sistemi previdenziali di 37 Paesi, per trovare l’Italia bisogna arrivare nella parte finale della graduatoria, riserva un’amara sorpresa per l’Italia.

 

La classifica

Sul podio, al primo posto, i Paesi Bassi con 81 punti. A seguire, Danimarca e Australia, rispettivamente con 80,3 e con 75,3 punti. L’Italia si trova al 27° posto, con 52,2 punti e risulta superiori alla media per quanto riguarda i valori di Integrità e Adeguatezza. Purtroppo è addirittura ultima per sostenibilità con solo 19 punti a confronto con una media di 50,4 punti. Quest’area misura la capacità del sistema pensionistico di continuare a garantire gli attuali livelli di erogazione nel futuro, ed in tal senso mette in evidenza la debolezza di numerosi sistemi pensionistici. Assimilabili alla situazione italiana in questa area ci sono Austria con 22.9 punti, Spagna (26,9 punti), Turchia (27,1 punti) e Brasile (27,7 punti).

“Sebbene l’adeguatezza delle pensioni erogate oggi in Italia sia più che soddisfacente – rimarca Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato Mercer Italia – il valore della macro area sostenibilità ci dice che questo in futuro potrebbe non essere più vero. Le ragioni sono da ricercarsi nella minima adesione a piani pensionistici privati e nel conseguente livello di attività delle pensioni private, rispetto ad altre economie di Paesi sviluppati – nonostante la crescita del dato rispetto alla prima partecipazione dell’Italia alla ricerca è pari quest’anno al 9,5% del PIL (fonte COVIP) e nel contesto demografico, dove tuttavia il tasso di partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori più anziani (età 55-64) continua ad essere uno dei più bassi dei 37 paesi”.

La ricerca Melbourne Mercer Global Pension Index (MMGPI) non manca di ricordare che ogni Paese ha caratteristiche diverse nell’impostazione di base del sistema, tanto che i risultati di eventuali riforme possono essere esperiti nel lungo periodo, rispetto alle 11 edizioni dell’analisi. L’indice – che sotto il termine “sistema pensionistico” intende la somma di previdenza pubblica, complementare e del risparmio previdenziale, anche attraverso strumenti assicurativi e di risparmio gestito – prende in considerazione i sistemi previdenziali in senso ampio come un insieme di strumenti che garantiscono la gestione finanziaria dell’uscita dalla vita lavorativa dei singoli.

Il confronto aggrega i dati basati su oltre 40 indicatori, relativi a diversi Paesi, suddivisi in tre macro-aree: Adeguatezza, Sostenibilità e Integrità. Il valore dell’indice rappresenta quindi una media ponderata dei punteggi in queste tre diverse macro-aree. La metodologia è rimasta pressoché invariata nelle successive edizioni, così come l’assunto che per garantire la tenuta della previdenza di un Paese, il reddito pensionistico deve essere sostenuto da “pilastri” pubblici e privati. Nella ricerca vengono definiti e valorizzati, in ogni sistema previdenziale, il “pilastro 0”, ovvero la previdenza minima garantita dallo Stato; il “pilastro 1”, ovvero la previdenza pubblica obbligatoria; il “pilastro 2”, ovvero la previdenza complementare collettiva; il “pilastro 3”, ovvero la previdenza complementare individuale e il “pilastro 4” ovvero i risparmi e altre entrate delle famiglie.

 

«Con un’aspettativa di vita sempre più lunga e un tasso di crescita economica globale in potenziale contrazione – – riflette Morelli – avere a disposizione una componente di lavoratori esperta e preparata è sicuramente un vantaggio competitivo che le aziende dovranno cominciare a considerare. Essere “age ready” sarà la nuova sfida per gli individui e presupporrà un cambiamento di paradigma. Rispetto ad un modello che vede i tempi dello studio, del lavoro e della pensione come nettamente distaccati, sarà necessario considerare momenti di ibridazione e transizione, che garantiranno la sostenibilità del sistema pensionistico a livello individuale e collettivo. In un Paese come il nostro, dove siamo abituati all’idea della pensione pubblica come unica fonte di sostentamento per una vecchiaia serena, è sicuramente necessario un cambiamento. Attraverso un approccio maggiormente diversificato al sistema pensionistico, che tenga conto di pilastri previdenziali costruiti anche a livello individuale, il sistema Paese garantirebbe maggiore sostenibilità del benessere finanziario per i singoli».

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