Cos’è il vitalizio dei parlamentari, come funziona, quanto è, quando si blocca

Scritto il alle 06:51 da Redazione Finanza.com

Ultimamente il ‘vitalizio’ per i parlamentari è un tema caldo che in tempi di crisi economica ancora pressante per i cittadini italiani, provoca una forte indignazione generale.

Questo perché la particolarità del vitalizio è che si tratta di un’indennità aggiuntiva rispetto alla pensione che i rappresentanti di Camera e Senato percepiscono, dopo aver raggiunto una certa anzianità di servizio. Il che significa dunque che le rendite dei parlamentari diventano ben più cospicue di quanto l’opinione pubblica possa solitamente immaginare.

Analizzando nel dettaglio, il vitalizio dei parlamentari viene corrisposto a partire dal compimento del sessantacinquesimo anno di età. Una soglia che può essere anche abbassata nel caso in cui il parlamentare in questione sia stato in servizio per più di cinque legislature: in questo caso non occorre il raggiungimento del limite di età, ma il vitalizio può essere corrisposto a partire dalla fine della sesta legislatura nella quale si è stati in carica (comunque non prima del compimento del sessantesimo anno di età).

La cifra che viene corrisposta varia naturalmente a seconda dell’anzianità di servizio accumulata, e può oscillare tra i 2700 e i 7200 euro. Nelle trattenute fiscali e previdenziali nella paga di ogni parlamentare, è previsto infatti che sia accantonata una quota dell’indennità lorda, poi destinata al vitalizio. L’importo esatto del vitalizio può oscillare dal 20% al 60% di quella che è stata l’indennità percepita dal singolo parlamentare. Una possibilità riservata esclusivamente agli appartenenti al Senato della Repubblica, è quella di accantonare una quota dell’indennità per il vitalizio per la reversibilità da destinare in un futuro al proprio coniuge, oppure di destinarne a parte una quota da versare mensilmente a questo scopo, di circa 260 euro.

Nel caso si sia rimasti in carica per meno di cinque legislature, l’assegno vitalizio viene corrisposto, al compimento dei 66 anni di età, a quei parlamentari con almeno 10 anni di anzianità di servizio. E come suggerisce la parola stessa, un vitalizio viene corrisposto finché chi ne ha diritto resta in vita. Un esborso notevole per le casse dello Stato, ma che non ha visto nel Parlamento un impegno alla revisione della norma. Anzi, negli ultimi giorni è stato oggetto di polemiche il procedimento per cui è stata stabilita la revoca del vitalizio per i rappresentanti del parlamento condannati in via definitiva.

Una scelta di tipo etico che ha però sollevato numerose proteste da parte di coloro i quali, all’interno del parlamento (ma anche i consiglieri regionali possono usufruire di questa chance), hanno visto negata la possibilità di vedersi corrisposto il vitalizio. I reati per i quali si è ricevuta condanna, per reati di mafia, terrorismo e contro la pubblica amministrazione, con pene superiori ai due anni, precludono la possibilità di ricevere l’indennità. Per i reati minori, invece, la cessazione dell’erogazione del vitalizio, scatta quando vi sia stata una «condanna definitiva con pene superiori a due anni di reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a sei anni».

Al momento sono 18 i parlamentari ai quali il vitalizio è stato ufficialmente revocato con l’entrata in vigore della legge: ci sono anche nomi illustri nell’elenco come quello dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a causa della condanna del processo Mediaset. La revoca del vitalizio ai parlamentari condannati ha finora scontentato ovviamente i diretti interessati, ma anche l’opinione pubblica che ha trovato la legge troppo poco efficace rispetto alle reali necessità di riduzione dei costi della politica. un tema sul quale, c’è da scommetterci, si discuterà ancora a lungo.

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1 commento Commenta
bano
Scritto il 16 luglio 2015 at 08:22

calcoli vecchi e assurdi con cifre spaventose
come diceva Bartali
se tutto da rifare
calcolare il nuovo per tutti ,solo con il sistema contributivo, compreso quello dei 14 nonnetti della consulta e il tutto a partire da 67 anni come le pensioni di vecchiaia

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