Jobs Act: come cambiano le cocopro

Scritto il alle 05:57 da Redazione Finanza.com

L’approvazione del Jobs Act ha portato in materia di collaborazioni a progetto alcune importanti modifiche.

Innanzitutto, la nuova normativa prevede la scomparsa dei contratti  cosiddetti co.co. pro., che dal momento in cui entrerà in vigore completamente il Jobs Act non potranno più essere stipulati mentre quelli in essere potranno arrivare fino alla scadenza naturale senza, però, poter essere rinnovati.

In ogni caso la data dell’1 gennaio 2016 sarà un importante spartiacque in quanto tutti i contratti di collaborazione da quel momento verranno trattati come lavori subordinati. Questa decisione è stata presa per intraprendere un cammino di stabilizzazione per tutti i lavoratori atipici che fino ad ora non hanno potuto godere di nessuna tutela specifica nè dell’accesso agli ammortizzatori sociali. Infatti, in precedenza la figura contrattuale del co.co.pro era talvolta anche abusata in quanto non offrivano grandi tutele al lavoratore mentre portavano al datore di lavoro una serie di vantaggi fra i quali minori contributi (parte dei quali, addirittura, erano pagati direttamente dal lavoratore) e nessun obbligo di tredicesima, quattordicesima, ferie e malattie pagate.

Rimarranno invece alcune forme di collaborazione: quelle aventi ad oggetto l’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione ad un albo professionale così come le collaborazioni di amministratori sindaci, revisori e figure affini ed anche quelle svolte in favore di società sportive dilettantistiche affiliate a federazioni riconosciute dal CONI saranno ancora ammesse.

La novità dell’abolizione del co.co.pro. però, sembra essere sgradita a tutti e in particolare agli esperti del settore che si aspettano ora un’impennata di licenziamenti di quelli che stanno per diventare gli ex contratti atipici.

Altre novità riguardano i contratti di somministrazione ed in particolare quelli a tempo indeterminato, conosciuto con la terminologia di staff leasing. La nuova normativa prevede che possano essere utilizzati in più settori rispetto al passato e senza indicazione di una specifica causale, ma il loro numero presso un’azienda non può essere superiore al 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato dell’azienda stessa.

In merito al ricorso alla somministrazione a termine, è venuta meno la possibilità di fare ricorso a tale tipologia contrattuale in caso di crisi aziendale, licenziamenti collettivi o cassa integrazione. I limiti quantitativi di utilizzo permangono fissati dai contratti collettivi dell’utilizzatore.

Anche il lavoro a prestazione occasionale subisce delle modifiche: il tetto massimo per la prestazione lorda per lavoratore in un anno sale a 7000 euro (in precedenza era 5000) e viene potenziato il sistema di tracciamento per impedire che i voucher possano essere utilizzati impropriamente. Prima, invece, i voucher potevano essere acquistati prima in versione ‘anonima’ e solo dopo abbinati ad un utilizzatore.

La Delega contiene poi anche importanti modifiche per quanto riguarda il discorso delle mansioni. Infatti, si stabilisce che il lavoratore possa essere utilizzato dall’azienda in mansioni appartenenti a qualsiasi livello di inquadramento e non più, come stabiliva la normativa precedente, a mansioni equivalenti: l’unico vincolo è che sia prevista la stessa professionalità. Invece, in caso di ristrutturazioni aziendali oppure riorganizzazioni, il livello del lavoratore potrà anche essere ridimensionato fino a quello precedente ma senza intaccare in alcun modo la retribuzione. Al fine della conservazione del posto di lavoro, però, valgono accordi ‘protetti’ intercorsi fra il datore di lavoro e l’azienda. La normativa precedente, invece, non prevedeva alcuna possibilità di ridimensionamento.

Grande attesa vi era per la possibile introduzione del salario minimo che invece, al momento, pare essere stato messo in cassetto dalla Delega al Jobs Act. Non sono stati, infatti, raggiunti gli accordi fra le parti per introdurre quello che doveva essere la vera novità della riforma del lavoro. I sindacati giurano di essere pronti ad ingaggiare un’aspra battaglia mentre da più parti già si alzano cori di scontento per questa riforma poco apprezzata sia dalle aziende che dai lavoratori.

 

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