Il licenziamento può diventare un affare, il lato oscuro del Jobs Act

Scritto il alle 08:30 da Redazione Finanza.com

Ancora poche settimane e dal 1 gennaio la riforma del mercato del lavoro sarà operativa. Il Jobs Act, abbinato alle agevolazioni previste dalla Legge di Stabilità 2015, rima a dare una svolta al mercato del lavoro italiano che vede la disoccupazione ai massimi storici (13,2%) e il numero di occupati tornato a scendere a ottobre dopo i segnali di ripresa che erano arrivati nei mesi precedenti.
Obiettivo numero uno del Jobs Act è, come più volte ribadito dal premier Matteo Renzi, sbloccare il mercato del lavoro e rendere più convenienti le assunzioni. L’impianto della riforma è quindi incentrato su una serie di agevolazioni per le aziende che assumono lavoratori utilizzando il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.
Incentivi alle assunzioni che però potrebbero attivare un circolo vizioso rendendo conveniente per le aziende assumere e successivamente licenziare dopo uno o più anni.

Assumere e poi licenziare: forte tentazione per le imprese
Analizzando il combinato disposto della Legge di Stabilità ed il Jobs Act, l’Uil ha calcolato che un’azienda che assume il prossimo anno un lavoratore e lo licenzia a fine anno potrà ricevere 5.500 euro medi, che diventano 16.500 euro medi se il lavoratore assunto venisse licenziato dopo 3 anni. “La scelta del Governo, commenta Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL, non ci sembra proprio geniale: si tolgono diritti ai lavoratori, si premiano tutte le imprese (anche quelle licenziano o che non investono) ed il risultato è un economia stagnante e un tasso di disoccupazione sempre alto”.

Licenziamento dopo un anno
In pratica, sommando i benefici per la decontribuzione delle nuove assunzioni e i benefici dell’esclusione della componente lavoro dalla base imponibile IRAP, per uno stipendio di 22 mila euro lordi/anno (1.692 euro lordi/mese) – stipendio che equivale alla media dell’imponibile fiscale da lavoro dipendente – i benefici ammontano in un anno a 8.021 euro (6.930 dalla decontribuzione e 1.091 dal taglio IRAP). Pertanto se il lavoratore venisse licenziato a fine anno, secondo le prime indiscrezioni sulle nuove regole del lavoro, che prevedono un indennizzo di una mensilità e mezza, il costo per l’azienda sarebbe di 2.538 euro lordi. Un saldo positivo per l’azienda di 5.500 euro, che diventano 6.268 euro per un reddito di 25 mila euro (1.923 euro mensili lordi), e di 2.865 euro per un reddito di 12 mila euro (923 euro mensili lordi).

Licenziamento dopo tre anni
In caso invece di licenziamento dopo tre anni, i benefici fiscali per l’azienda su un reddito di 22 mila euro sarebbero di 24 mila euro (quasi 21 mila euro per la decontribuzione e 3.200 euro dal taglio dell’IRAP) con costo dell’indennizzo per l’azienda di 7.600 euro lordi, con quindi un saldo positivo per l’azienda di 16.500 euro, che diventerebbero 18.800 euro per un lavoratore con uno stipendio di 25 mila euro l’anno (1.900 euro lordi mensili), e 8.600 euro per un lavoratore con uno stipendio di 12 mila euro (923 euro mensili lordi).

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