Italia: Boom di fallimenti; quando finirà la crisi?

Scritto il alle 10:30 da Redazione Finanza.com

A leggere i dati che certificano come i fallimenti delle imprese in Italia non siano in diminuzione ma al contrario in aumento, viene da chiedersi come si possa pensare che la fine della crisi economica possa arrivare entro la fine dell’anno venturo. Lo scetticismo è quasi obbligatorio visto che tra aprile e giugno sono state più di quattromila le attività imprenditoriali per le quali è stata presentata la richiesta di avvio di una procedura fallimentare. Per capire l’enormità del dato, già di per sè allarmante, basti pensare che l’aumento delle procedure di fallimento rispetto allo stesso lasso temporale dell’anno scorso è stata di poco meno del 15%. Se poi si allarga la visuale ai primi sei mesi del 2014, l’aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso è di poco superiore al 10%: sono stati infatti più di ottomila i fallimenti dall’inizio di quest’anno.

Questi numeri impietosi sono stati diffusi dal Cervad, che per bocca del proprio CEO ha provato a spiegare il motivo di questo forte incremento dei fallimenti, facendo presente che quello che stanno attraversando le Pmi è un momento assai complicato, perché il colpo di coda della recessione sta mettendo in seria difficoltà e spesso in ginocchio quelle realtà imprenditoriali che erano sopravvissute alla prima fase della recessione. Ora queste imprese, secondo la Cervad, “stanno scontando il conto al credit crunch e le conseguenze di una domanda che non accenna a ripartire”.

Ad un’analisi più dettagliata dei dati diffusi ci si rende conto di come la maggior parte dei fallimenti di questo trimestre abbia riguardato imprese costituite nella forma di società di capitale, visto che sono circa seimila le imprese di questo tipo che sono fallite. Da un punto di vista geografico si può invece constatare come vi sia un aumento delle procedure di fallimento che è quasi dappertutto “a doppia cifra” tranne che nel Nord Est.

Per quanto riguarda i settori più colpiti, il triste primato spetta a quello dei servizi, dove l’incremento dei fallimenti è stato di poco inferiore al 16%. Se questo settore è quello con l’aumento più considerevole in fatto di fallimenti, non sta comunque meglio il settore edile, dove l’incremento percentuale è stato dell’8,2%.

Per quanto riguarda i numeri relativi al cosiddetto “concordato in bianco“, le domande presentate in questo secondo trimestre sono state circa il 50% in meno rispetto allo stesso lasso temporale dell’anno scorso e il motivo di tale diminuzione è da ricercare “nei correttivi che il legislatore ha apportato a settembre dello scorso anno, in particolare quello di aver dato la possibilità al giudice di nominare un commissario giudiziale che segua e controlli la condotta del debitore”. L’utilizzo meno frequente di tale strumento ha portato ad una diminuzione anche per quanto concerne l’utilizzo di altre procedure fallimentari, anche se tale diminuzione non ha riguardato tutti i settori dell’economia nostrana.

Ovviamente questi dati sono molto allarmanti, perché fotografano una situazione delle nostre piccole e medie imprese che è ancora molto difficile e non va poi dimenticato come dietro la chiusura di un’attività imprenditoriale vi sia la perdita del posto di lavoro non solo da parte dei dipendenti dell’azienda che chiude i battenti, ma spesso anche quella di chi lavora nel cosiddetto indotto.

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