Italia: Lo stipendi dei Top Manager arriva ad essere 84 volte superiore a quello dei dipendenti

Scritto il alle 14:00 da Redazione Finanza.com

La questione delle retribuzioni nel nostro paese è un tema ormai destinato a sollevare grandi polemiche, soprattutto dopo l’arrivo di un report, l’edizione 2014 di R&S Mediobanca dal quale emergono dati realmente clamorosi.

Dal rapporto curato dal’ufficio studi di Mediobanca, emerge infatti che gli emolumenti spettanti ai top manager delle società italiane quotate a Piazza Affari e dei grandi gruppi industriali possono arrivare a ben ottantaquattro volte lo stipendio di cui possono godere i dipendenti delle società da essi amministrate. Un dato dal quale sono però escluse le stock option, che farebbero aumentare ulteriormente lo scarto. Un dislivelo che si crea in particolare quando il presidente arriva a cumulare nella sua persona anche la carica di amministratore delegato. Ove invece si prenda in considerazione il rapporto medio esistente tra i soli amministratori delegati e i propri dipendenti, esso sarebbe “limitato” ad una scala di quarantotto ad uno, scendendo a ventuno ad uno per i direttori generali. 

In ragione di questi dati, il dipendente di una grande impresa del Belpaese il quale volesse arrivare a guadagnare quello che un top manager si porta a casa in un solo anno di lavoro, dovrebbe lavorare ininterrottamente per trentasei annualità. La forbice creatasi tra gli stipendi di dirigenti e dipendenti continua dunque ad allargarsi a dismisura, nonostante la stagnazione economica che ha caratterizzato il 2013 e la battaglia intrapresa dal governo Renzi per cercare di ovviare alla situazione almeno nel comparto pubblico. 

La stasi del resto interessa anche l’andamento occupazionale, anche se con qualche differenza. Se infatti la manifattura ha fatto segnare un incremento del 4,2% rispetto all’anno precedente, i servizi hanno dal canto loro fatto registrare un vero e proprio crollo, con l’8,2% di dipendenti in meno, soprattutto nel settore bancario. 
Per quanto riguarda invece i dividendi, va registrato che lo Stato nel periodo tra il 2009 e il 2013 ha incassato poco meno di dodici miliardi di euro, staccando largamente i privati, fermi sotto i sei miliardi. La classifica dei rendimenti medi è guidata da Iren e Terna, capaci di attestarsi al 7,8 e 7%. Seguono Snam (6,7%), Hera ed Enel, fermi al 6,5%. I privati vendono invece in testa il gruppo Tenaris, davanti a Luxottica e Prada. 

Ancora rosso profondo per il settore bancario, arrivato al terzo anno consecutivo di perdite che ammontano nel complesso a poco più di quarantotto miliardi di euro. A pesare sul comparto bancario è stata in particolare la caduta dei ricavi, che nel periodo tra il 2009 e il 2013 è arrivata al 15,5%. In base al report di Mediobanca la caduta proseguirebbe anche nel primo trimestre del nuovo anno, cui si accompagnerebbe una crescita dell’utile netto e la riduzione dello stock relativo ai crediti deteriorati.
Si tratta quindi di una fotografia abbastanza imnpietosa che conferma alcuni dati ormai noti, in particolare quello relativo al sempre più ampio divario tra dirigenti e dipendenti, tale quindi da poter porre le basi per una riflessione più approfondita sulle cause di una crisi economica sempre molto profonda. Una crisi che del resto proprio da questi dati sembra poter ricevere nutrimento per continuare a riverberare i suoi drammatici riflessi su un paese allo stremo, a meno che non si arrivi ad un mutamento di rotta significativo.

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