Nuova tassazione per gli ETF, ecco cosa cambia

Scritto il alle 14:14 da Redazione Finanza.com

Importanti cambiamenti per la tassazione degli ETF. In attesa del balzello fiscale in arrivo a luglio, con l’aliquota sui capital gain che salirà dal 20 al 26%, dal 9 aprile è entrato in vigore il decreto legislativo n.44 del 4 marzo 2014 che ha recepito la direttiva europea 2011/61/UE AIFM (Alternative Investment Fund Managers). Per gli ETF si tratta di una semplificazione fiscale poichè tutti i guadagni saranno considerati redditi da capitale e si va quindi a eliminare la distorsione della cosiddetta “doppia tassazione”. Di contro non sarà più possibile compensare le minusvalenze derivanti da altre operazioni in perdita.

Come funzionava prima
In precedenza gli ETF prevedevano il regime fiscale del risparmio amministrato in quanto facenti parte della famiglia degli OICR (organismi di investimento collettivo) e questo comportava la generazione di due differenti tipologie di redditi: redditi da capitale e redditi diversi. I primi rappresentati dalla differenza tra il NAV (Net Asset Value, cioè valore attivo netto) di vendita e il NAV di acquisto (Delta NAV), ossia il valore che emerge dalla differenza tra il NAV delle quote dell’ETF nel giorno di vendita e il NAV delle quote dell’ETF nel giorno di acquisto; i redditi diversi sono invece il capital gain prodotto dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita meno il Delta NAV. Doppia tassazione che rendeva abbastanza complesso il monitoraggio della situazione fiscale oltre a creare potenziali effetti discorsivi. Infatti qualora la differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto dell’ETF risultava inferiore al delta NAV l’investitore si trovava a dover pagare una ritenuta sui redditi di capitale realizzando contestualmente una perdita derivante dalla differenza tra prezzo di vendita e quello di acquisto e il delta NAV.

Il nuovo metodo di calcolo
Il recepimento della direttiva AIFM elimina tale complicazione fiscale con tutti i profitti considerati come red
diti da capitale, mentre le perdite costituiranno redditi diversi. Il nuovo calcolo dei proventi e delle minusvalenze avviene sulla differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita dell’ETF indipendentemente dal valore del NAV dell’ETF che quindi non risulta più rilevante ai fini fiscali. Nessun cambiamento per i dividenti distribuiti dagli ETF che continuano a essere considerati redditi di capitale.
La nuova tassazione degli ETF è più semplice ma va a impedire la compensazione delle minusvalenze. Le plusvalenze non producono più redditi diversi ma esclusivamente redditi di capitale sui quali si paga l’imposta e viene quindi esclusa la possibilità di compensare le minusvalenze derivanti da operazioni in perdita. La precedente tassazione delle plusvalenze, generando anche una parte di reddito diverso, permetteva di compensare eventuali minusvalenze.

Sul mercato ETFPlus di Piazza Affari sono quotati anche gli ETCETN, che in quanto strumenti finanziari derivati producono esclusivamente redditi diversi.

Da ricordare che la rimodulazione della tassazione sulle rendite finanziarie decisa dal governo Renzi prevede che dal 1 luglio 2014 la tassazione sui capital gain salirà al 26% dal 20% attuale. L’aumento dell’aliquota fiscale riguarderà anche gli ETF. Rimane la tassazione agevolata del 12,5% per gli ETF che investono in titoli di Stato. Tale aliquota ridotta è applicabile solo alla quota percentuale dei proventi derivanti dagli investimenti in titoli di Stato effettuati dall’OICR.

Su un investimento di 25.000 euro che frutta un guadagno ipotetico 6% annuo, pari a 1.500 euro, la nuova aliquota al 26% comporterà un prelievo fiscale di 390 euro rispetto ai 300 con l’aliquota del 20%. A questi poi vanno aggiunti 50 euro dovuti per l’imposta di bollo sui conti titoli, salita quest’anno allo 0,2 per mille dallo 0,15 per mille precedente.

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