Renzo Rosso: i segreti del successo del re italiano dei jeans

Scritto il alle 15:00 da Redazione Finanza.com

Secondo la rivista Forbes è uno dei dieci italiani più ricchi d’Italia, conosciuto al mondo per il marchio dei suoi jeans, Diesel, ma da dove parte il successo di Renzo Rosso?

Un destino costruito passo dopo passo iniziando dai lavori più umili, nasce nel 1955 a Brugine, fin da giovane aiutava il padre in campagna. Spirito imprenditoriale, genialità ed estro non gli sono mai mancati, in un’intervista dice che i primi soldi li ha guadagnati con i conigli, dopo una prima cucciolata di 7 conigli arriva a 150 conigli.
Frequenta l’Istituto Tecnico Marconi con indirizzo tessile ed è proprio dai tempi delle scuole superiori che inizia a lavorare con i jeans, realizza un modello a zampa d’elefante e a vita bassa usando la macchina da cucire singer della madre, inizia a venderli a 3500 lire ai suoi compagni. Il segreto dei suoi Jeans? Li strofinava sull’aia per renderli vintage.
Dopo il diploma si iscrive alla facoltà di economia, ma in realtà la carriera universitaria finisce presto perché viene chiamato per un colloquio di lavoro da Adriano Goldschmied, titolare della Genious Group, pioniere nel mondo del jeans italiano. Dopo poco tempo perde il lavoro perché, come afferma in un’intervista, gli piace far tardi la sera. Nonostante questo intoppo convince il capo a farlo ritornare in azienda, ma stavolta il compenso è a percentuale, nulla di più stimolante per il giovare Renzo Rosso.
Nel 1978, grazie anche ad un prestito del padre, diventa socio dell’azienda in cui lavora. Nel 1985, a soli 30 anni, vende le sue quote al socio e compra il 100% del marchio Diesel che al tempo aveva 8 miliardi di fatturato. 

Con il tempo l’attività è stata diversificata ed ora è presidente della holding OTB (Only the Brave) la stessa controlla molti marchi noti e di successo tra i quali Dsquared, Just Cavalli, Vivienne Westwood, Diesel e Marc Jacobs.

Quello che colpisce di Renzo Rosso fino a renderlo uno degli uomini più ammirati, è il profondo impegno, la personalità spiccata e travolgente, ma anche la severità con cui affronta ogni sfida. Ha avuto il privilegio di incontrare il Dalai Lama e lo ha fatto con umiltà criticando il suo stesso scarso impegno sociale.

In realtà così non è, il suo impegno nel sociale è continuo, ma mai immediato o semplice come ci si potrebbe aspettare da un uomo di successo e ricco. Ad esempio, nella sua città c’è la necessità di ricostruire il Ponte di Bassano, lui dice di voler collaborare, ma non stacca un assegno, dice che ciò mortificherebbe i suoi concittadini che stanno mettendo in gioco energie per raccogliere soldi, però dice di mettersi all’asta e il tutto in senso letterale, non un cimelio, ma se stesso, tre ore del suo tempo dedicate a giovani manager che hanno voglia di incontrarlo.

Da questa descrizione può sembrare un capitalista puro, ma ancora soprende e in un’intervista afferma che il capitalismo italiano deve cambiare pelle e impegnarsi per sopperire alle mancanze del welfare pubblico, la sua azienda lo fa con asili nido, palestre, microcredito ai terremotati, orari flessibili. Non manca l’impegno in Africa dove sta costruendo un villaggio per 20.000 persone in Mali. Quando gli si chiede da dove arrivi il suo successo risponde: impegno, duro lavoro, sacrifici e lacrime proprio come raccontato nel suo libro Be stupid.

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