Niente crisi per il vino italiano, +4,8% il fatturato nel 2013 con traino dell’export

Scritto il alle 10:00 da Redazione Finanza.com

E’ ancora boom per il vino made in Italy. Mentre l’Italia a fatica quest’anno sta provando a uscire dalla recessione, il settore vinicolo in questi anni ha continuato a mostrare una solida crescita basata sulla forza dell’export ma anche sulla tenuta dei consumi interni.
Alla vigilia di Vinitaly (dal 6 al 9 aprile alla Fiera di Verona) è il momento giusto per tirare le somme di un nuovo anno in forte crescita per il settore vinicolo italiano. Il rapporto Mediobanca sul settore vinicolo indica nel 2013 (dati preconsuntivi) un balzo del 4,8% a 5,6 miliardi di euro del fatturato aggregato delle 111 società vinicole italiane che già nel 2012 avevano evidenziato un progresso sostenuto del 7,7%. Mediobanca sottolinea come dopo il picco del 2011 (+9,1%, addirittura +13,7% oltre confine), la crescita dei ricavi del 2013 segna il ritorno ai tassi di sviluppo del 2010, anno di uscita dalle criticità del biennio 2008-2009. Interessanti riscontri anche sul fronte occupazionale: contro una disoccupazione record (a febbraio toccato il picco del 13% dal 6,8% del 2008), il settore vinicolo ha visto il numero di dipendenti salire del 2,7% nel periodo 2008-2012 per poi frenare leggermente lo scorso anno (-0,5%).

Traino dell’export
Lo scorso anno la spinta maggiore ancora una volta è arrivata dall’estero (+7,7%) con vendite in Italia a +1,8% che si confronta con la contrazione della manifattura (-0,3%) e il lieve progresso delle industrie alimentari (+0,3%).

Balzo del 24,1% del fatturato rispetto ai livelli del 2008
Con l’ennesimo anno di crescita sostenuta il fatturato ha esteso il proprio vantaggio rispetto ai livelli del 2008 (+24,1%), con un ampio margine per quello all’estero (+40,4%) ed uno più contenuto per quello domestico (+10,7%). Tra il 2008 ed il 2013 l’export è cresciuto mediamente del 6,8% all’anno, le vendite interne dell’1,8%.

Fiducia moderata per il 2014
Circa le aspettative per il 2014 il rapporto evidenzia un aumento di quanti attendono una crescita delle vendite (dal 75,7% del 2013 al 92%), ma ancora si segnalano significative ricomposizioni: da un lato cade ulteriormente la quota degli ottimisti (aumento delle vendite superiore al 10%) che passa dal 26,8% del 2013 all’8,1%, il valore più basso del periodo, dall’altro anche le attese negative scemano dal 24,3% all’8%, altro minimo del periodo, con un forte addensamento degli operatori attorno a previsioni positive ma non entusiastiche (l’83,9% prevede uno sviluppo del fatturato, ma con incrementi sotto il 10%).

Boom in Borsa, ma le italiane sono ancora assenti
Dal 2001 a oggi l’indice mondiale del settore vinicolo elaborato da Mediobanca è cresciuto del 225,7% contro il 61,8% della Borse mondiali. La migliore performance dei titoli vinicoli in termini relativi (ossia al netto delle dinamiche delle Borse nazionali) è segnata dal Nord America (+349,9%) e dalla Francia (+103,4%), mentre in altri Paesi le società vinicole hanno reso meno della Borsa nazionale: Australia -33,6%, Cile -38,2% e Cina -68,6%. La statunitense Constellation si conferma maggiore operatore per valore di mercato (11,2 mld di euro), segue la sudafricana Distell che, con 1,9 mld. di euro è diventata il secondo operatore superando la cinese Yantai (1,8 mld).
L’Italia non presenta nessuna società del settore vinicolo quotata. Mediobanca rimarca come solo 4 delle società considerate sono interessate alla Borsa, ma in modo indiretto, attraverso la quotazione della società controllante, che in un solo caso assume lo status di socio industriale (Davide Campari) e nei restanti quello di investitore finanziario (i gruppi assicurativi Allianz, Generali e UnipolSai). Le banche, invece, dopo il disimpegno del Monte Paschi, sono assenti.

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