Italia: taglio del debito pubblico e rilancio della crescita. Mission impossible?

Scritto il alle 17:08 da Redazione Finanza.com

Da una parte contenere il debito pubblico, con il rispetto del fiscal compact, e dall’altra aumentare le potenzialità di crescita del Paese. La sfida che si trova davanti l’Italia è davvero una mission impossible? Alla domanda da un milione di dollari ha risposto l’Aiaf, l’Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari, che ha realizzato alcune simulazioni sulla dinamica del debito pubblico italiano.

Lo scenario attuale
Il piano del governo Renzi rappresenta un passo nella giusta direzione per accompagnare la ripresa economica in atto e per coprire il gap strutturale della nostra economia, ma andrà valutata la sua effettiva implementazione soprattutto sul fronte della spending review, già a partire dai prossimi mesi. Sulla base delle informazioni disponibili, le misure proposte potrebbero portare una maggiore crescita del Pil dello 0,5% quest’anno e dello 0,7% il prossimo anno, anche se molto dipenderà dalla velocità del pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle aziende e dall’effettiva spesa delle maggiori entrate nelle buste paga a partire da maggio.
Per quanto riguarda il fabbisogno statale, l’avvio del 2014 è incoraggiante e segnala anche un buon andamento della dinamica delle entrate, in linea con gli obiettivi di bilancio. Tuttavia, le risorse per un ulteriore stimolo alla ripresa devono necessariamente passare per una significativa riduzione della spesa “improduttiva”.

Una simulazione sul debito pubblico italiano
Innanzitutto i parametri cruciali per comprendere la dinamica futura del debito pubblico sono la spesa per interessi, che dipende dall’entità del debito complessivo e dal costo del debito, il saldo primario, che coincide con il deficit pubblico al netto della spesa per interessi, e la crescita economica nominale che tiene conto anche della dinamica inflazionistica.

1) Se ipotizzassimo costanti per il futuro i valori registrati nel 2013 (un debito pari a 2.069 miliardi di euro, una spesa per interessi pari al 5,3% del Pil, un saldo primario pari al 2,2% del Pil e una crescita nominale pari a -1,7%), il debito pubblico italiano sarebbe insostenibile e supererebbe il 200% del Pil in meno di 10 anni.

2) Nell’ipotesi di una crescita economica nominale del 2,5% (dal precedente calo di -1,7%), di una riduzione della spesa per interessi (al 4,5% del Pil dal 5,3%) e di un moderato aumento del saldo primario (al 3,5% del Pil dal 2,2%) il debito tornerebbe a scendere senza la necessità di misure straordinarie, ma il ritmo di discesa sarebbe troppo lento per rispettare il fiscal compact.

3) Con un’ulteriore marginale riduzione della spesa per interessi (al 4% del Pil dal 4,5%, corrispondente al 3% circa in rapporto al debito), una crescita economica nominale di lungo periodo dell’1% superiore al caso precedente (3,5% invece che 2,5%) e una riduzione della spesa pubblica di almeno 35 miliardi di euro, che consentirebbe un aumento del saldo primario al 4,4% (il governo a oggi prevede di raggiungere i 32 miliardi di euro di spending review nel 2016), il rapporto debito/Pil sarebbe sotto il 100% in 8 anni e rispetterebbe i criteri del fiscal compact.

Conclusione
Dalle simulazioni dell’Aiaf emerge quanto sia cruciale da una parte contenere il costo del debito preservando la credibilità del nostro Paese sui mercati finanziari, dall’altra la necessità di incrementare le potenzialità di crescita della nostra economia – almeno dell’1,5% in termini reali – e di tagliare la spesa pubblica improduttiva per rafforzare il saldo primario.
Se queste condizioni verranno rispettate, secondo l’Aiaf non saranno necessarie ulteriori misure aggiuntive per essere in linea con il fiscal compact.

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1 commento Commenta
massimo84
Scritto il 31 marzo 2014 at 17:29

troppe ipotesi e troppi se
discorsi da scuola superiore
se sbagliano, come io credo, i suddetti analisti pagheranno di tasca?
o sono pagati per diffondere ottimismo?

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