Soros scommette sul crollo di WallStreet

Scritto il alle 15:00 da Redazione Finanza.com

George Soros sembra proprio non avere dubbi: il crollo di Wall Street sarebbe ormai imminente e lui è tra coloro che vogliono trarne il massimo dei vantaggi.

In considerazione della conoscenza del miliardario di origini ungheresi delle dinamiche dei mercati e di quanto già dallo stesso dimostrato nel famigerato Black Wednesday del 16 settembre 1992, quando le sue mosse misero in grandi difficoltà prima la sterlina e poi la lira, in molti cominciano perciò a mostrare una certa preoccupazione.
Se allora furono due divise molto importanti, a rimanere vittima delle speculazioni di Soros, oggi nel suo mirino è entrato addirittura il tempio del capitalismo internazionale, Wall Street e l’indice S & P 500. Come testimoniato infatti dalla SEC, l’organismo che presiede allo svolgimento degli scambi azionari sulla piazza di New York, il Soros Fund Management avrebbe scommesso con grande forza sul ribasso, raddoppiando le proprie posizioni in tal senso.

Con le nuove opzioni put sullo S & P 500, il fondo di Soros avrebbe perciò raggiunto un totale di 1,3 miliardi di dollari, dai quattrocentosettanta che ne aveva soltanto pochi mesi fa.
A queste si aggiungono i put relativi al settore energetico e su una società farmaceutica Israeliana, la Teva.

Naturalmente la pubblicizzazione delle mosse di Soros, che è una vera leggenda per i raiders della borsa, ha mosso una serie di grandi interrogativi: si tratterebbe di vera e propria scommessa sulla caduta di Wall Street o solo di una forma atta a cautelarsi da ribassi nel breve periodo?
Naturalmente, il pensiero di tutti è corso al tristemente famoso settembre del 1992, quando Soros decise di procedere alla vendita allo scoperta di ben dieci miliardi di sterline, innescando una spirale tale da costringere in breve la Banca d’Inghilterra ad uscire dallo SME e a svalutare la propria moneta. Una mossa che al finanziere americano portò in dote oltre un miliardo di sterline e ripetuta a danno dell’Italia, con Carlo Azeglio Ciampi (allora ancora governatore della Banca d’Italia) costretto a sua volta ad un intervento nell’ordine di quarantamila miliardi di lire per cercare di sostenere la nostra moneta. Tutto inutile, in quanto la lira fu poi svalutata del 30%, con ovvio guadagno di Soros che dopo aver venduto allo scoperto, ricomprò la moneta deprezzata.
Un ricordo che dovrebbe quindi provocare una certa paura negli ambienti finanziari internazionali, ove il talento di Soros è ben conosciuto e temuto. Le sue decisioni, infatti, nascono da una attenta considerazione della situazione dei mercati e delle variabili in gioco. Come dimostrato appunto dal caso dell’attacco alla lira, che fu motivato dalla sicurezza che la Bundesbank non avrebbe sostenuto oltre un certo limite la nostra divisa, rendendola ben presto esposta al vento della grande speculazione internazionale.
Ora a finire sotto il mirino di Soros è addirittura la Borsa di New York e considerato quello che è successo ogni volta che Wall Street è andata in tilt, sono in molti a fare i debiti scongiuri, sperando che le mosse di Soros siano solo un modo di tutelarsi e non il preludio ad un vero e proprio attacco che potrebbe avere conseguenze molto serie in un momento in cui sembrano arrivare i primi segnali di una ripresa.

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