Bankitalia, cosa comporta il riassetto? Per banche tesoretto di oltre 4 mld!

Scritto il alle 18:07 da Redazione Finanza.com

Il tribolato via libera del decreto IMU-Bankitalia ha riportato sotto i riflettori la delicata questione del riassetto della Banca d’Italia su cui si è incentrato l’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle che ritiene il decreto un grosso regalo alle banche con anche il rischio che l’istituto di via Nazionale passi in mani straniere.

Da 156mila euro a 7,5 mld
La rivalutazione prevista dal Decreto approvato lo scorso 29 gennaio il capitale di Bankitalia passa da 156mila euro a 7,5 miliardi attraverso l’emissione di 300mila quote (il valore della singola quota passerà da 0,56 euro a 25mila euro). Per le banche azioniste è prevista un’imposta una tantum del 12%.

Nessun socio oltre soglia 3%
Punto chiave è che nessun socio potrà detenere oltre il 3% del capitale di Banca d’Italia (nel testo originario si parlava di 5% prima della modifica intervenuta al Senato). I soci attuali oltre tale quota – tra i quali spiccano Intesa Sanpaolo (circa 30%), Unicredit (22%) e Generali (6%) – dovranno vendere le quote in eccedenza ad altre banche, assicurazioni o altri organismi finanziari con sede in Italia.

Per favorire la ridistribuzione delle quote la Banca d’Italia avrà la facoltà di acquistare temporaneamente le quote di partecipazione in eccedenza per poi rivenderle. Gli eventuali acquisti di Bankitalia saranno al valore nominale delle quote. Il punto sarà capire se la rivendita avverrà a valori superiori o inferiori ai 25mila euro del nuovo valore assegnato alle singole quote. Per gli attuali azionisti, finchè restano sopra il 3%, non potranno incassare i dividendi per le quote eccedenti la soglia del 3% e non avranno diritti di voto.

Chi ci guadagna veramente dal riassetto?
Certamente lo Stato italiano avrà i suoi benefici in termini di imposte sulle plusvalenze che le banche azioniste dovranno versare in base alle quote possedute, valutati in circa 900 milioni di euro. Di contro le banche azioniste di palazzo Koch si avvantaggeranno del pacco dono della rivalutazione delle quote possedute per rafforzare i propri coefficienti patrimoniali anche se non potranno avvalersi del jolly Bankitalia sui bilanci 2013 che saranno messi sotto torchio dalla Bce nel prossimo giro di stress test. In generale, banche più solide sono di riflesso un bene anche per l’Italia visti gli esborsi di questi ultimi anni da parte del Tesoro in particolare per Banca Mps.

Piatto da quasi 4,2 mld
A dicembre la Bce ha preso atto del decreto rimarcando la possibilità per la Banca d’Italia di effettuare tali operazioni, che possono comportare un trasferimento di risorse finanziarie agli azionisti. Quindi un potenziale costo, a carico della banca centrale. Una simulazione dei possibili benefici per le banche l’ha fatta recentemente Angelo Baglioni, docente di Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano, che in un articolo pubblicato su Lavoce.info parla di un totale di quasi 4,2 miliardi di euro, corrispondente a quasi il 56 per cento del capitale della Banca centrale.

“Naturalmente – rimarca Baglioni – il costo effettivo dipenderà dalle decisioni del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Noi possiamo solo indicare una forchetta, che va da un minimo pari a zero, qualora il Consiglio decidesse di non fare alcuna operazione di riacquisto, a un massimo di quasi 4,2 mld. Gli importi massimi sono calcolati moltiplicando la quote di capitale che devono essere cedute da alcuni azionisti della Banca d’Italia (in pratica le partecipazioni in eccesso rispetto alla soglia del 3 per cento, indicate nella seconda colonna) per il valore nominale del capitale della Banca, che rappresenta il prezzo massimo d’acquisto da parte della Banca d’Italia.

Baglioni rimarca come si tratti solo di un esercizio: “Siamo sicuri che la Banca d’Italia eserciterà con la massima prudenza e parsimonia l’autorizzazione ricevuta con il decreto legge, facendo in modo che gli azionisti che hanno partecipazioni eccedenti il 3 per cento trovino altri acquirenti delle eccedenze. Forse però si poteva evitare di introdurre una discrezionalità, il cui esercizio potrebbe esporre la banca centrale al rischio di acquistare le proprie quote a un prezzo superiore a quello al quale le dovrà rivendere in un momento successivo. Si può obiettare che questa autorizzazione era necessaria, per agevolare il processo di smaltimento delle quote in eccesso rispetto al limite del 3 per cento”.

 

Trasferimento massimo a carico di Bankitalia:

Fonte: lavoce.info

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