Italia nelle carrozze di coda del treno della ripresa

Scritto il alle 13:27 da Redazione Finanza.com

Il treno della ripresa è partito con Banca Mondiale e Fmi che hanno recentemente rivisto al rialzo le loro previsioni sulla crescita economia globale nel 2014. L’Italia però non sembra essere attrezzata per tenere il ritmo e quindi dovremo accontentarci delle carrozze di coda con un progresso del Pil che difficilmente supererà la soglia dell’1% (la previsione ottimistica del governo Letta è di +1,1%).

Di seguito riportiamo quanto rimarcato dall’istituto di ricerca REF nelle sue nuove previsioni congiunturali.

Banche centrali a traino della ripresa
Le banche centrali sono riuscite così a evitare un altro arresto, utilizzando il combustibile della liquidità che ha riavviato il motore della finanza internazionale. Una volta ricondotta l’economia su binari stabili, inizia la controversa operazione di normalizzazione delle condizioni di guida. Non è immediato trovare un assetto convenzionale a un convoglio ancora tutto da assestare. Il rischio è che qualche vagone si distacchi trascinando, nel peggiore dei casi, anche gli altri. Per ora, a soffrire dell’inizio del cambiamento di regime della politica monetaria internazionale sono stati alcuni paesi emergenti, che hanno descritto ampi deprezzamenti del tasso di cambio. La situazione valutaria si sta complicando; Giappone, India, Brasile, Turchia, e l’elenco delle svalutazioni potrebbe allungarsi nei prossimi mesi; man mano che alcune valute si deprezzano, ve ne sono altre che vanno sotto pressione. Sinora l’euro ha fatto le spese di questo scenario, registrando un ampio rafforzamento nonostante il ritardo della congiuntura europea rispetto ai tempi della ripresa internazionale. La ricomposizione dei portafogli degli investitori internazionali sta favorendo gli affl ussi di capitali verso le borse. Nel corso dell’ultimo anno la crescita dei prezzi ha sopravanzato quella degli utili delle aziende quotate, e questo rende il mercato più vulnerabile sia rispetto a variazioni del premio al rischio, che alla possibilità che i tassi d’interesse a lungo termine aumentino più rapidamente di quanto desiderato dalla Fed.

Capitali si spostano dagli emergenti ai periferici europei
Dell’uscita di capitali dai paesi emergenti sta beneficiando la periferia europea, che ha visto marcate riduzioni degli spread. L’euro forte è una conseguenza della preferenza accordataci dai mercati nella fase più recente, ma rappresenta un rischio per la ripresa appena iniziata nella zona euro. Non tutti i paesi sono nella condizione di sostenere un cambio più forte. Per i paesi della periferia, che stanno appena uscendo dalla crisi, il miglioramento delle condizioni finanziarie globali non è sufficiente a rilanciare la domanda fi no a quando non sarà riattivato il canale del credito. In queste condizioni, il sostegno delle esportazioni al ciclo è ancora essenziale per consolidare la ripresa. Il rischio è che le divergenze centro-periferia nei tassi di crescita possano essere ampliate da un cambio dell’euro che si rafforza. Il cambio forte contribuisce inoltre a tenere bassa l’inflazione dell’area euro, recentemente portatasi su valori minimi, inferiori agli obiettivi della Bce. Anche la dinamica dei prezzi conferma la divaricazione centro-periferia, e solleva il quesito sui rischi di defl azione dei paesi più deboli.

Italia interrompe caduta, ma ripresa è blanda
L’Italia in questo contesto si mantiene nelle posizioni di retrovia. Abbiamo agganciato la ripresa internazionale, ma procediamo ancora a velocità blanda, frenati da una domanda interna su cui gravano la stretta creditizia e quella fiscale. Da quest’anno il grado di restrizione fiscale si attenua. Abbiamo raggiunto una posizione meno squilibrata dal punto di vista dei conti pubblici e il saldo primario ha raggiunto un avanzo di dimensioni cospicue. Tali risultati sono stati conseguiti al prezzo di un significativo aumento della disoccupazione e di una esasperazione delle condizioni di disagio sociale. È una situazione non sostenibile a lungo per le famiglie e per le imprese. Molti settori produttivi hanno subito negli anni scorsi le conseguenze di un tracollo della domanda di dimensioni clamorose. Anche imprese solide e competitive si sono trovate in estrema difficoltà. Molte sono state espulse dal mercato, ma molte altre ancora stanno resistendo con fatica, e sono estremamente vulnerabili a qualsiasi evento sfavorevole. In questa fase la politica economica deve cercare di sostenere i primi segnali di ripresa della domanda e costruire una strategia volta a diluire i tempi di una ulteriore fase di miglioramento dei saldi di finanza pubblica. L’Italia, come il resto d’Europa, ha bisogno, una volta ridimensionati gli squilibri di finanza pubblica, di ritornare su un trend di crescita in grado di sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e la creazione di posti di lavoro. Non è quello che traspare dai numeri delle previsioni per il 2014 e il 2015. Avere interrotto la caduta è già un primo risultato, ma siamo ancora nelle posizioni di retrovia, quando il treno della ripresa internazionale è già partito a pieno regime.

Le previsioni
Il ciclo internazionale si sta rafforzando. La politica monetaria Usa ha avviato il percorso di normalizzazione, e ha sollecitato deflussi di capitale dai paesi asiatici verso le economie avanzate. Diverse valute dei paesi emergenti stanno cedendo, con il rischio che si inneschi una rincorsa al ribasso.
Le borse sono in una fase di ampi guadagni. Vi sono le premesse per una ripresa legata al miglioramento delle condizioni finanziarie internazionali. Gli ostacoli alla crescita sono legati alla normalizzazione delle politiche monetarie, che potrebbe destabilizzare i mercati. Le politiche fiscali iniziano ad assumere una intonazione meno restrittiva, anche nell’area euro. Le condizioni finanziarie più distese stentano però a trasmettersi alla domanda dei paesi della periferia.
La divaricazione nei tempi della ripresa si ripercuote sulle condizioni dei mercati del lavoro. Nei paesi della periferia l’inflazione cade, ostacolando il rientro dal debito di famiglie, imprese e Stati. L’Italia dovrebbe registrare una debole crescita dal 2014. Il deficit pubblico ha raggiunto la soglia del 3 per cento del Pil; il primario è in significativo avanzo; le partite correnti sono in surplus.
L’azione di risanamento è in una fase avanzata, ma la crescita è modesta. Il sistema delle imprese resta vulnerabile a qualsiasi evento avverso. Occorre spostare le priorità della politica economica, ed evitare ulteriori misure che penalizzino la crescita della domanda.

 

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