Spunta la tassa beffa per le aziende che hanno assunto un licenziato

Scritto il alle 15:44 da Redazione Finanza.com

La notizia era nell’aria già da un po’ finché da gennaio 2013 è stata definitivamente eliminata la “piccola mobilità”, il bonus che incentivava l’assunzione di persone licenziate da piccole e medie imprese in crisi e quindi di fatto in mobilità. Ma quello che le aziende proprio non potevano immaginare è che ad essere in bilico fossero anche gli sgravi concessi prima di quella data. Se ne sono accorti invece quelli che hanno saputo leggere fra le righe di una recente circolare Inps che ribadiva che “in via cautelare deve ritenersi anticipata al 31 dicembre 2012 la scadenza di ogni beneficio connesso a rapporti di lavoro agevolati”.

Questo vuol dire che tutte le aziende che per l’intero 2013 hanno provveduto a calcolare buste paga e stipendi con l’utilizzo degli incentivi, con ogni probabilità si vedranno costrette a restituire quanto preso. Che, secondo uno studio condotto da Confartigianato, potrebbe tradursi in circa tre o quattromila euro ad azienda per dipendente. Ma la cifra potrebbe salire a circa seimila euro se si considera che molte aziende, in mancanza di notizie certe da parte degli enti preposti, hanno pagato il contributo agevolato del 10% a fronte di un regime contributivo ordinario intorno al 30%.

Ma quando era nata la piccola mobilità? Nel 1993, ovvero quando anche ai dipendenti delle piccole e medie aziende era stata data la possibilità di iscriversi alle speciali liste del collocamento fino a quel momento riservate esclusivamente a chi proveniva dalle grandi industrie, usufruendo dei vantaggi riservati ai lavoratori licenziati e/o in mobilità. Era stato poi il governo Monti che aveva deciso di azzerare questo minimo privilegio, creando di fatto due categorie di disoccupati diversamente (non) tutelati.

Dal 2017 la riforma Fornero con l’introduzione della ASP e della Mini ASP riporterà una sostanziale equità fra tutti i lavoratori, ma resta il problema di ciò che succederà nel frattempo. Se si calcola che, ad esempio, i lavoratori in mobilità del settore dell’artigianato sono circa 26 mila unità, quindi quasi il triplo di quelli della grande industria, si può avere un’idea della dimensione del problema.

Confartigianato e Cna lanciano quindi l’allarme per la coda del 2012. Gli sgravi di cui pensavano di poter usufruire le aziende erano estremamente importanti e se l’Inps dovesse, in mancanza di indicazioni certe da parte del ministero del Lavoro, chiederne la restituzione, causerebbe un gravissimo colpo economico e finanziario al tessuto imprenditoriale italiano.

Le proteste si fanno accese da più parti. Le associazioni che raggruppano le piccole e medie imprese chiedono a gran voce che la questione sia sanata con la nuova legge di Stabilità perché al momento una legge varata per aiutare i lavoratori in difficoltà rischia di diventare punitiva non solo per le aziende che hanno tentato di aiutarli ma anche per gli stessi lavoratori.

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