Troppe tasse: gli imprenditori italiani fuggono in Svizzera. E’ possibile fermare questo processo?

Scritto il alle 14:59 da Redazione Finanza.com

Sempre più spesso gli imprenditori italiani decidono di delocalizzare la loro attività e spesso questa scelta è l’unica possibilità per sopravvivere alla crescente pressione fiscale  che colpisce come una mannaia l’intera imprenditoria del Bel Paese. O meglio, quella parte di imprenditoria che le tasse non riesce proprio a fare a meno di pagarle.

Una delle mete preferite per questa innovativa forma di emigrazione è la Svizzera al punto che, sempre più spesso al confine italo elvetico si realizzano convegni e incontri per informare gli imprenditori su norme e privilegi accessibili passando dall’altra parte del confine. Sì perché la Svizzera, soprattutto la zona del Canton Ticino, ricerca imprenditori italiani e spesso offre anche le infrastrutture necessarie in comodato d’uso per attrarre l’imprenditoria del nord Italia (e non solo).

Uno di questi incontri si è recentemente svolto a Chiasso, comune di confine tra le due nazioni. Per chiarire l’interesse sull’argomento basti pensare che a fronte di 220 posti messi a disposizione ci sono state oltre 700 domande provenienti da tutta Italia.

La principale motivazione che spinge, soprattutto gli imprenditori del nord, a trasferirsi in Svizzera ha origini di tipo fiscale: ma anche snellezza burocratica e certezza delle regole rappresentano doti sempre più apprezzate.

Parlando di fiscalità il raffronto è impietoso: in Svizzera l’Iva è attualmente all’8% mentre in Italia è recentemente stata innalzata al 22%. Il peso fiscale medio su un’impresa elvetica è pari al 17,1% e in nessun caso si supera il 30%, mentre in Italia dai dati Istat risulta che ad ottobre si sia superato mediamente il 43%.

Particolare peso hanno anche gli sgravi fiscali sulle assunzioni, privilegi limitati ai cittadini svizzeri, per i quali le imprese possono ottenere il rimborso totale degli oneri sociali per i primi due anni dalla data di assunzione. Senza contare inoltre che i settori innovativi in Svizzera ricevono contributi a fondo perduto pari ad 1/4 dell’investimento.
Anche la certezza delle norme gioca a favore della Svizzera: qui gli imprenditori, anche italiani, sanno che se non rispettano i minimi salariali possono dire addio al Paese, ma sanno anche che nel fisco possono trovare collaborazione e concordare preventivamente, ad esempio, quante tasse dovranno pagarle e in quale forme. L’ufficio fiscale elvetico funziona e collabora con gli imprenditori per risolvere problemi; una collaborazione che di fatto abbatte il livello del contenzioso tra amministrazione e imprenditoria.

Quali sono le conseguenze di queste scelte?

E ‘ fuori di dubbio gli imprenditori in Svizzera riescono a fare meglio il loro mestiere. Lavorano in tranquillità e sono incentivati ad investire anche se le queste delocalizzazioni, alla lunga, portano alla perdita di numerosi posti di lavoro nella terra d’origine. Le conseguenze di questa tendenza rischiano di essere drammatiche per l’Italia specialmente perchè nella maggior parte dei casi si tratta di piccole medie imprese i cui lavoratori non possono accedere ad efficaci tutele sul piano degli ammortizzatori sociali. Ne segue così, inevitabile, un circolo vizioso per cui alla perdita del lavoro consegue un drastico calo dei consumi con reazioni su domanda e livello di produzione.

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