Fallimento Detroit: caso isolato o punta di un iceberg? (Hewson)

Scritto il alle 15:07 da Redazione Finanza.com

Michael Hewson, senior market analist di CMC Market riprende il tema del fallimento di Detroit e si domanda quali possono essere le potenziali conseguenze per le banche europee se non dovesse trattarsi di un caso isolato.

Quando nel 2010 l’analista bancaria Meredith Whitney lanciò l’allarme sul mercato da 3.000 miliardi di dollari dei bond municipali americani venne tacciata di allarmismo e in seguito ridicolizzata nel corso degli anni successivi. Quasi tre anni dopo le sue preoccupazioni sono state profetiche e non è una sorpresa che gli analisti che la criticarono allora siano rimasti silenziosi di fronte alla notizia del fallimento della municipalità di Detroit.

Mentre potrebbe essere conveniente guardare a questo evento come a un problema locale degli Stati Uniti, in realtà alcune conseguenze potrebbero farsi sentire sul comparto bancario europeo, non totalmente estraneo alla vicenda. Nel momento in cui la polvere della caduta di Detroit ha iniziato a poggiarsi, è emersa l’esposizione di alcune banche europee verso l’ex-città dell’auto. Tra queste il gigante svizzero Ubs, alcune piccole banche tedesche come Hypo Real Estate o la franco-belga Dexia già salvata dallo Stato. In totale la stima dell’esposizione delle banche europee al fallimento di Detroit ammonta a circa un miliardo di dollari.

L’origine di questi guai risale secondo il Wall Street Journal al 2005, quando un certo numero di banche europee vogliose di accrescere i propri profitti di trading raggiunsero un accordo di swap su tassi con Detroit per proteggere la città nell’evento di un rialzo dei tassi di interesse. Detroit al tempo era alle prese con la risistemazione del sistema di schemi pensionistici per i lavoratori pubblici. Come tipico di questi accordi, se i tassi di fossero mossi in direzione opposta, quindi al ribasso, sarebbe stata la città a dover pagare le banche. E così è avvenuto. In effetti i tassi sono scesi e sono rimasti bassi dal 2008 e l’accordo si è tradotto in una vera e propria tagliola per Detroit e le sue finanze allo stremo.

Questo episodio mette in luce quanto strettamente interconnesso sia il sistema finanziario internazionale con una ragnatela i complessi accordi che si estende su Paesi e Continenti. E spiega anche, almeno in parte, la riluttanza del governo tedesco a permettere alla Bce di guardare nei bilanci delle piccole banche tedesche e la conseguente richiesta che la supervisione bancaria riguardi solo le banche sistemiche. Tuttavia,  come hanno scoperto gli inglesi con i casi di  Northern rock e Bradford Bingley, non c’è bisogno che una banca sia sistemicamente rilevante per scatenare una corsa agli sportelli.

Oltre a complicare la questione dell’Unione bancaria, il caso di Detroit porta anche a domandarsi quante sorprese possano essere nascoste nei bilanci bancari delle istituzioni europee. L’ex città dei motori è un caso isolato o solo la punta di un iceberg? E’ un interrogativo importante. Ulteriori problemi nel mercato dei bond municipali americani che dovessero avere riflessi sull’Europa costringerebbero le banche europee a dipendere ancora di più dalla liquidità messa a disposizione dalla Bce, oltre a ridurre la già debole capacità di svolgere la propria funzione di prestatori in maniera corretta.

Ecco perché Detroit potrebbe non essere un problema solo americano e perché gli investitori dovranno essere decisamente prudenti nella scelta della destinazione del loro denaro in un contesto ancora opaco per quanto riguarda i bilanci delle banche e nel quale gli stress test appaiono nulla più che un “window dressing”.

Michael Hewson, senior market analyst CMC Markets

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