Tobin Tax al via: istruzioni per l’uso. Ma tra gli operatori aleggiano ancora dubbi

Scritto il alle 19:23 da Redazione Finanza.com

Il giorno atteso è arrivato: da oggi l’Italia è ufficialmente diventato il secondo Paese europeo dopo la Francia ad applicare la tassa sulle transazioni finanziarie. La Tobin Tax, nome con cui viene comunemente chiamata la Financial Transaction Tax italiana, colpirà fino al prossimo 1° luglio solamente i titoli delle società che nel mese di novembre 2012 hanno avuto una capitalizzazione media, calcolata in base al prezzo di chiusura giornaliero, superiore ai 500 milioni di euro. Le società interessate dalla nuova imposizione saranno dunque tutte quelle negoziate sul Ftse Mib, la metà di quelle scambiate sul Ftse Italia Mid Cap e altre realtà fuori dai panieri principali ma comunque aventi una capitalizzazione da Blue Chip. E’ per esempio il caso di Brunello Cucinelli o di Danieli. Nel complesso saranno dunque circa il 25% dei titoli quotati a Piazza Affari a essere interessati dal cambiamento normativo

La Tobin Tax in salsa tricolore aggraverà i costi di transazione con un’imposizione, da applicare in acquisto e in vendita, dello 0,12% sul valore nominale negoziato se il deal avviene sui mercati regolamentati, dello 0,22% per gli scambi sui mercati OTC. Dal 1° gennaio 2014 l’imposta verrà ridotta in entrambi i casi dello 0,02%, scendeno rispettivamente allo 0,1% e allo 0,2%.

Quella odierna rappresenta solo una tappa intermedia del completo processo di adozione della tassa, che dal prossimo 1° luglio colpirà anche i derivati negoziati a Piazza Affari. Rispetto alla proposta iniziale, il testo approvato a fine 2012 dal Governo Monti appare meno sfavorevole agli investitori italiani: la tassa infatti colpirà qualunque investitore intenzionato a negoziare uno strumento finanziario di qualsiasi società avente sede sul territorio italiano.

Lo sfavore invece dovrebbe continuare ad aleggiare sulla liquidità del sistema borsistico di Piazza Affari, con gli scambi sul mercato azionario che potrebbero, secondo le stesse stime governative, far segnare una flessione di circa il 30% degli scambi. Questo se non altro perché l’investimento in titoli azionari appare il più penalizzato rispetto alle altre asset class quali, per esempio, opzioni, certificate e future. Tutte queste categorie, va ricordato, verranno tuttavia tassate dal prossimo 1° luglio.

Di questa Tobin Tax molto si è detto e molto si dirà, specialmente se si considera la diversa enfasi posta su questo tema dagli 11 Paesi che a livello europeo si sono accordati per l’applicazione di una cooperazione rafforzata in tale ambito. Mentre Francia e Italia sono già partite, la Germania, che inizialmente si era fatta promotrice di questa iniziativa, ha invece già annunciato di voler posticipare l’entrata in vigore della norma.

Da oggi dunque la tassa è entrata, almeno parzialmente, in vigore. Nonostante questo sono ancora diversi gli aspetti ambigui o poco approfonditi che la avvolgono, e che potrebbero interessare molti gli investitori retail ed istituzionali. Un esempio? Con l’introduzione della Tobin Tax l’esecutivo aveva fatto capire di voler arginare la pressione speculativa portata sul mercato italiano dagli high frequency trading system.

Per questa ragione sono stati introdotti dei vincoli in termini di immissioni degli ordini/ ordini realmente eseguiti e di velocità di immissione degli ordini. Sbagliano tuttavia gli investitori privati che pensano di non essere potenzialmente colpiti da questi limiti. Chi opererà da casa con il proprio trading system verrà assogettato alla tassazione se non rispetterà i vincoli. Vero che la legge è uguale per tutti, è altresì vero che difficilmente un investitore privato (non istituzionale) è in grado di influenzare l’andamento del mercato.

La coltre di dubbi che avvolge la Tobin Tax è ancora densa, nonostante sia già stata introdotta con oggi. Borsa Italiana non è stata infatti capace di dare seguito ai necessari decreti interpretativi volti a eliminare ogni dubbio.

Nel corso di una conferenza riservata agli intermediari finanziari tenutasi ieri a Palazzo Mezzanotte, sono stati davvero tanti i quesiti posti dagli operatori professionisti. Figuriamoci i dubbi che continueranno a gravare nelle prossime giornate su quelli retail. Se infatti è stato stabilito, anche in questo caso solo a titolo esemplificativo, che i market maker non verranno assogettati alla tassazione nel corso dell’esercizio del loro compito, non è stata stabilità una distinzione su dove si ferma questa attività e dove inizia quella privata. In via teorica un market maker qualunque potrebbe fornire livelli di liquidità molto superiori alle necessità, inserendo all’interno del book anche titoli negoziati nel proprio interesse specifico. E a zero tasse vista l’esenzione.

Dubbi aleggiano anche sulla categorizzazione di strumenti quali i diritti degli aumenti di capitale o le opzioni. Anche in questo caso un esempio può essere utile: le opzioni sono strumenti derivati e quindi assogettati, dal prossimo 1° luglio, a una tassazione dello 0,22%. Ma come si deve considerare la fattispecie nella quale un investitore decide di richiamare un’opzione sottoscrivendo le azioni sottostanti? Una risposta chiara e univoca al momento non c’è, o perlomeno non è stata ancora fornita visto che ci vorranno ancora alcune settimane perché Borsa Italiana fornisca queste specifiche.

Infine una nota di colore emersa sempre ieri e inerente la modalità e la tempistica di riscossione stessa della tassa. Gli investitori italiani sono chiamati a versare, a partire da luglio, il 16 di ogni mese le imposte maturate nel precedente mese. Il problema in questo caso è che nemmeno i broker stessi sanno esattamente se toccherà effettuare il prelievo dai conti, ed eventualmente secondo quali modalità, raccogliere le risorse e girarle al ministero del Tesoro o se, viceversa, questo obbligo spetterà all’investitore privato.

L’insieme di questi fattori evidenzia dunque come forse un ulteriore posticipo dell’entrata in vigore della Tobin Tax sarebbe stato più market friendly in quanto non avrebbe lasciato questi buchi normativi e avrebbe permesso di avere un quadro meno nebuloso delle regole del gioco.

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