Inutile, inefficiente, iniqua. E’ l’Imu secondo la Commissione Europea. E secondo voi?

Scritto il alle 20:09 da Redazione Finanza.com

 Inutile nei Paesi europei in generale, addirittura dannosa per l’Italia. Si tratta dell’Imu, la famigerata tassa di proprietà sulla casa che toglie il sonno a tutti coloro che nel nostro Paese sono proprietari di quattro mura, comprese quelle in cui si ha la propria residenza principale, che l’antesignana Ici si degnava almeno di non toccare.

 A bocciare sonoramente l’odiata gabella non è un qualche comitato di difesa della proprietà privata, politicamente schierato. No. E’ la Commissione Europea, che nel suo Rapporto Ue 2012 su Occupazione e sviluppi sociali  dedica al “caso italiano” addirittura un box  a parte a pagina 265.

 Cosa ne pensa, dunque, l’Europa della tassazione sulla casa?  “I ricavi dalle tasse sulla proprietà sono bassi, e la tassazione effettiva in molti Stati è negativa, considerate le deduzioni fiscali”, notano gli analisti della Commissione Ue. Quindi, nell’ottica del “fare cassa”, in generale, si tratta di una tassa inutile.

 Inoltre, prosegue la Commissione, “l’attuale trattamento fiscale delle abitazioni è inefficiente e non equo”. In alcuni Stati, infatti, la possibilità di deduzioni fiscali erode il valore dei mutui, scoraggiando gli investimenti in strumenti finanziari che li utilizzino come “ingrediente”.  In altri Paesi invece, “da un punto di vista sociale, l’attuale architettura delle tasse di proprietà non è sempre progressiva, in quanto la tassa non rispecchia con il valore della proprietà”.

 In ogni caso, quindi, in questo tipo di tasse c’è qualcosa di storto. Per sovrappiù, “le tasse di proprietà non hanno impatto sulla riduzione della diseguaglianza in Estonia e Italia”, proseguono gli analisti, citando due Paesi, tra cui il nostro, in cui non sono previste deduzioni delle tasse sulla casa. Oltre che inutile e fatta male, quindi, la tassa sulla casa è anche iniqua.

 In particolare, parlando del nostro Paese nel box dedicato, la Commissione Europea sottolinea che “il valore della proprietà non si aggiunge alla base imponibile personale, ma viene tassato a parte. La riforma include sì alcune forme di equità sociale – la deduzione di 200 euro per la prima casa, le differenze tra tassazione di residenza principale e non, le deduzioni aggiuntive per numero di figli – ma altri aspetti dovrebbero essere curati per migliorarne la progressività: aggiornamento degli effettivi valori catastali, legame delle deduzioni all’effettiva capacità fiscale, distinzione tra prima e seconda casa”. In particolare, per eliminare la disparità sociale, è necessario secondo l’Ue un passaggio da una tassazione basata sul valore catastale ad una basata sul valore di mercato.

 Eppure l’Imu era nata proprio con la benevola intenzione di ridurre la disparità di trattamento fiscale, a volte troppo sbilanciato a favore dei più ricchi che venivano – a torto – esonerati dal portare carichi fiscali maggiori. Si è pensato quindi di prendere come misura della ricchezza da tassare più pesantemente proprio la casa. Senza pensare che, storicamente, il nostro è un popolo in cui anche il cittadino più modesto ha sempre ambito a possedere le quattro mura dove vive, e che spesso chi ha redditi medio basso ha risparmiato una vita per concedersi come unico bene una bella casa spaziosa (ma dal valore non sempre paragonabile a quello di una villa signorile), rinunciando magari ad una vita di viaggi dispendiosi, automobili costose o altre spese di status che forse meglio denotano la condizione di quella “ricchezza” in cui il fisco è ansioso di affondare le fauci.

Nessuna meraviglia quindi che, in qualche caso, l’Imu non solo non riduca la disparità sociale, ma rischi anche di far scattare una “trappola della povertà” nella quale è facile entrare ma quasi impossibile uscire. Ora anche l’Europa se n’è accorta.

 E voi?

Floriana Liuni

 

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5 commenti Commenta
andrea4891
Scritto il 8 gennaio 2013 at 21:52

Monti aveva intuito che era una tassa ingiusta e malvagia, tanto che ha sempre cercato di addossarne la responsabilità al governo precedente (secondo il quale però l’IMU NON doveva applicarsi alla PRIMA CASA) … speriamo che in febbraio gli Italiani ricordino il salasso dell’IMU

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Redazione Finanza.com
Scritto il 9 gennaio 2013 at 09:23

Ieri in serata László Andor, Commissario europeo responsabile dell’occupazione, degli affari sociali e dell’inclusione, ha diffuso una nota in cui ha precsiato che il rapporto della Commissione Ue non conteneva alcuna condanna all’Imu, ma che per l’analisi siano stati utilizzati i dati del 2006, quando la tassa in vigore era l’Ici. Secondo la nota l’analisi della Commissione indica un impatto molto contenuto della tassa sul tasso di povertà (lo 0,1%, come si vede nel chart 28 del rapporto) e nullo sulla diseguaglianza (chart 27).

Quanto all’Imu – a cui confermo che è dedicato il box a pag 265 – non vengono fatte valutazioni sull’impatto distributivo o sulla povertà. Nel box si indica “solo” che se la tassa fosse basata sul valore di mercato e non su quello catastale, gli effetti redistributivi sul reddito sarebbero molto più potenti. Quello che precisa il Commissario Ue è che il Parlamento italiano non ha accettato questo tipo di revisione, peraltro proposta dal governo.

Tutto ciò comunque a mio parere conferma l’opinione che la Commissione Europea ha della tassazione sulla casa in Italia.
Che mi si dimostri con dati del 2006 che l’Ici fosse una tassa inutile, inefficiente e iniqua (dato che, nell’ottica di ridurre povertà e disparità redistributiva del reddito, ha praticamente impatto zero) e che poi mi si precisi che il principio dell’Imu è rimasto lo stesso di quello dell’Ici (al netto dell’aggravante di aver coinvolto anche le prime case), in realtà non fa che estendere, se non aggravare, anche all’attuale tassa la valutazione applicata alla precedente.

Floriana Liuni

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Scritto il 9 gennaio 2013 at 12:29

Quest’anno, e’ vent’anni che paghiamo (Imposta Straordinaria sugli Immobili), trasformata e consolidata l’anno seguente (poiché in Italia nulla è più stabile di ciò che è provvisorio) in I.C.I., Imposta Comunale sugli Immobili.
La geniale idea venne al governo presieduto allora da Giuliano Amato.Era necessaria per salvarci le chiappe dal baratro
il vero problema sono le imposte catastali… Se vogliamo veramente risollevare le sorti di questo Paese, la riforma del sistema di valutazione delle rendite catastali deve essere la prima… non ci possono essere delle valutazioni
Ma vi rendete conto che: il Nuovo Catasto Edilizio Urbano, così come lo vediamo oggi, nasce nel lontano 1939, per l’esattezza con il Regio Decreto Legge 13 aprile 1939, n. 652. Tutte le varie revisioni successive hanno agito soltanto sulle tariffe e non sui parametri di calcolo della rendita, che è rimasto quello originario. Capite che un tale meccanismo, nato 73 anni fa (in presenza di realtà socio-economico-demografiche del tutto diverse), non può più essere applicato all’attualità.
altrimenti la parola equità rimarrà un termine senza senso evocato da chi ha tutto l’interesse a lasciare le cose come sono.
Certe volte mi domando come sia possibile che molti ministri e tecnici di governo abbiano insegnato nelle università… e subito dopo rabbrividisco al pensiero che molti di loro creano il futuro dei nostri manager :roll:

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rocap
Scritto il 10 gennaio 2013 at 17:53

andrea4891@finanzaonline,

Speriamo che gli Italiani, a Febbraio, ricordino molte altre cose oltre all’IMU. ( nata per la demagogia del precedente Governo, a voler eliminare, del tutto, l’ICI).

Ricordino soprattutto, come un film horror, gli ultimi anni del Governo Berlusconi.

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Scritto il 11 gennaio 2013 at 14:47

rocap@finanza,

tipico commento populista di chi non ha capito una mazza di politica economica ma parla del trito e ritrito Berlusconi

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