Una strada diversa per combattere la crisi

Scritto il alle 11:19 da Redazione Finanza.com

Una scelta diversa per battere la crisi economica è possibile. Basta ai piani di austerità lacrime e sangue che soffocano la crescita e che destinano il popolo di un Paese a sopportare misure tragiche. A dirlo non è un fanatico anti-europeista, né un cittadino greco disperato che ha perso lavoro, casa e speranza. E’ un imprenditore italiano, Ernesto Preatoni, che di banche ne sa qualcosa (sul finire degli anni ’80 ha concepito e realizzato clamorose scalate ad alcune banche popolari del Nord Italia). E la sua idea, che è sfociata in un manifesto da sottoscrivere e presentare ai vertici del Paese (wwww.unasceltadiversa.it), è sostenuta da niente po’ po’ di meno che dal Premio Nobel per l’economia del 2008, Paul Krugman, e da professori ed economisti indipendenti, come Paolo Savona, che di dottrina ed esperienza ne hanno un bagaglio pieno.

Ecco la proposta.

La banca centrale europea (Bce) deve stampare moneta, così come hanno fatto altre banche centrali del mondo, in primis l’americana Federal Reserve, e immettere questa liquidità nel sistema produttivo. Magari senza passare attraverso le banche, che poi non concederebbero nemmeno un centesimo e intopperebbero il meccanismo senza benefici sull’economia reale (vi ricordate cosa è successo con i prestiti concessi dalla Bce al tasso dell’1% per favorire la ripresa del credito?). 

Certo, una maggiore liquidità nel sistema porterà a una maggiore inflazione. Contestazione lecita e giusta. Però…ci sono una serie di però su cui sia Krugman, sia Savona ci spingono a ragionare:

1) Secondo il Premio Nobel dell’economia, l’inflazione potrebbe crescere sì, ma un livello comunque moderato e assolutamente accettabile per tutti i Paesi europei (per l’Italia si tratterebbe di circa 1 punto percentuale). Certo, rimangono stime, che si potrebbero poi rivelare diverse, ma quanto diverse? Insomma le sta facendo il signor Krugman, mica il primo che passa per strada.

2) Questa leva favorirebbe gli investimenti, che negli ultimi anni sono crollati del 20%, e dunque rilancerebbe la crescita, che è il denominatore del fatidico rapporto debito/Pil. Non solo. Anche dal lato dei consumi la situazione migliorerebbe: il cambiamento della politica economica e l’abbandono della strada di una sempre maggiore austerità alimenterebbero fiducia e aspettative tra i consumatori, con conseguenze positive sul lato della domanda e dunque sull’economia.

E’ una scelta eretica, che sfida l’ortodossia del pensiero economico dominante e che sfida soprattutto il modello di austerità e rigore della Germania. “La Bce deve cambiare politica – esorta il professore Savona – deve sostenere la crescita e non imporre misure di restringimento (come ha fatto finora verso la Grecia e non solo). E se questo non sarà fatto, l’Italia dovrà avere il coraggio di uscire dall’euro“. Parole forti, che fanno paura.
Ed è proprio la paura, la grandissima paura al cambiamento, che tiene fermo e ingessato questo sistema malato e che fa sopportare al popolo greco, a quello spagnolo, portoghese e italiano misure di austerità senza precedenti e riforme tragiche.

“Se non agiremo, non finiremo male, ma malissimo”, grida Preatoni. E il suo grido viene raccolto dal Premio Nobel per l’Economia che con tono pacato fa un esempio chiaro e illuminante: “Il fiscal cliff negli Usa, che tanto preoccupa, farà scattare una serie di tagli alle spese e misure fiscali, ossia una sorta di piano di austerità che potrebbe essere simile a quello dell’Italia e gli Usa ne sono semplicemente terrorizzati”. E continua: “Questa realtà (quella europea e in particolare italiana) può essere sostenuta per un po’ ma bisogna poi chiedersi se questa politica possa garantire la sostenibilità sociale e politica di un Paese“.

La disoccupazione crescente, che farà scattare sempre più disordini sociali, è il grosso e principale problema e su questo si devono concentrare le politiche di intervento.

Si può anche scuotere la testa di fronte a queste affermazioni, talvolta forti, e continuare a sopportare, ma la domanda bisogna porsela: dove andremo di questo passo? E’ possibile fare una scelta diversa?

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1 commento Commenta
ddb
Scritto il 30 novembre 2012 at 15:03

Concordo, e faccio osservare che non aumenterebbe neppure l’inflazione (non subito), perché prima di aumentare dovremmo uscire dalla crisi (come quando si innaffia un terreno asciutto: prima di creare un rivolo il terreno deve saturarsi; chi è quell’imprenditore che appena vede girare un po’ di soldi alza subito i prezzi?).
Ma dobbiamo anche analizzare i problemi che ci hanno condotto in questa situazione. Problemi che non si riducono a quelli (importanti) di tipo finanziario (e che monopolizzano l’attenzione di Monti).
Ad esempio: l’Italia, negli ultimi 15/20 anni ha perso gran parte del suo tessuto industriale, perché? E’ importante per il sostentamento della spesa pubblica o basta l’incremento (perpetuo) di tasse?

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