JAL: ecco come i giapponesi salvano una compagnia aerea. Altro che Alitalia…

Scritto il alle 15:19 da Redazione Finanza.com

Incassare il doppio di quanto speso per salvare una compagnia area in soli 2 anni. Un’impresa ardua, quasi impossibile. Almeno sulla carta. Operazione però che si sta per concretizzare grazie alla lungimiranza e alla determinazione dei solerti politici giapponesi.

Il titolo Japan Airlines tornerà infatti in Borsa mercoledì prossimo 19 settembre e consentirà al maggior azionista, il fisco nipponico, di incassare praticamente il doppio dell’investimento effettuato solamente nel 2010.

La forte domanda del mercato domestico e degli investitori internazionali ha infatti consentito di fissare il prezzo dell’imminente Ipo al massimo della forchetta: 3.790 yen. Un valore che consentirà alla Enterprise Turnaround Initiative Corporation of Japan, l’ente governativo che detiene il 96,5% del colosso aereo, di incassare circa 8,5 miliardi di dollari rispetto ai 4,5 miliardi erogati nel 2010.

Come brillantemente descritto questa mattina nell’articolo de Il Sole 24 Ore a firma di Stefano Carrer, Japan Airlines sta per passare da “simbolo negativo del drenaggio del denaro dei contribuenti … ad esempio di rilancio che consente ampi guadagni ai governi che le avevano salvate tra le aspre polemiche”.

Un’operazione che evidenzia molte similitudini con il salvataggio del colosso finanziario statunitense AIG.

Ma come è stato possibile passare, in soli due anni, dall’onta del più grande fallimento di una compagnia nipponica non finanziaria al record di terza compagnia asiatica per valore di mercato, appena dopo Singapore Airlines e Air China?

Tutto merito dell’efficacia delle azioni messe in atto dal pilotaggio governativo che ha richiesto i sacrifici di tutti gli azionisti e dei creditori privati. Il taglio dei costi effettuato negli ultimi due anni è stato brutale e senza guardare in faccia a nessuno. Con buona pace di politici e dei sindacati. 

Si è agito pesantemente sulla voce personale e sul taglio delle rotte non redditizie consentendo, nell’arco di soli due anni, di recuperare la redditività e soprattutto la credibilità persa nel confronto degli investitori.

 

Il caso giapponese pone un naturale interrogativo da parte del contribuente italiano che per decenni ha dovuto assistere passivamente ai ripetuti tentativi di salvataggio della propria compagnia di bandiera Alitalia. Operazioni rivelatesi nel tempo tanto onerose quanto inefficaci.

Il confronto tra il modello d’azione politico ed imprenditoriale giapponese rispetto a quello italiano risulta, in questi termini, a dir poco impietoso.

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