Dipendenza da lavoro: è allarme workhaolism tra i giovani, 6 su 10 produttivi anche in malattia

Scritto il alle 11:52 da Redazione Finanza.com

Non solo in Giappone. La compulsione o l’incontrollabile necessità di lavorare si sta diffondendo in tutto il mondo, soprattutto tra i giovani. Complice la tecnologia che permette di rimanere sempre connessi e produttivi. Il fenomeno è stato battezzato “workhaolism”. Tradotto: dipendenza da lavoro.

Cosa è
Il termine “workhaolism” è stato coniato nel 1971 dallo psicologo Wayne Oates nel libro “Confessions of a Workhaolic: The Facts about Work Addiction” e indica la compulsione o l’incontrollabile necessità di lavorare incessantemente. Ora uno studio americano pubblicato su Forbes ha rilevato che il 66% dei millennials ha ammesso di sentirsi affetto da workhaolism. Ma non è tutto, dalla ricerca è emerso che il 63% dei nativi digitali ha rivelato di essere produttivo anche in malattia, il 32% di lavorare addirittura in bagno e il 70% di rimanere attivo nel weekend. E ancora, secondo un sondaggio pubblicato sul Washington Examiner, il 39% dei giovani sarebbe disposto a lavorare perfino in vacanza, all’interno di una vera e propria “workcation”. E con l’aumento delle ore di lavoro si annullano inequivocabilmente gli spazi per la vita privata.

Gli effetti sulla salute
Secondo uno studio condotto dalla dott.ssa Cecilie Andreassen, professoressa di psicologia all’Università di Bergen, e pubblicato su Psychology Today, i sintomi più comuni derivati dalla dipendenza dal lavoro sono depressione, ansia, insonnia e aumento di peso. Pensiero condiviso anche dalla psicoterapeuta Amy Morin, che nel suo bestseller internazionale “13 Things Mentally Strong People Don’t Do” ha evidenziato come il 42% dei millennials che lavorano intensamente più di 9 ore al giorno e rimangono costantemente attaccati allo schermo del pc hanno avuto riscontri negativi sulla propria salute mentale, andando a peggiorare le relazioni sociali con amici, parenti e il proprio partner. In una ricerca su un campione di oltre 300 donne il dott. Bryan Robinson, professore alla University of North Carolina-Charlotte, ha riscontrato che il rischio divorzio è altissimo: solo il 45% dei workaholic riesce ad evitarlo contro l’84% della popolazione. E ancora, il dott. Justin Bazan in uno studio pubblicato su Daily Mail ha evidenziato come il 58% dei giovani lavoratori della fascia 18-32 ha accusato forti problemi alla vista a causa del tempo eccessivo trascorso al computer.

Per curare questa forma di dipendenza sono stati addirittura fondati centri terapeutici ad hoc, di cui il più importante ha sede a New York e si chiama “Workaholics Anonymous”. Un fenomeno che ricalca quello in Giappone del “Karoshi”, che significa “morte per troppo lavoro”. Il Giappone è uno dei pochi paesi in cui questa categoria, le cui principali cause mediche di morte da karoshi sono attacco cardiaco dovuto a sforzo e stress, è riportata nelle statistiche delle cause di morte.

Le motivazioni della dipendenza da lavoro
La pressione del capo, il forte desiderio di avere successo dal punto di vista professionale e quindi lavorare sodo per sfondare. Sono tra le principali ragioni che spingono i giovani a lasciarsi catturare dalla spirale del workhaolism. “La generazione dei millennials dimostra molta più preoccupazione verso il futuro rispetto alla precedente, soprattutto a causa della ricerca dell’indipendenza economica, del desiderio di una famiglia da formare e poi mantenere, e dell’ansia di dover essere più bravi degli altri – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia – Ne consegue che le abitudini di lavoro sono diventate una gabbia in cui perdersi e i confini etici che proteggono la vita privata sono andati via via affievolendosi”.

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