Sisal Group punta su FinTech e pagamenti online

Scritto il alle 10:48 da Redazione Finanza.com

L’azienda resa famosa dalle schedine del Totocalcio gioca la carta FinTech, per anticipare i cambiamenti in atto nel settore dei pagamenti cashless. E lo fa con quaranta milioni di investimenti e decine di assunzioni per una trasformazione digitale “inevitabile”, come la definisce il suo AD Emilio Petrone.

La rivoluzione dei pagamenti elettronici incomincia a offrire opportunità importanti in Italia, e così anche le aziende nazionali iniziano a muoversi in questa direzione. Sisal da tempo investe nel settore delle transazioni cashless, ma la trasformazione non è completata. L’idea è quella di creare una digital factory, con 40 milioni di investimenti e una sessantina di assunzioni.

Il ramo dell’e-payment sta suscitando grande interesse tanto nel settore pubblico quanto nel privato e l’AD del gruppo, Emilio Petrone, ha definito la trasformazione digitale in atto dell’azienda “inevitabile” per restare al passo con i tempi. Anche se in Italia siamo un po’ in ritardo (le transazioni cashless valgono meno di 200 miliardi all’anno stando ai dati del Politecnico di Milano), il trend è da considerare positivo, con un aumento del +9% registrato su base congiunturale nel 2016.

Una spinta alla forte espansione del FinTech, la fornitura di prodotti e servizi finanziari erogati tramite le tecnologie più moderne, è arrivata dalla direttiva europea sui servizi dei pagamenti, che permetterà di ridurre le frodi rendendo le transazioni elettroniche e nei negozi più sicure. Con la PSD2 si chiede ai provider di servizi di pagamenti di sviluppare un processo di autentificazione del cliente e si stabilisce un quadro normativo ben delineato per i nuovi servizi legati agli account dei consumatori.

 

La rivoluzione digitale di Sisal

Sotto la guida di Emilio Petrone, Sisal si è lanciata nel business dei pagamenti digitali, delle carte prepagate, delle ricariche telefoniche, delle bollette, degli abbonamenti Tv, dei trasporti e dei ticket sanitari. Tanto che ormai dalla divisione digitale, SisalPay, deriva più del 50% della raccolta del Gruppo Sisal (pari a 13,2 miliardi nei primi nove mesi del 2017). Al termine del 2017 l’azienda, che conta più di 40 mila punti vendita sul territorio, 13 milioni di clienti e 200 milioni di transazioni gestite all’anno, si aspetta un fatturato lordo superiore ai 17 miliardi, di cui circa 9 provenienti proprio dall’area SisalPay.

 

Il 55enne top manager del gruppo, dal 2008 al timone dell’azienda, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera di non temere che il boom dei pagamenti cashless possa creare un ingombro per il settore in Italia. Petrone è infatti convinto che, sebbene ci sia il rischio di una “invasione” dall’estero per via della concorrenza dei big della Silicon Valley californiana, “noi ci aspettiamo regole certe che non favoriscano né penalizzino nessuno”.

L’AD Petrone ha inoltre lodato la strategia del gruppo all’alba della crisi finanziaria del 2007-2008, che con il senno di poi “si è rivelata quella giusta. Se non avessimo creduto nello sviluppo dei servizi di pagamento, mai saremmo riusciti a raggiungere gli obiettivi che avevamo concordato con gli azionisti”. Poco più di un anno fa, nel dicembre del 2016, Sisal ha perfezionato il passaggio dell’intero pacchetto al fondo Cvc Capital. Da allora, spiega il CEO, la catena di comando è “sicuramente più snella e c’è molta sintonia con Giampiero Mazza e tutto il team di Cvc: non è un caso che il management sia stato confermato. È una ripartenza ricca di nuova linfa, dato che il ciclo decennale precedente era andato inevitabilmente esaurendosi”.

SisalPay: il futuro è costruire una vera e propria digital factory

Per capire l’esperienza vincente di SisalPay è sufficiente guardare ai numeri: dagli 1,4 miliardi transati nel 2008 si è passati ai 9 miliardi del 2017. Sisal, fa sapere Petrone, ha investito 20 milioni per rinnovare i terminali e ne investirà altrettanti nel 2018 per potenziare il canale digitale. “Proprio in questi giorni, inoltre, abbiamo lanciato un’app per sviluppare il canale dell’e-payment. L’idea è quella di semplificare ancora di più i servizi che offriamo ai cittadini: poter pagare un bollo o una bolletta, piuttosto che ricaricare la propria sim o la carta prepagata con un semplice clic, anche in mobilità; lo si potrà fare ad esempio scattando una foto alla bolletta o inquadrando un Qr code. I pagamenti, poi, potranno essere archiviati per cinque anni. Possibilità utile ad esempio per i bolli auto».

Ma gli obiettivi di crescita dell’azienda non si fermano qui. “Ci stiamo concentrando sulla costruzione di una vera e propria digital factory. Nell’ultimo anno, ad esempio, abbiamo assunto 40 giovani, di cui oltre la metà donne, per accelerare sulla trasformazione digitale. Un percorso che ha nella nuova app un primo risultato concreto ma che proseguirà con altri investimenti. Stiamo costruendo all’interno dell’azienda queste nuove competenze e per farlo, entro il prossimo anno, assumeremo altri 60 talenti, fra startupper ed esperti di digitale”.

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