Lavoro e welfare aziendale: si rischia di rimanere indietro

Scritto il alle 15:42 da Redazione Finanza.com

Il welfare aziendale assume sempre maggiore importanza nel rapporto tra azienda e indipendenza ma c’è ancora troppa confusione e le iniziative sono spesso in ordine sparso e quindi poco efficaci

I soldi non sono tutto. Potrebbe essere il leitmotiv delle contrattazioni salariali tra azienda lavoratori. Perché, oltre al vil denaro, sempre più spesso le imprese propongono pacchetti di benefit ai loro dipendenti. La stessa legge di Bilancio 2018 precede la possibilità che i datori di lavoro possano inserire, nell’ambito dei loro programmi di welfare aziendale, l’abbonamento per bus, metro o treni utilizzati per raggiungere il posto di lavoro.

L’epoca del welfare aziendale, chiamato a sostituire in molti casi un welfare pubblico sempre più povero di risorse (tra i benefici anche pacchetti e assicurazioni sanitarie), stenta però a decollare davvero.

Secondo l’indagine Benefits trends survey di Willis Towers Watson, nonostante siano considerati aspetti fondamentali di una corretta politica aziendale volta ad attrarre nuovi talenti, il 58% delle aziende dell’Europa occidentale dichiara di non aver pianificato una strategia in tema di salute e benessere per i propri dipendenti. Non solo, ma appena il 25% dei datori di lavoro considera queste tematiche dei punti cardine del proprio modello organizzativo e del proprio codice etico.

Si rischia di rimanere indietro

Troppo poco, quindi, che rischia di trasformarsi in troppo tardi. La lotta per accaparrarsi i migliori talenti non si vince più solo con l’offerta salariale, tra l’altro più costosa per l’azienda stessa, ma anche dal mettere a disposizione pacchetti completi e costruiti su misura dei dipendenti. Lo sottolinea Cesare Lai, responsabile welfare e benefits per l’Italia di Willis Tower Watson:

“Salute e benessere dei dipendenti sono temi cari ai vertici aziendali e di conseguenza viene riconosciuta l’importanza di un pacchetto benefit competitivo e completo. Vi sono evidenti collegamenti fra un piano benefit strutturato e ben comunicato, con l’engagement e produttività”.

L’equazione più benessere più produttività è quindi vincente. E le aziende lo sanno visto che il 57% di quelle coinvolte nello studio considera lo stress come il problema principale mentre il 27% è preoccupato per la mancanza di attività fisica e il 57% dichiara che un pacchetto di benefit aiuta sia in termini di attraction che di retention dei dipendenti.

Cosa succede in Italia

In Italia le aziende sono preoccupate. È quanto emerge dall’indagine di Wtw. Mancano una chiara strategia da parte dei datori di lavoro e un engagement da parte dei dipendenti.

“Troppe aziende – riprende Lai – non hanno una chiara conoscenza di quanto stanno spendendo e della ragione per cui lo stanno facendo. Al fine di evitare di porre in essere un mosaico mal gestito di iniziative per la salute e il benessere, è importante riunire queste per creare una strategia di benefit allineata, completa e con costi ben ragionati, che sia poi comunicata per attrarre e coinvolgere il personale”.

I risultati dell’indagine confermano il quadro appena descritto. Per le aziende italiane le principali sfide per i prossimi anni sono la crescita nei costi dei benefit (64% dei datori di lavoro a fronte del 55% dell’area Emea), l’impatto dei cambiamenti normativi e il cambiamento dei benefit obbligatori (50% versus 35%) e la disponibilità di un budget insufficiente per realizzare i cambiamenti necessari nei piani di benefit (44% a fronte del 40%).

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