Elezioni: campagna elettorale al via, le intenzioni di voto degli italiani

Scritto il alle 16:48 da Redazione Finanza.com

Al voto il 4 marzo, i comizi inizieranno 30 giorni prima. La campagna elettorale per le politiche 2018 è ufficialmente iniziata. Il primo partito è il M5s ma non basta per governare il Paese

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella firma il decreto di scioglimento delle Camere

Con il decreto di scioglimento delle Camere firmato ieri dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha avuto ufficialmente inizio. In realtà sono settimane, se non mesi, che i partiti politici se le suonano di brutto, a parole.

Come si presentano ai blocchi di partenza le forze politiche?

Il primo partito è il Movimento 5 stelle. Nei sondaggi condotti dai principali istituti di ricerca nella settimana dal 18 al 24 dicembre, la creatura fondata da Beppe Grillo e che ha in Luigi Di Maio il suo candidato premier, raccoglierebbe il 27% delle preferenze degli italiani. Secondo i risultati raccolti da TermometroPolitico, il M5s va dal 25,7% attribuitogli da Swg al 29% che gli viene accreditato da Ixè e Demopolis.

Il Partito democratico, con il suo leader Matteo Renzi in parte oscurato dalla figura dell’attuale premier Paolo Gentiloni, segue con il 24,2%. La forchetta in questo caso va dal 22,8% di Ixè al 26% di Piepoli.

I due potenziali alleati di centrodestra per il momento incrociano le lame intorno ai 14-15 punti percentuali. Davanti è al momento Forza Italia, rilanciata dal ritorno in campo di Silvio Berlusconi. Il partito dell’ex cavaliere si attesta al 15,7% con un minimo del 14,8% attribuitogli da Swg e un massimo del 17,5% da Tecnè. La Lega (non più nord) di Matteo Salvini segue al 13,7% (12,1% per Ixè , 14,5% per Euromedia Research.

La formazione Liberi&Uguali degli ex Pd, che ha trovato in Pietro Grasso il suo candidato premier, è accreditata di un 6,9%. Una percentuale più che discreta per una formazione di recente e travagliata nascita. Euromedia Research attribuisce a L&U un minimo del 6,4% mentre per Tecnè potrebbe raccogliere il 7,9%.

I Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, altra costola del centro destra, si attesterebbero invece al 5,2% (5% per Piepoli, Euromedia, Demopolis e Ixè, 5,3% per Swg, Index Research ed Swg.

M5s verso una vittoria di Pirro?

La machiavellica legge elettorale approvata dal Parlamento mette fuori gioco chi non fa alleanze. Nonostante sia il primo partito in Italia il M5s correrà da solo, rischiando di non raggiungere la maggioranza necessaria a far eleggere i suoi candidati, spesso meno “famosi” dei candidati degli altri partiti, nei 232 collegi uninominali della Camera e nei 116 del Senato.

Anche a sinistra la difficoltà di formare un’alleanza tra le sue diverse anime, soprattutto tra il Pd e Liberi&Uguali, viene penalizzata dal Rosatellum. L’emorragia di consensi dal Pd, peraltro, non sembra essersi ancora fermata (a inizio anno aveva quasi il 30%) e, secondo uno studio Ixè pubblicato dal quotidiano La Stampa, sarebbero sicuri solo sei seggi in Toscana ed Emilia Romagna, regioni da sempre considerate “rosse”. Al Nord e al Sud la competizione sarebbe tra M5s e centrodestra.

Ed è proprio quest’ultimo il raggruppamento che, sebbene non senza contrasti interni, potrebbe essere più vicino al raggiungimento del numero dei seggi necessari per formare una maggioranza. Sempre secondo lo studio di Ixè l’alleanza Berlusconi-Salvini potrebbe arrivare a 315 seggi alla Camera, più vicina degli altri alla maggioranza assoluta (361 seggi).

Quattro soluzioni per il post-elezioni

In un recente commento Alberto Martinelli, senior advisor europa e governance globale dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) sottolinea come il tripolarismo italiano non consentirà a nessuna delle tre forze politiche principali di ottenere la maggioranza “né alla Camera, né al Senato”.

Secondo Martinelli un risultato elettorale non risolutivo porterebbe a quattro sbocchi:

  • Un governo di minoranza del partito con la maggioranza relativa dei voti che necessiterebbe di trovare il sostegno sui propri provvedimenti giorno per giorno in Parlamento;
  • un’alleanza Pd-Forza Italia o (meno probabile) Lega-M5s, che però è stata finora negata ad alta voce dai rispettivi rappresentanti politici;
  • un governo del presidente, affidato a una personalità slegata dai partiti che però pare difficile da trovare (Draghi è impegnato in Bce fino all’ultimo trimestre del 2019);
  • il ritorno alle urne dopo sei mesi o al più tardi un anno.

“L’instabilità politica dell’Italia nel prossimo anno è quindi destinata a crescere” conclude Martinelli identificando l’unica certezza, al momento, per il Belpaese.

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