Le confessioni del fondatore di Facebook: “Dio solo sa cosa sta facendo al cervello dei bambini”

Scritto il alle 13:59 da Redazione Finanza.com

“Dio solo sa che cosa fa ai cervelli dei bambini”. Le ultime critiche contro il mondo dei social network e, in particolare contro Facebook, non arrivano dal mondo della neuropsichiatria o psicologia infantile, né da quello dei pediatri, pedagoghi, insegnanti e così via. A fare quella che appare quasi una confessione è uno degli stessi fondatori di Facebook, il 38enne Sean Parker.

In un’intervista rilasciata ad Axios, Parker ammette anche che chi ha inventato i social, “io, Mark (Zuckerberg), Kevin Systrom di Instagram, tutti noi, eravamo consapevoli di quello che stavamo facendo. E lo abbiamo fatto comunque“.

Facebook per Parker è una spirale, un circolo vizioso, che porta gli utenti a cercare di ottenere ossessivamente una costante approvazione…”esattamente il genere di roba che un hacker come me inventerebbe, che sfrutta la vulnerabilità della psicologia umana“.

E il danno non è certo limitato ai cervelli dei più piccoli.

“All’epoca in cui stavamo creando Facebook, c’erano queste persone che venivano da me, dicendo: ‘Non sarò mai sui social’. E io rispondevo. “Ok. Vedrai che cambierai idea’. E loro: ‘No, no, no. Per me le interazioni che avvengono nella vita reale sono importanti, sono importanti la presenza, il momento, l’intimità’. E io dicevo: ‘Alla fine ci sarai anche tu'”.

Parker continua:

“Non so se in quel momento mi rendessi davvero conto di quanto dicevo, visto che quando una rete cresce, fino a fagocitare 1 miliardo-2 miliardi di persone…diventa qualcosa che finisce letteralmente per cambiare il tuo rapporto con la società, e i rapporti tra le persone stesse, con conseguenze non intenzionali..probabilmente interferisce anche in modo strano con la produttività…E Dio solo sa cosa sta facendo ai cervelli dei bambini”.

“Ogni volta che qualcuno mette un like o posta un commento o qualsiasi altra cosa – ha continuato Parker – noi vi diamo un po’ di dopamina, che vi porterà a postare altri contenuti, a fare più like e a commentare”.

Sean Parker si sarebbe così tanto pentito del mostro che ha creato al punto da definirsi oggi una sorta di obiettore di coscienza.

Tutto questo, mentre neurologi e psichiatri continuano a interrogarsi sui danni che Facebook sarebbe in grado di provocare. Come hanno fatto i ricercatori della Bergen University in Norvegia, che hanno addirittura creato una scala che monitora fino a che punto un determinante utente sia dipendente dal social.

Si chiama “Bergen Facebook Addiction Scale“, ed è un questionario che pone le seguenti domande:

“Usate Facebook per dimenticare i vostri problemi?” o “Diventate irrequieti e agitati se vi si impedisce di usare Facebook?”.

Lo studio ha concluso che Facebook è capace di provocare nel cervello gli stessi effetti scatenati dalla cocaina.

@lauranaka

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