Sei un capo o un leader? 6 modi per scoprirlo

Scritto il alle 15:41 da Redazione Finanza.com

LavoroLa differenza tra essere capo e leader non è sempre ovvia, spesso perché a livello manageriale, i due concetti sono confusi. I comportamenti che caratterizzano le due figure influenzano gli impiegati in un modo completamente diverso: un buon leader conosce i suoi impiegati e li considera un ingranaggio essenziale per il successo dell’azienda poiché adeguatamente motivati possono diventare un’utile risorsa di idee e originalità. Un capo, al contrario, si limita a dare ordini agli impiegati che considera macchine. Si potrebbe dire che un leader è un buon capo, ma non viceversa. Ecco 6 punti per scoprire la differenza.

1. Un leader propone sfide, un capo assegna compiti
Un buon leader sa che i suoi impiegati sono persone le cui abilità alimentano l’azienda. Riconosce i loro talenti, le loro capacità e stimola il potenziale di ognuno di loro. Un capo, sul versante opposto, dice ai propri impiegati quello che devono fare, senza lasciare loro spazio per sperimentare strategie differenti fino all’individuazione di quella migliore. Il risultato? Lavoratori demotivati che si sentono sottovalutati all’interno dell’azienda.

2. Un leader motiva attraverso l’entusiasmo, un capo con la paura
Il leader è un motivatore nato che utilizza il proprio entusiasmo all’interno del team, incoraggiando la partecipazione di tutti i membri per il raggiungimento dell’obiettivo. Un capo punisce per ogni obiettivo non raggiunto, aliena i propri impiegati e stimola un senso collettivo di individualismo che non permette un raggiungimento di obiettivi comuni. Un leader usa rinforzi positivi come stimolo e ricompensa il proprio team per ogni obiettivo raggiunto; un capo da per scontato che certi risultati debbano essere raggiunti e attiva
comportamenti punitivi se questo non accade.

3. Un leader crea una visione, un capo stabilisce obiettivi
Questo punto è difficile da spiegare, poiché un obiettivo non è necessariamente qualcosa di negativo. Differisce dalla visione nel fatto che quest’ultima è un’immagine ideale di cosa un’azienda possa diventare sul lungo periodo nello sviluppo massimo delle proprie potenzialità, sfruttando il grande potenziale di ogni impiegato e la forza che emerge dal lavoro in gruppo. Un obiettivo, in altre parole è un livello quantificabile stabilito attraverso l’implementazione di una specifica strategia, deve essere raggiunto in un dato tempo e non necessariamente attinge dal potenziale di ogni persona poiché sottintende l’obbligo a compiere una sequenza di compiti.

4. Un leader si assume rischi, un capo li controlla
Una parte importante della leadership consiste nell’assumersi dei rischi. Un buon leader è sempre disposto ad assumersi le responsabilità derivanti dai rischi e dai possibili fallimenti correlati. Un capo, invece, è sempre alla ricerca della minimizzazione del rischio, cercando di evitare e controllare problemi piuttosto che imparare dalle sfide. Il risultato di questo comportamento è una situazione di stallo a lungo termine nell’azienda, che non concede spazio all’innovazione e ai benefici che ne derivano.

5. Un leader partecipa, un capo domina
Un capo stabilisce la direzione dell’impresa caricandone il peso sulle spalle degli impiegati e usa il loro senso di colpa come carburante. Un leader, al contrario, lavora fianco a fianco con i propri dipendenti, condivide i compiti e si assume la responsabilità di possibili sbagli. Un buon leader sa che il senso di colpa non risolve i
problemi e che la capacità di problem solving aumenta quando gli impiegati percepiscono di appartenere ad un gruppo e di condividere una visione comune.

6. Un leader parla dell’azienda come “nostra”, un capo come “mia”
Un leader si considera parte di un team, partecipa svolgendo tutte le attività necessarie perché l’azienda esprima il suo massimo potenziale. Un capo, invece, non partecipa e lascia il lavoro sporco agli impiegati. Riconosce a se stesso tutto il successo, mentre un leader lo condivide sapendo che nulla sarebbe stato possibile senza ognuno
dei suoi dipendenti.

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