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Borsa: Eni, il cambio di strategia convince gli analisti

Scritto il alle 10:14 da Redazione Finanza.com

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Eni ha saputo difendersi meglio di altre concorrenti dalla persistente debolezza delle quotazioni del petrolio, grazie a un piano di riduzione dei costi e investimenti mirati che ha convinto più di due broker su tre. Il 69% degli analisti italiani e stranieri che ha espresso un giudizio sui titoli del colosso energetico, infatti, li ritiene meritevoli di essere aggiunti in portafoglio (rating di Buy).

Con i suoi interventi, quali operazioni di ristrutturazione degli affari meno redditizi e la trasformazione aziendale in atto verso una società Oil & Gas integrata, il management del gruppo guidato dall’amministratore delegato Claudio Descalzi è riuscito nel triennio 2014-2016 ad aumentare la produzione del 15% pur abbassando i costi del 30-35%. È uno dei motivi per cui i broker si dicono ottimisti sulle prospettive di Eni, che mercoledì a Londra presenterà il suo nuovo piano industriale.

Gli obiettivi principali che si era prefissata Eni con l’ultimo piano triennale sono stati raggiunti; il breakeven dei nuovi progetti è sceso dai 45 ai 27 dollari al barile, il 40% in meno rispetto al tre anni prima, e i conti di chimica e raffinazione sono giudicati positivi dai broker. A fine 2017 entrerà poi a pieno regime un progetto importante per il business, quello in acque profonde Zohr, il giacimento di gas naturale più grande mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo.

Tra gli affari meno performanti si possono citare invece quelli midstream e downstream, che sono stati ripensati da Eni, una strategia lodata dagli strategist di Mediobanca, i quali dimostrano di apprezzare anche la capacità dell’azienda italiana a autofinanziarsi e valutano i titoli i migliori per chi fosse interessato a puntare sul comparto energetico. La ristrutturazione in atto verso una società Oil & Gas integrata e il “dual exportation model”, sono i due pilastri del gruppo menzionati invece da Ubs.

Tutte queste considerazioni, unite alle prospettive per una riduzione ulteriore dei capex, per un miglioramento del flusso di cassa e per una conferma del dividendo, spingono i brokeer ad avere aspettative positive in attesa di conoscere la strategia societaria dei prossimi anni.

Numerose sono le case di brokeraggio ad avere inserito il titolo Eni, che negli ultimi 12 mesi ha messo a segno un progresso del 17% a fronte di una media europea del +12%, nella top list di acquisto: Royal bank of Scotland, Citi, Kepler Cheuvreux, UBS, Equita SIM, Mediobanca, Santander, Macquarie, Goldman Sachs, Merril Lynch, Intermonte, Fidentiis, Jefferies, Royal Bank of Canada, Bernstein, Raymond James.

Investimenti e progetti: cambio di strategia vincente

Come dimostrano i casi di Angola, Egitto e Ghana, la società ha cambiato il modo con cui realizza i progetti: che siano vicino alla costa o in acque profonden l’idea è quella di registrare risparmi notevoli anche in termini di costi e di farlo riducendo al minimo l’esposizione iniziale.

La strategia ora è maggiormente focalizzata nell’accelerazione del time to market e i piani sono basati sulla massima integrazione tra esplorazione e sviluppo a partire dalle prime fasi della campagna esplorativa. È stato il caso per West ed East Hub in Angola, con la produzione di quest’ultimo che è per esempio partita con 5 mesi di anticipo, così come per Nooros in Egitto, per Marine XII in Congo, per Jangkrik in Indonesia e per  OCTP in Ghana.

La storia più interessante di tutte è probabilmente quella relativa al progetto Zohr, in Egitto. Le 15 aree di ricerca di quello che è stato definito il più grande giacimento di gas nel mar Mediterraneo sono entrate in gara nel 2012. Come riferisce Eni “fino ad allora la perforazione dei pozzi nell’offshore mediterraneo non aveva dato buoni risultati”, ma il gruppo ha deciso di partecipare comunque alla gara dopo che i primi monitoraggi hanno rivelato la presenza di una roccia-serbatoio. Tre anni più tardi, nell’agosto del 2015, Zohr si è rivelata essere una grande scoperta e una fonte importante di ricavi per il gruppo.

Il 13 febbraio 2017 Eni e BP perfezionano la cessione del 10% di Shorouk, nell’offshore in Egitto. L’Amministratore Delegato di Eni è stato ricevuto dal Presidente egiziano al-Sisi al quale ha confermato l’avvio della produzione di Zohr a soli due anni di distanza dalla scoperta.

Oltre al caso appena citato, nel medesimo paese nordafricano Eni ha raggiunto anche un altro buon risultato in ambito esplorativo. Il giacimento di Nooros, scoperto nel luglio del 2015 nell’offshore del Delta del Nilo dove Eni è partner della britannica BP, è arrivato in 13 mesi di tempo, prima del previsto, a livelli di produzione di gas record, pari a 20 milioni di metri cubi al giorno.

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