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Ma quale Brexit! Ecco cosa dicono i bookmaker

Scritto il alle 15:33 da Redazione Finanza.com

Brexit LondraUeTanto rumore per nulla. Così andrà a finire per il referendum del 23 giugno in Gran Bretagna sulla permanenza o meno del Paese nell’Unione europea. E’ vero, i sondaggi mostrano esiti ancora molto contrastanti e il divario tra i due schieramenti, Remain e Leave (Restare o Lasciare la Ue) rimane molto contenuto, facendo salire i timori di una Brexit. Ma se si guardano i bookmaker, più accurati dei sondaggi perché prendono in considerazione tutti i fattori e le informazioni anche il voto degli indecisi, l’esito del voto non appare così incerto.

Secondo il pronostico dei bookmaker, illustrato a Bruxelles in un report dell’European Sports Security Association (ESSA), l’organizzazione non profit che promuove l’integrità nel mondo dello sport e raggruppa alcuni dei principali bookmaker internazionali e riportato da Agipronews, il 60% dei cittadini britannici voterà a favore della permanenza in Europa al referendum del prossimo 23 giugno, contro il 40% che invece sceglierà l’addio all’Ue.
Sulla lavagna delle quote, la permanenza nell’Ue è vincente a 1,38 su Paddy Power e l’addio a 2,70; raggiungere una percentuale tra il 50 e il 55% per il fronte del “remain” vale 2,75, si sale a 3 volte la scommessa per sfiorare il 60%. “Molte persone stanno scommettendo sull’esito del referendum, non solo nel Regno Unito. Per il settore, finora, si tratta del maggior evento politico per volume di gioco nella storia del betting”, ha aggiunto Khalid Ali, segretario generale dell’ESSA. Ad oggi il record è per le elezioni Usa del 2012, con 50 milioni di euro, mentre le stime sul referendum britannico salgono a circa 60 milioni.

Gli ultimi sondaggi sul Brexit vanno invece contro i pronostici dei bookie e vedono in vantaggio il fronte del “Leave” di 7 punti percentuali. Tuttavia i sondaggisti sono sotto pressione, dopo aver previsto un esito sbagliato delle ultime elezioni politiche nel Regno Unito. In quella tornata elettorale, le previsioni erano per un Parlamento “impiccato”, cioè senza una maggioranza capace di governare, mentre i bookmaker – correttamente – avevano pronosticato la maggioranza dei Tory e la vittoria per il premier David Cameron. Secondo Eric Konnings (Sports Betting Integrity Officer del bookmaker anglosvedese Unibet), uno dei motivi che hanno indotto in errore i sondaggisti negli ultimi anni è la formulazione delle domande, che può influenzare direttamente le risposte degli intervistati: “I sondaggisti possono anche essere prevenuti ed è per questa ragione che i mercati delle scommesse rappresentano un’alternativa, forse più precisa, delle stime sul risultato del Brexit”.

Una posizione condivisa dall’analista politico Williams Leighton Vaughan della Nottingham Trent University: i bookie “sono più accurati dei sondaggisti perché prendono in considerazione tutti i fattori e le informazioni – compresi i sondaggi – ma anche il voto degli indecisi”. Non solo. Gli elettori non hanno alcun incentivo a dire la verità sulle loro preferenze di voto ma, quando scommettono con il proprio denaro, tendono a fare le scelte che sentono più vicine.

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2 commenti Commenta
sticky strike
Scritto il 17 giugno 2016 at 17:28

Che le quote dei bookmaker inglesi fossero a favore della rimanenza in EU si sapeva. Il problema e’ che le quote per brexit sono passate da 5 a 2,70 nelle ultime settimane. E quello che ora e’ un 60% di probabilita’ di rimanenza prima era 70%.
Il movimento brexit e’ in momentum. E’ difficile prevedere un risultato, quello cheso’ e’ che circa l’80% dei miei colleghi inglesi votera’ per l’uscita. Il 90% dei commenti su qualsiasi testata giornalistica inglese online su articoli riguardo brexit e’ favore di uscita. Sicuramente questi non sono queste cose che hanno valore statistico ma danno un idea della situazione

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xena87
Scritto il 20 giugno 2016 at 09:36

Ciao Sticky, tu dici che l’ 80% dei tuoi colleghi è pro Brexit. MI sorge una curiosità, se posso chiedere, che lavoro fai e dove sei basato, a Londra o fuori? Scusa se le domande sono un po’ personali ma servono per chiarire la psicologia degli inglesi. Grazie
stic­ky stri­ke@fi­nan­zaon­li­ne,

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