Brexit: quando la bugia è così grande

Scritto il alle 15:17 da Redazione Finanza.com

Nel breve termine l’attenzione dei mercati è tutta rivolta al voto Brexit del 23 giugno. E sebbene in questi giorni fiocchino sondaggi, analisi e previsioni, sappiamo davvero tutto su questo referendum? Un’analisi fuori dal coro arriva da Teis Knuthsen, Cio di Saxo Private Bank. Di seguito proponiamo un estratto dlela sua ricerca intitolata “Quando la bugia è così grande”.

Brexit  voto Gran BretagnaAnche se i bookmakers sono fiduciosi sull’esito del voto, non si può dare per scontato che il Regno Unito rimanga all’interno dell’Unione. Personalmente, non ricordo di aver mai assistito a una tale massiccia campagna di paura come quella di quest’anno. I politici e le istituzioni di tutto il mondo sembrano sostenere che sia in gioco la pace mondiale, facendo di tutto per minacciare il Regno Unito in caso di un’uscita. La Bank of England sembra aver preso l’iniziativa in tal senso, in parte con avvertimenti e in parte esprimendosi senza mezzi termini riguardo alla sofferenza della crescita del Regno Unito, ancor prima del voto. Probabilmente tutto questo è sbagliato. Nel migliore dei casi è soltanto terribilmente esagerato. Il fattore più problematico, credo, è dato dal fatto che i leader dell’Unione Europea stanno parlando di “difficoltà” riguardo ai prossimi negoziati commerciali. Sì, ma la Germania ha un surplus commerciale sostanziale nei confronti del Regno Unito. Qualcuno pensa davvero che i politici vogliano metterlo in pericolo? In tal caso la perdita di benessere sarebbe condivisa con la Germania. Inoltre, quando i leader europei parlano di punire il Regno Unito in caso di uscita non stanno certo curando gli interessi dei propri cittadini, per quanto stiano cercando di risparmiare energia. Si può poi aggiungere che si tratta esattamente dello stesso meccanismo che sembra rendere impossibile per i leader europei realizzare che la Grecia sia effettivamente insolvente. Invece, viene preferita una soluzione economicamente irrazionale – che si traduce in una perdita di ricchezza complessiva per l’UE.

Se il Regno Unito optasse per la Brexit, il paese avrebbe comunque due anni per negoziare i termini dell’uscita dal momento in cui sceglie di presentare la domanda. Non si tratterebbe, quindi, di un collasso improvviso. Da quel momento, ovviamente, molto dipenderebbe da quale percorso verrà intrapreso dal Regno Unito: libero scambio globale o campanilismo lillipuziano. Dal punto di vista finanziario, tuttavia, la Brexit è un evento rischioso e tutti, dai trader giornalieri agli hedge fund, cominceranno a vendere in caso di un “no”. Questo sarà inizialmente causa di un calo della sterlina e dei titoli azionari britannici. Successivamente, poiché sempre più persone accetteranno che i problemi maggiori potrebbero pesare sull’Europa più che sull’Inghilterra, allora saranno anche le azioni europee a cadere. Al contrario, le obbligazioni britanniche dovrebbero salire, soprattutto in previsione di politiche di easing. Un forte calo dei titoli azionari britannici e della sterlina dovrebbe essere visto come un’opportunità di acquisto.

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2 commenti Commenta
jinxed
Scritto il 15 giugno 2016 at 00:13

Mi dispiace ma mi sembra che in Italia avete un po’ di fette di salame e molta dietrologia davanti agli occhi.
“La campagna di paura” come la volete chiamare voi è in realtà un pericolo reale perchè sostanzialmente la maggioranza degli inglesi non sa o non capisce un cazzo dell’Europa Unita e di che cosa significa storicamente, socialmente ed economicamente. Devono allora usare le maniere forti perchè altrimenti questi imbecilli si suicidano da soli, anche perchè dall’altra parte i fautori della Brexit usano bugie ed esagerazioni paradossali giocando proprio sulla totale ignoranza (e ottusità) di un gran numero di inglesi, specie quelli delle classi più povere, che vedono nell’UE soltanto una minaccia in termini di sovranità e di immigrazione.

Certamente se questi idioti nostalgici del grande impero britannico si chiamassero fuori dall’Europa, chi ne pagherebbe di più le conseguenze sarebbero sopratutto loro. E al tempo stesso, l’UE non puó permettersi che il Regno Unito faccia da apripista alle aspirazioni separatiste di eventuali altri stati membri. Di conseguenza, la Brexit verrebbe gestita con la massima fermezza e rigidità dall’UE, e quindi anche dalla Germania, proprio per stroncare sul nascere eventuali voglie di avventura di altri stati. Non sottovalutate mai la determinazione dei tedeschi. Schauble ha già detto che “fuori significa fuori”, quindi il Regno Unito non avrebbe alcun trattamento di favore – e del resto non vedo proprio perchè dovrebbe, avendo goduto fino adesso di un trattamento molto speciale che nessun altro stato ha all’interno dell’UE. Sapete bene che i tedeschi sono ferrei, non fate anche voi lo stesso errore di quegli stupidi inglesi che credono, poveri illusi, di poter uscire dall’UE rimanendo peró nel mercato unico, come se il resto dell’Europa fosse più stupida di loro.

E i due anni per rinegoziare non basteranno, ci sono 40 anni di permanenza in UE da cancellare e riscrivere daccapo, con tanto di ratificazioni dai singoli stati, e non sarà certo la UE ad avere fretta di farlo (per non parlare di tutti gli accordi indiretti con altre nazioni, tra cui gli USA, per i quali Obama ha già detto chiaramente agli inglesi che sarebbero messi in fondo alla fila). Ci vorranno forse 5, se non magari 7 o addirittura 10 anni prima che il Regno Unito possa avere un’ impalcatura di accordi internazionali che sostituiscano quelli attuali. Nel frattempo la loro economia andrà in continuo declino, dapprima lentamente poi sempre più decisamente, e non torneranno mai, se non fra decenni e decenni, a livelli paragonabili a quelli attuali.

L’UE d’altro canto, avrà sicuramente delle ripercussioni ma di più breve durata, dopodiché è più probabile una crescita. Perchè? Perché innanzitutto verrà a mancare una fonte continua di noie, veti e rimandi come lo è stata l’Inghilterra negli ultimi 30 anni. In secondo luogo, gran parte di quello che adesso è in UK per operare in UE verrà giocoforza trasferito in altri stati membri, con conseguente ricaduta economica in termini di investimento e posti di lavoro. La stessa City perderà moltissimo del suo peso, un broker inglese mi disse tempo fa che in caso di Brexit sarebbe semplicemente emigrato.

Toglietevi dalla testa che gli inglesi sono fighi perchè escono dall’UE, voi in Inghilterra non ci vivete, non sapete da dove viene e che cosa vuol dire questa follia suicida e non avete forse ancora pensato alle ramificazioni e alle molteplici conseguenze di una eventuale Brexit. Acquistare titoli o obbligazioni UK in caso di Brexit? Ma siete impazziti? Quelli se escono sono destinati solo al Polo Nord.

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andrea4891
Scritto il 15 giugno 2016 at 17:02

già negli anni 60 del secolo scorso temevamo che un’Europa unita sarebbe stata monopolizzata dalla Germania (Ovest, all’epoca)

poi è arrivato l’89, e da allora la Germania Unita (e rinforzata dal denaro di tutti gli Europei) ha messo prepotentemente i piedi sul collo degli Euroschiavi

sognavamo a un’Europa che fiorisse in prosperità grazie all’eliminazione dei dazi e delle diseconomie dovute alle troppe divisioni, e invece ci siamo visti regalare un neocolonialismo teutonico, una invadente stupida inutile costosa antidemocratica controproducente prepotente burocrazia che favorisce solo la Germania a scapito degli altri paesi

gl’Inglesi sono rimasti gli unici a poter dare una scossa a questa Europa malata e farla rinsavire

W la Nuova Resistenza

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