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Minusvalenze pregresse: come recuperarle in dichiarazione redditi

Scritto il alle 17:24 da Redazione Finanza.com

Le rendite finanziarie subiscono, come gli altri redditi, una tassazione, ma come si procede e come si calcola quanto è dovuto?

Minusvalenze e plusvalenze

Quando si fanno investimenti finanziari, ad esempio con azioni o obbligazioni, è possibile avere due risultati:
– risultato negativo che genera minusvalenze;
– risultato positivo che genera plusvalenze.
In base alla normativa italiana che, come si vedrà nel prosieguo della trattazione,  le plusvalenze devono essere tassate e ad esse si applica un’aliquota del 26% (dal primo luglio del 2014), ma come vengono trattate le minusvalenze?
La legge prevede che le minusvalenze possano fungere da credito d’imposta, ma tale credito deve essere sfruttato entro il quarto anno rispetto a quello che ha generato la perdita. Ciò vuol dire che potranno essere fatte valere nella dichiarazione del 2016, relativa al 2015, le minusvalenze generate nel 2011 o anni successivi ad esso.

Per sfruttare le minusvalenze generate prima della loro scadenza, è consigliato chiudere le operazioni in attivo prima del 31 dicembre del 2015 in modo da compensare il 26% di tassazione che verrebbe in seguito applicato. Ciò non vuol dire perdere la possibilità di avere ulteriori guadagni da quelle stesse operazioni, perché le stesse possono essere riaperte anche dopo pochissimo tempo. L’importante è utilizzare il credito maturato verso l’Agenzia delle Entrate prima che lo stesso scada.

Come calcolare le minusvalenze che è possibile sfruttare?

In realtà il calcolo è molto più semplice di ciò che potrebbe sembrare: la banca che gestisce gli investimenti finanziari ha già tutti i dati e in alcuni casi li mette a disposizione anche online e divisi per anni. Per ottenere questi dati basta chiedere la “posizione fiscale” alla propria banca, o all’istituto che gestisce gli investimenti: in questo modo è possibile sapere immediatamente quali sono le minusvalenze che devono essere sfruttate prima della loro scadenza. È la stessa banca a calcolare le imposte dovute sulle plusvalenze e a detrarre le minusvalenze realizzate, l’importante è che il cliente cerchi di sfruttare al massimo le minusvalenze chiudendo le posizioni in attivo prima che il credito d’imposta vada in scadenza.

Cosa si può compensare?

I guadagni e le perdite che possono essere compensati sono quelli su azioni, obbligazioni, futures e certificati, cioè redditi da dichiarare tra i “redditi diversi”.
Deve essere precisato che le plusvalenze che derivano da partecipazioni qualificate nel capitale sociale, che di conseguenza danno luogo alla partecipazione ai dividendi della società, sono assoggettate a tassazione IRPEF e quindi non godono della disciplina prevista per i “redditi diversi”.

Una particolarità si ha nel caso in cui le minusvalenze e plusvalenze siano generate da fondi di investimento o SICAV: in questo caso infatti le perdite sono considerate dall’ordinamento come “redditi diversi”, quindi sono una componente passiva di tale voce, mentre le plusvalenze sono considerate “redditi di capitale”, ciò vuol dire che le perdite generate da questi fondi non potranno essere portate in compensazione sulle imposte da pagare su eventuali plusvalenze generate dagli stessi, o diversi, fondi di investimento.

Nonostante questa particolarità non tutto è perduto perché visto che le perdite devono essere iscritte come voce passiva dei redditi diversi, potranno essere compensate con eventuali guadagni generati da altri investimenti in azioni o obbligazioni. L’importante è che si tratti di investimenti che in base alla normativa generano “redditi diversi”.

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