Università: Bologna la città italiana con più offerte lavoro per laureati

Scritto il alle 09:48 da Redazione Finanza.com

Tra i fattori esterni che limitano la competitività, le PMI e micro-imprese italiane segnalano – oltre a burocrazia, pressione fiscale e le barriere nell’accesso al credito che ricoprono un’importanza primaria – la scarsa reperibilità di risorse umane qualificate (9,4%) e gli scarsi collegamenti con il mondo dell’Università e della Ricerca (6,9%). In che modo quindi istruzione, formazione e skills si ripercuotono sulla competitività di un territorio, sull’occupazione e sui salari? È questo il tema di fondo che ha caratterizzato l’incontro “Talents: La formazione per la competitività”, il secondo evento di “Growing Seeds Forum”, un ciclo di seminari organizzato da Nomisma con il supporto di Philip Morris Italia, finalizzato a scambiare idee e riflessioni per lo sviluppo del sistema economico dell’Emilia Romagna.

Alla base dello scambio di idee, la presentazione dei risultati della ricerca realizzata da Nomisma dal titolo “Formazione e competitività: fabbisogni professionali e skills in Emilia-Romagna” che ha mappato l’offerta formativa della regione Emilia Romagna che conta oltre 603 mila studenti iscritti nella scuola (infanzia, primaria e secondaria), 4 atenei e oltre 158 enti di formazione accreditati. Rispetto alla media nazionale lo studio evidenzia come sia maggiore il numero di studenti che scelgono nella scuola di II grado un indirizzo tecnico e professionale (34,4% e 23,3% del totale studenti iscritti alla scuola secondaria di II grado rispetto alla media italiana del 30,5% e 16,6%), formazione che permette un accesso immediato al mondo del lavoro, mentre l’istruzione terziaria è di poco superiore alla media UE (20,1% del totale studenti vs 18,6%).

Focalizzando l’attenzione sull’istruzione universitaria, l’incidenza di laureati in materie come scienze, tecnologia, ingegneria e matematica in Emilia Romagna risulta in linea con il dato italiano (21%), mentre in un confronto internazionale l’Italia si posiziona meglio degli USA, ma in ritardo rispetto soprattutto a Francia e Spagna: l’aumento dell’investimento nella formazione scientifica per contrastare il calo dell’interesse verso gli studi scientifici e le professioni connesse è di centrale importanza (ed incluso tra gli obiettivi EUROPA 2020), a fronte delle ripercussioni di tale gruppo disciplinare in termini di innovazione e concorrenza.

Come sottolinea Andrea Goldstein, Managing Director di Nomisma e curatore della ricerca “l’analisi della ripartizione degli occupati per titolo di studio sottolinea la rilevanza dell’istruzione secondaria di secondo grado in Emilia-Romagna: 49% degli occupati in linea con il dato medio UE. La presenza di laureati o PhD è inferiore rispetto al dato medio europeo (21% vs 33%), ma complessivamente in crescita nell’ultimo decennio. Lo studio – prosegue Goldstein – evidenzia un gap tra il livello di istruzione conseguito e le effettive esigenze del mercato: da un lato in Italia il 21,1% dei lavoratori è troppo qualificato rispetto al livello di istruzione richiesto per la professione svolta, dall’altro il 15% ha un livello di istruzione inferiore rispetto a quello necessario per la propria occupazione. Nel primo caso possiamo parlare di un fenomeno di disoccupazione intellettuale, con forza lavoro qualificata, ma con titoli di studio in discipline non congrue alle richieste del mercato”.

Le previsioni sulla domanda di breve periodo delle imprese di professioni e formazione evidenziano come il mercato del lavoro italiano necessiti trasversalmente di diversi profili di istruzione e formazione, con una maggiore richiesta di forza lavoro per il livello di istruzione secondario o post secondario. La richiesta di laureati nella provincia di Bologna risulta maggiore rispetto alla media italiana (16% vs 11,5%), mentre l’incidenza in Emilia Romagna (10,8%) risulta di poco inferiore alle media nazionale.

Nel medio periodo (2015-2020), gli orizzonti occupazionali offrono un quadro positivo per i lavoratori più qualificati in termini di istruzione, con un aumento del tasso di occupazione previsto pari al 20,34%, rispetto a un declino dell’11,3% per i lavoratori meno qualificati.

Per un migliore matching dei profili del capitale umano con l’evoluzione delle esigenze del sistema produttivo – nazionale e internazionale – è quindi imperativo consolidare le relazioni tra il sistema scolastico e formativo – in particolare Università e Istituti Specializzati – con il mondo delle imprese, migliorando sia la qualità che la pertinenza dei percorsi di istruzione alle esigenze del mercato.

Secondo Simona Robotti, Direttore risorse umane di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, “la formazione e il continuo apprendimento sono aspetti essenziali nelle nostre politiche di sviluppo dei talenti, per poter far fronte all’esigenza di essere sempre competitivi in un settore che oggi affronta un processo di forte rinnovamento: oltre il 50% partecipa ogni anno a programmi volti al miglioramento delle proprie competenze e conoscenze”.

“La puntuale ricerca di Nomisma ci invita ancora una volta a riflettere sul fatto che siamo in un territorio, quello emiliano, dove potremmo lavorare con un obiettivo di disoccupazione giovanile a tasso zero” – sottolinea Tiziana Ferrari Direttore Generale Unindustria Bologna. “Il mismatching tra domanda e offerta può e deve essere ridotto, anche se nella nostra regione gli indicatori sono migliori delle medie nazionali”.

“Siamo di fronte ad una nuova rivoluzione industriale che si coniuga con quel processo di globalizzazione che ha già sconvolto i commerci internazionali. In questo scenario, per essere competitivi, bisogna investire sulle persone e su un sistema articolato ed integrato di formazione che permetta sia di affermarsi nei comparti manifatturieri più avanzati, sia di accrescere la qualità del sistema produttivo e dei servizi evitando di generare fratture nel sistema sociale. Perseguendo questo obiettivo la regione Emilia Romagna ha fortemente investito in un sistema formativo integrato, dalle competenze di base fino ai dottorati di ricerca, nella convinzione che il sistema educativo divenga la principale infrastruttura di un paese che vuol crescere nel nuovo contesto mondiale” – così l’Assessore a coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro della Regione Emilia Romagna Patrizio Bianchi è intervenuto a conclusione del convegno.

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