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Cotone: Cina e meteorologia per capire dove vanno i prezzi

Scritto il alle 16:37 da Redazione Finanza.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allen A. Terhaar è senior advisor di Cotton Council International, l’associazione non-profit che dal 1956 si occupa della promozione del cotone americano nel mondo. In un’intervista a Finanza.com Terhaar mette in luce gli aspetti principali dell’industria e gli elementi da tenere sotto controllo per capire l’andamento dei prezzi del cotone.

Siamo così abituati al cotone che forse non ci rendiamo conto di quanto la sua presenza sia pervasiva nelle nostre vite. Quanto è grande l’industria di questa materia prima?

Negli Stati Uniti l’industria del cotone ha un valore di oltre 10 miliardi di dollari. Le esportazioni di fibra di cotone, variabili in base ai prezzi, si aggirano tra 2 e 3 miliardi di dollari all’anno. È un settore di rilevanti dimensioni. Fino a pochi anni fa gli Stati Uniti erano il secondo produttore mondiale, ora sono il terzo dietro Cina e India. Il quarto produttore globale è il Pakistan. Insieme queste nazioni producono il 70% del cotone mondiale. La Cina è anche il principale consumatore di cotone in termini di lavorazione industriale, seguita da India, da Pakistan e Turchia. Da quest’ultima arrivano la maggior parte dei prodotti finiti per il mercato europeo. A sua volta il cotone grezzo per le lavorazioni della Turchia è in gran parte americano. Pertanto per noi rivestono grande importanza le tendenze di mercato che si sviluppano in Germania, in Italia e nel Regno Unito. Sono mercati guida per i comparti dell’abbigliamento e dell’arredamento. I maggiori consumatori di prodotto finito sono i Paesi sviluppati: Unione europea, Stati Uniti e Giappone anche se avanzano a grandi passi Corea del Sud, Taiwan e India.

Pensa che i Paesi emergenti supereranno quelli sviluppati nel consumo di prodotti finiti in cotone?

Ci vorrà un bel po’ di tempo perché partono da un livello di consumo molto basso ma anche perché spesso i paesi, quando iniziano il loro sviluppo, passano dalle fibre naturali a quelle sintetiche e solo in un secondo momento tornano alle fibre naturali.

Ci saremmo aspettati di vedere la Cina in cima alla classifica dei consumi finali, se non altro per la popolazione numerosa.

La Cina è un paese dalle potenzialità elevate ma ha un sistema che scoraggia il consumo finale di cotone a favore delle fibre sintetiche. Quello che accade in Cina è una delle determinanti principali del rapporto tra domanda e offerta e quindi del prezzo del cotone. La Cina oggi rappresenta l’85% della produzione mondiale di poliestere.

Cosa fate per contrastare la concorrenza delle fibre sintetiche?

Stiamo facendo tutto quello che è necessario per mantenere il cotone tra le preferenze dei consumatori. In Italia come in qualsiasi altra parte del mondo le fibre naturali sono preferite a quelle sintetiche ma bisogna ricordarne continuamente i vantaggi. Per esempio il cotone è un ottimo materiale per l’assorbimento dell’umidità e quindi del sudore ma non è la fibra migliore per rilasciarlo e questa è una cosa su cui stiamo lavorando. È un aspetto molto importante soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento sportivo dove la pressione per avere le migliori performance possibili è molto forte. È un mondo molto competitivo. Le fibre sintetiche si adattano più rapidamente ai bisogni e alle richieste, in special modo per quanto riguarda l’abbigliamento tecnico e sportivo. Per quanto riguarda il marketing cerchiamo di ricordare continuamente al consumatore gli aspetti naturali del cotone. Visivamente, quando un acquirente entra in un negozio di abbigliamento può essere più attratto dai colori delle fibre sintetiche e fare meno caso al materiale. Il nostro compito e ricordargli la migliore qualità e il comfort dell’abbigliamento in cotone anche se il prezzo è maggiore. Infine c’è un aspetto ecologico che oggi sta diventando particolarmente importante. Il cotone è una fibra naturale rinnovabile, il petrolio da cui si ricavano le fibre sintetiche no.

Possiamo dire che il prezzo del petrolio è una determinante del prezzo del cotone. Quali sono le altre?

Bisogna fare riferimento a cosa accade alle altre commodity agricole, come il mais o la soia che sono le principali colture concorrenti del cotone. Le monitoriamo intensamente nei mesi invernali quando i coltivatori decidono cosa seminare. Tra i fattori più importanti per le forniture e i prezzi del cotone, ci sono poi le decisioni prese dalla Cina. In generale le quotazioni di questa materia prima sono molto affidabili, stabili, quasi noiose per chi voglia speculare. A questa stabilità non è estranea la Cina, dopo quando accaduto nel 2010-2011 quando alcune scelte provocarono una corsa forsennata dei prezzi del cotone fino a triplicarli. La Cina mantiene ora scorte di cotone sufficienti per circa un anno. Se i prezzi dovessero salire troppo, la Cina incomincerebbe a rilasciare queste scorte e ciò limiterebbe la crescita dei prezzi. Sul fronte opposto, se i prezzi del cotone dovessero scendere troppo (e i livelli attuali sono già piuttosto bassi) le semine di cotone verrebbero scoraggiate e questo sosterrebbe i prezzi.

In pratica i prezzi del cotone sono destinati a muoversi in un trading range?

Sappiamo che nessuno ha la sfera di cristallo ma in effetti, negli anni più recenti, il cotone si è mosso in un trading range piuttosto ristretto e allo stato attuale ci sono gli elementi perché continui a farlo.

Che consigli darebbe a chi voglia investire sul cotone?

Il cotone è un prodotto naturale, una coltivazione annuale soggetta alle condizioni climatiche. Chi voglia investire in cotone deve sempre tenerlo a mente. La meteorologia avrà sempre un’influenza sui prezzi, anche in condizioni di scorte elevate. Se io fossi un investitore guarderei con attenzione le previsioni meteorologiche di breve e lungo termine. Considerate le scorte globali di cotone saranno le condizioni meteo a determinare la fluttuazione dei prezzi all’interno del trading range attuale. Per quanto riguarda il lungo termine il riscaldamento terrestre sta portando verso la siccità alcune aree geografiche. Questo potrà influire in futuro sulla resa delle coltivazioni e sui luoghi dove il cotone potrà essere coltivato. Chi voglia investire in cotone deve inoltre tenere sotto controllo il prezzo relativo di altre commodity, come soia e mais. Per esempio se i prezzi della soia salgono molto dobbiamo aspettarci una riduzione delle superfici coltivate a cotone. Da tenere sotto controllo sono anche le variabili che influenzano il consumo di cotone, quindi il prodotto interno lordo e la crescita globale in quanto gli acquisti di abbigliamento e di arredamento sono molto legati al benessere economico. Infine da non tralasciare i prezzi del petrolio, sia perché con bassi prezzi del petrolio il consumatore ha più denaro da spendere per altre merci, sia perché bassi prezzi del petrolio riducono i costi per la produzione delle fibre sintetiche.

Strumenti finanziari sulla commodity cotone
Cotone certificate di Rbs (Isin: NL0009481845)
ETFS Daily Leveraged Cotton di ETFS Commodity Securities (Isin: JE00B2NFTH59)
ETFS Daily Short Cotton di ETFS Commodity Securities (Isin: JE00B24DK868)
ETFS Cotton di ETFS Commodity Securities (Isin: GB00B15KXT11)

Il cotone è una materia prima conosciuta da almeno 7.000 anni. Risalgono al 5.000 a. C. i primi ritrovamenti archeologici, in Messico e Perù. Più recenti (circa 2.700 a.C) i reperti e le testimonianze trovati tra Pakistan, Afghanistan e Medio Oriente. Solo dopo 6.000 anni, dalla sua prima apparizione cronologicamente databile, il cotone arriva in Europa, importato dai Saraceni in Sicilia a partire dall’800 d.C. circa. Una merce di lusso, con costi elevati che ne impedirono un’ampia diffusione fino al sedicesimo secolo quando, dopo la scoperta dell’America, le tecniche di coltivazione e le qualità di cotone utilizzate in Sudamerica si estesero alle colonie dell’America settentrionale. L’accelerazione della produttività e la riduzione dei costi di produzione portati dal telaio e dalla brutta pagina della schiavitù, innescarono infine la diffusione del cotone su scala planetaria con il culmine dell’adozione del telaio a vapore sul finire del ‘700, in piena rivoluzione industriale.

 

 

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