Che cos’è il Ttip, l’accordo commerciale USA-Europa

Scritto il alle 12:49 da Redazione Finanza.com

Il Ttip è un accordo commerciale, l’acronimo sta per Transatlantic Trade and Investment Partnership: in pochi sanno della sua esistenza eppure è il patto commerciale di libero scambio tra le due potenze economiche e commerciali mondiali,  gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

A livello numerico, il trattato coinvolge i 50 stati degli Stati Uniti d’America e le 28 nazioni dell’Unione Europea, per un totale di circa 820 milioni di cittadini. In termini di PIL, la somma ammonta a circa il 45 per cento del PIL mondiale, secondo le stime del 2013.
Il patto è in corso d’opera da diverso tempo ma quello che si sta cercando di fare è una rinegoziazione e una rettifica degli accordi in linea con quelle che sono le nuove esigenze del mercato mondiale, arrivando a una soluzione di compromesso che vada bene a entrambe le parti coinvolte.

L’idea è quella di mettere in competizione il Titp con il Ttp, ossia Trans-Pacific Partnership per giungere, alla fine del processo, alla creazione di un unico accordo per gli scambi economici e commerciali che, stando alle stime, regolerebbe una fetta complessiva del 72% di tutte le operazioni a livello mondiale.
Questo accordo sarebbe utile per sostituire il Wto, che secondo l’opinione degli economisti, ha esaurito la sua funzione come organo generale per il controllo degli scambi commerciali.

Il trattato ha tre aree principali su cui intende intervenire:

1 – accesso al mercato

Riguarda  i seguenti settori: merci, servizi, investimenti e appalti pubblici. Prevede l’eliminazione di tutti i dazi sullo scambio bilaterale delle merci, con l’introduzione di misure preventive del dumping, al fine di evitare squilibri di prezzo.

2 – ostacoli non tariffari

Si intendono rimuovere le barriere che ostacolano la libera circolazione di prezzi e che, a differenza dei dazi, non prevedono l’imposizione di tariffe per l’ingresso.

3 – questioni normative

Tale punto è generico nell’esposizione, poichè parla di diritti di proprietà intellettuale, di merci rispettose dell’ambiente e a basse emissioni di carbonio, di misure  antitrust, di norme antifrode

Tuttavia il Ttip ha correnti favorevoli e contrarie, che si scontrano e rendono il percorso per la sua attuazione più complicato di quello che era prevedibile inizialmente. Se da una parte i sostenitori si dicono convinti che il patto porterà grandi vantaggi a tutti, i critici affermano che si tratta di una manovra che nasce con il solo intento di favorire le aziende a discapito delle piccole imprese, facendo saltare ogni regolamentazione che oggi disciplina il mercato del lavoro, dalle assunzioni alle proprietà intellettuali.

Le stime più ottimiste parlano di una importante opportunità per far crescere il PIL globale di mezzo punto percentuale quando i suoi effetti saranno entrati a regime: se tutto dovesse andare come sperato, non sarebbe prima del 2027, ma si tratterebbe di una sfida per il miglioramento delle condizioni economiche tutti i Paesi dell’Unione Europea. La crescita del PIL non è un dato fine a se stesso ma è il preludio a una crescita economica a tutto tondo che porterebbe alla creazione di nuove aziende e, quindi di nuove opportunità di lavoro nell’ordine di diverse centinaia di migliaia di posti nuovi da distribuire tra i giovani e gli specialisti.

Ad oggi non sono stati ancora resi noti i termini di questo accordo, che viene condotto in totale segretezza dagli esponenti della burocrazia economica europea e americana, senza interferenza alcuna da parte dei media internazionali e di nessun altro. Tuttavia, in una società come la nostra, impedire la benché minima fuga di notizie è utopia ed è quindi stato possibile venire a conoscenza di alcuni dettagli importanti come la ricerca di una soluzione di compromesso per i libero scambio di merci oppure l’obbligo legale di tutti i Paesi coinvolti, a ogni livello governativo.

Il miglioramento all’accesso ai mercati e, quindi, una maggior libertà di commercio sgravata da una buona parte delle accise e delle tasse doganali di esportazione porterebbe a un miglioramento complessivo di tutte le economie coinvolte, nessuno escluso. Basta pensare all’ordine di grandezza del valore degli scambi tra Europa e USA, che ammonta a circa 1 triliardo di dollari.

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