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Ricorsi Cartelle Equitalia: come cambia la norma, le novità

Scritto il alle 12:31 da Redazione Finanza.com

Sarà più complicato il ricorso verso le cartelle di Equitalia: con i decreti attuativi della delega fiscale, emanati di recente dal Governo, la procedura verrà resa più difficile.

La riforma della riscossione viene portata avanti su due direttrici principali: il maggiore utilizzo della mediazione e un controllo serrato sulle motivazioni, in particolare sulla loro fondatezza.
Per quanto concerne il primo punto, sinora la mediazione era stata limitata a determinati ricorsi verso l’Agenzia delle Entrate, mentre ora è stata sancita l’estensione anche verso le cartelle di Equitalia che siano viziate da un punto di vista formale (cartelle recapitate senza busta, errori nelle firme ed altro). Grazie all’introduzione di questa procedura, Equitalia potrà dare vita ad un ravvedimento con il quale eviterà l’invalidazione delle cartelle per errori di forma, ovvero per quei difetti i quali non necessitano di accertamenti giudiziari.

Ancora più importante, almeno nelle intenzioni espresse dallo stesso esecutivo, è la parte riguardante l’impugnazione delle cartelle di Equitalia. Con il nuovo disposto, infatti, si punta con assoluta chiarezza a porre un argine di fronte ai ricorsi considerati pretestuosi, ovvero quelli elevati dai contribuenti con il solo scopo di poter arrivare per questa via all’invalidazione della cartella, confidando sul silenzio assenso. Una pratica diventata di massa e tale da moltiplicare il lavoro di accertamento, oltre a renderlo più dispendioso.

Il grimaldello per arrivare a stroncare questa pratica ormai dilagante è una modifica ai commi 537 e 545 della legge 228 del 2012, inseriti nella Legge di Stabilità relativa alla riscossione. In tal caso, infatti, si prevede che in caso di ricorso verso cartelle che siano state emesse da Equitalia, lo stesso non potrà più essere elevato motivando l’atto con esigenze diverse da quelle indicate in maniera precisa dalla normativa vigente, ovvero la decadenza, la prescrizione, l’effettuazione del pagamento e la sentenza oppure la sospensione in sede di giudizio.

Proprio in tal modo il provvedimento va ad eliminare in sede legislativa un elemento, quello rappresentato dall’aperta inesigibilità, il quale permetteva ai contribuenti di presentare ricorsi dal carattere chiaramente strumentale, tesi semplicemente ad arrivare ad un annullamento del ricorso, approfittando della procedura stessa.
Altra modifica apportata dal decreto attuativo è relativa ai termini per la presentazione di ricorsi sulle cartelle emesse da Equitalia. Anche in questo caso il peggioramento delle condizioni per i contribuenti è vistoso, poiché è stato eliminato il termine di 60 (sessanta) giorni entro cui Equitalia era costretta a rispondere nei confronti della dichiarazione rilasciata dal debitore. Allo stesso tempo è stato soppresso l’annullamento della cartella esattoriale una volta che siano trascorsi almeno 200 (duecento) giorni senza che l’ente abbia proceduto a rispondere nei confronti del contribuente. Eliminata anche la facoltà, di cui godeva il contribuente, di procedere alla ripresentazione della dichiarazione di contestazione della cartella esattoriale.

Le misure emanate il 26 giugno vanno in sostanza a semplificare notevolmente l’iter di risposta per le istanze di ricorso introducendo al contempo una serie di paletti e misure restrittive che hanno il chiaro scopo di rendere sempre più complicati i ricorsi chiaramente dilatori e pretestuosi.

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