Kepler: La missione che ha (forse) trovato un nuovo pianeta abitabile; immagini della Nuova Terra

Scritto il alle 16:50 da Redazione Finanza.com
Il pianeta “abitabile” emerso dalla missione Kepler: Kepler186f

Quasi 60 anni dal primo lancio spaziale (il russo Sputnik 1 del 1957), poco più di 50 dal primo volo spaziale con equipaggio umano (Juri Gagarin nel 1961, e 46 trascorsi dallo storico atterraggio sulla Luna. Nonostante i decenni trascorsi, il cosmo continua tuttora a esercitare un incredibile fascino sull’umanità, “mistico” (eventuale possibilità di contatto con civiltà aliene) o più prosaico (potenziale fonte di risorse di ogni genere). Alla luce dei progressi ottenuti nell’arco del XX secolo nell’esplorazione spaziale, dunque, riveste ancora più importanza una missione come la NASA Discovery #10, più conosciuta come Kepler, mutuato dal grande astronomo e matematico seicentesco.

TELESCOPIO? NO, MOLTO DI PIÙ

Inaugurata a marzo del 2009, la missione Kepler è a tutt’oggi una delle più imponenti missioni per l’esplorazione extra-solare, ideata con il preciso scopo di creare un insieme di “mappe” che descrivano con maggior precisione lo spazio oltre il nostro Sole. Il fulcro dei complessi macchinari che compongono Kepler è il Fotometro, uno speciale telescopio di quasi un metro di diametro (0.95 m per l’esattezza) in grado di misurare la luminosità delle luci emesse dalle stelle, coadiuvato da un insieme di sensori capaci di raggiungere una risoluzione di 95 megapixel. Data l’ovvia impossibilità di “guardare” nel senso comune del termine, le prime rilevazioni si concentrano infatti sui cosiddetti “transiti“, ossia i momenti in cui un pianeta durante la sua orbita transita di fronte a una stella. Il fenomeno, osservabile anche dalla Terra quando Venere e Mercurio transitano di fronte al sole, produce delle variazioni nella luminosità emessa dalla suddetta stella, variazioni che consentono di conoscerne almeno dimensioni e massa. Tramite ulteriori misurazioni è successivamente possibile raccogliere ulteriori dati sui pianeti rilevati (temperatura, distanza dalla propria stella di riferimento, struttura).

I PRIMI RISCONTRI

Telescopio Kepler: una foto scattata

I primi risultati considerati rilevanti non si sono fatti attendere. Già nel 2010 Kepler aveva studiato più di 156mila stelle differenti, portando alla scoperta, tra gli altri, di tre pianeti somiglianti al nostro Saturno, e nel 2011 l’importante scoperta di un pianeta roccioso, etichettato Kepler 10b, che pur essendo grande 1,4 volte la Terra era il più piccolo scoperto fino a quel momento. Nel settembre dello stesso anno, poi, la scoperta rivoluzionaria di un pianeta orbitante attorno a due stelle anziché una, circostanza finora considerata poco più che fantascientifica.

UNA VERA NUOVA TERRA?

Come sempre, l’attributo fondamentale per definire un pianeta come abitabile è la possibile presenza di acqua allo stato liquido. Già nel 2013 la rivista Science aveva diramato la scoperta di tre probabili “gemelli” del nostro pianeta battezzati come Kepler-62e, Kepler-62f e Kepler-69 c. La distanza dei primi due, però, stimata fra i 2000 e i 3000 anni luce, rende difficoltoso spingersi più in là di fondate ipotesi sulla loro atmosfera, forse composta da azoto, anidride carbonica e acqua. Oggi, a quasi due anni di distanza, gli occhi di scienziati e appassionati sono puntati in particolare su Kepler-186f, scoperto a metà del 2014 e considerato tra i migliori candidati per l’abitabilità. La grandezza stimata sarebbe pari a circa il 10% in più rispetto alla Terra, con un’orbita completata in 130 giorni intorno a una nana rossa (più fredda del Sole), all’interno quindi della cosiddetta “zona abitabile”. Proprio questo insieme di fattori fa sì che l’attenzione sia concentrata su Kepler 186f in maniera particolare, dato che, come conferma la stessa direttrice della ricerca Elisa V. Quintana, potrebbe essere il pianeta che, fra quelli studiati, goda della miglior luce e temperatura per gli standard umani. Occhi al cielo, dunque, in attesa un giorno di poter vedere con i propri occhi ciò che oggi ci appare così lontano.

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