Sergio Mattarella: chi è il nuovo Presidente della Repubblica

Scritto il alle 15:58 da Redazione Finanza.com

Chi è Sergio Mattarella, il nuovo Presidente della Repubblica?

Ecco un identikit che ci fa conoscere meglio il neo presidente eletto questa mattina, 31 gennaio 2015. 

Chi è Sergio Mattarella

73 anni, siciliano nato a Palermo, Sergio Mattarella è il 12° Presidente della Repubblica. Politico di lungo corso, il nuovo inquilino del Quirinale è fratello minore del più tristemente noto Piersanti Mattarella, barbaramente ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980 mentre ricopriva la carica di Presidente della regione Sicilia. All’uccisione del fratello, avvenuta mentre si trovava a bordo della sua auto insieme alla moglie, era presente anche lui e fu il primo a soccorrerlo, ancora vivo.

L’inizio politico

Il nuovo Presidente della Repubblica in questi giorni è stato definito  “l’uomo ombra” per la sua peculiare riservatezza che ha contraddistinto tutta la sua carriera politica, iniziata nel lontano 1983, quando si candidò e venne eletto alla Camera dei Deputati nelle file della Democrazia Cristiana.

Le origini

Fu subito evidente quanto fosse forte la sua volontà di raccogliere l’eredità del fratello nel segno della continuità anche familiare, in quanto il padre Bernardo fu militante nella Democrazia Cristiana e negli anni ’50 e 60 fu anche nominato più volte ministro.

Durante gli anni della giovinezza Sergio Mattarella è stato impegnato nelle file del Movimento studentesco dell‘Azione Cattolica e poi nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana che riguardava la presidenza della regione Lazio.

Mattarella ottenne la laurea in Giurisprudenza all’Università di Palermo e, prima di entrare in politica, ha retto la cattedra di Diritto Parlamentare nello stesso ateneo. Una formazione importante che lo ha caratterizzato in modo approfondito nella conoscenza della legiferazione e del valore del diritto, che lo portò a essere tra le voci interpellate rispetto alla stesura di leggi delicate e importanti, tra cui anche quella elettorale denominata proprio”matterellum”.

Sposato con Marisa Chiazzese, deceduta nel 2012, ha un paio di figli: uno fu impegnato in politica nel 2009 nella sua regione d’origine, un altro attualmente è capo dell’ufficio legislativo presso il ministero della Funzione Pubblica nonché docente presso l’Università di Siena.

La Democrazia Cristiana e gli anni ‘80

Dal 2011 occupa l’incarico di Giudice Costituzionale dovuto a una nomina parlamentare nella quale ha raccolto 572 voti, 93 in meno rispetto ai 665 voti con cui i grandi elettori lo hanno nominato Presidente della Repubblica italiana il 31 gennaio 2015.

Fu Ciriaco De Mita a sceglierlo nel 1984 come figura di primo piano per risollevare i consensi e la struttura della Democrazia Cristiana siciliana, che a quel tempo vedeva esponenti rimasti nella storia politica come Vito Ciancimino e Salvo Lima, che subì la stessa sorte del fratello assassinato dalla mafia.

Lo stesso Sergio Mattarella ha sempre parlato di Ciriaco De Mita come un uomo a lui molto affezionato (“mi stima e mi vuole bene” è la frase che ha riportato) e il suo modo molto pacato, incisivo e diplomatico unito alle qualità di mediatore ha riscosso probabilmente il consenso dell’allora politico di punta della DC.

Secondo questo incarico intraprese la sua azione politica con la formazione di una giunta comunale del capoluogo siciliano favorendo la giuda di un giovane Leoluca Orlando, che fu molto vicino in senso lavorativo anche a suo fratello e che ne divenne poi il sindaco.

Fin dal 1987 si definì la sua posizione politica molto vicina a quella di Zaccagnini e di Aldo Moro (soprannominati “i morotei”), corrente posta a sinistra del suo partito. Questo gli valse la nomina a Ministro dei Rapporti con il Parlamento durante il governo Goria. Fu poi riconfermato nello stesso ruolo nei due anni successivi.

Gli anni ’90 e la legge Mammì

Con il VI Governo Andreotti fu nominato Ministro della Pubblica Istruzione per un anno, dal luglio 1989 al luglio del 1990, quando ritenne di doversi dimettere d’accordo con alcuni ministri del suo stesso partito, per protesta contro l’approvazione della cosiddetta “legge Mammì” che regolava la disciplina riguardante il sistema radiotelevisivo sia che pubblico che privato. Affermò allora che non era ammissibile acconsentire all’approvazione di tale legge che contravveniva a una linea comunitaria, ritenendola inopportuna.

La “legge Mammì” in definitiva legalizzava e confermava una situazione che si era venuta già a creare rispetto alle reti televisive italiane sia pubbliche che private (Rai-Fininvest) che comportava il rischio di monopolio da parte dell’azienda allora di Berlusconi, che tuttavia andava evidentemente contro la legge europea. Alcuni la definirono ironicamente “legge polaroid” in quanto si limitava a cristallizzare una situazione di fatto. Ancora oggi il dilemma non è stato risolto e più volte si è poi creato il problema del “conflitto d’interessi” ed è probabilmente questo il motivo per cui non è stato apprezzato in qualità di candidato alla Presidenza della Repubblica dal Cavaliere.

Dopo le dimissioni trascorsero 2 anni prima che avesse un nuovo incarico istituzionale, durante i quali però non mancò di essere politicamente attivo in qualità di vice segretario della Democrazia Cristiana. E’ nel 1992 che diventa direttore de “Il Popolo”un quotidiano d’ispirazione democristiana e nello stesso anno riprende gli incarichi essendo stato rieletto alla Camera dei Deputati.

Gli anni ’90 e il Mattarellum

Il nome di Sergio Mattarella è certamente noto ed è legato alla riforma del sistema elettorale e all’omonima legge di cui fu il relatore e che fu realizzata nel 1993, sulla scia del risultato evidenziato dal referendum dello stesso anno.

Ancora oggi è la legge elettorale ricordata e da molti rimpianta come l’ultima che permetteva al popolo di eleggere i propri rappresentanti in modo semplice, con il sistema nettamente maggioritario e senza le caratteristiche infauste che hanno dato l’appellativo di “porcellum” all’attuale sistema elettorale. Il “mattarellum”, come fu definita la legge dal politologo Giovanni Sartori che ne riconosceva l’incisività, fu utilizzata nelle tornate elettorali del ’94-’96-2001.

Nel particolare la legge Mattarella era caratterizzata dalla componente maggioritaria che riguardava una quota del 75% per chi veniva eletto, prevedeva anche una proporzionale per i seggi rimanenti e la tutela dei piccoli partiti con il sistema dello scorporo.

Tangentopoli e la creazione del Partito Popolare Italiano

Quando invece si configurò il grande terremoto giudiziario di Tangentopoli Mattarella ne fu toccato solo marginalmente in quanto venne chiamato in causa da un imprenditore siciliano che lo accusava di aver preso una tangente di 50 milioni di lire riguardante dei buon benzina, ma la questione fu chiarita con la piena assoluzione.

Quando la Dc lasciò il passo all’avanzare dei tempi fu proprio Mattarella a firmare la creazione del Partito Popolare Italiano e proprio sotto questa bandiera venne rieletto. Nel 1994 però scelse di prendere le distanze a seguito della scelta dell’allora segretario del PPI, Buttiglione, si pose in posizione molto vicina nei confronti di Berlusconi nell’imminenza delle elezioni del 1996.

Il sostegno a Romano Prodi e gli incarichi di Governo

Mattarella è sempre stato definito un “uomo di poche parole” ma in quell’occasione definì una possibile l’alleanza tra Buttiglione e Berlusconi senza fronzoli come un “incubo irrazionale” e lo stesso Buttiglione, del quale comunque non approva l’elezione a segretaria, come “un generale golpista” interno al PPI. E’ stato favorevole all’elezione di Romano Prodi che nel 1995 dirigeva la coalizione di centrosinistra e con il partito de l’Ulivo nel quale si trovavano anche i popolari e i pidiessini.

Il nuovo Presidente della Repubblica fu nuovamente eletto nel 1996 sotto il governo D’Alema in qualità di vicepresidente del Consiglio alla caduta del governo Prodi e, in seguito anche in qualità di Ministro della Difesa, anche sotto il seguente governo Amato, fino al 2001.

Furono questi gli anni di importanti decisioni di politica estera e in particolare quella di intervenire nella Guerra in Kosovo a fianco della NATO con l’operazione denominata “Allied Force”.

L’abolizione del servizio di leva obbligatorio

E’ nelle stesso periodo che Mattarella definisce l’abolizione dell’obbligatorietà del servizio di leva, dopo 144 anni di storia e tradizione. Fu una scelta che oltre all’enorme ridimensionamento della spesa pubblica, cambiò per sempre i costumi dei giovani che non erano più tenuti al “servizio militare” a seguito del ricevimento della temuta “cartolina”.

In occasione della partecipazione nella coalizione della NATO per la guerra in Kosovo si creò ancora una volta un’occasione di scontro con Silvio Berlusconi che aveva ricordato De Gasperi a 45 anni dalla morte e che aveva infastidito Sergio Mattarella che non approvava il fatto di rifarsi a una figura simbolo della democrazia da parte di un rappresentate politico della destra.

Una personalità discreta e defilata

La carriera politica di Sergio Mattarella si è snodata tra il PPI, quindi nel 2006 con l’Ulivo fino al 2008, anno in cui non si ricandidò a causa della caduta del governo Prodi. Il 2008 è anche l’anno in cui ebbe uno scontro di opinioni con il ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, che aveva nuovamente introdotto il maestro unico, al posto del quale invece Sergio Mattarella sotto lo stesso ruolo aveva promosso nel ’90 invece i “moduli” con più insegnanti.

La personalità di Sergio Mattarella, neo Presidente della Repubblica, è sempre stata defilata rispetto alle polemiche e agli scontri politici e si è palesata prevalentemente in maniera molto diretta e in rappresentanza del proprio partito in un’ottica più etica che pubblica.

Sergio Mattarella è chiamato confidenzialmente “il professore” e risulta una personalità ineccepibile, definito anche “inattaccabile” non solo nella sua condotta politica ma anche in quella vita privata irreprensibile, segnata da una tragedia familiare, una pagina tragica che condivide con la storia del paese.

Una delle più famose agenzie d’informazione ha calcolato che i suoi interventi in tutto siano stati negli ultimi 10 anni di carriera politica soltanto 29 ma in modo carismatico, essenziale e che non si dimenticano, come l’ultima dove definisce l’attuale situazione un “momento duro che richiede l’impegno di tutti”.

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