Presidente della Repubblica: come si elegge il capo dello stato?

Scritto il alle 09:30 da Redazione Finanza.com

Giorgio Napolitano ha chiuso il proprio secondo mandato da Presidente della Repubblica pochi giorni fa e ora, come da Costituzione, andrà a ricoprire il ruolo di senatore a vita. Con la fine anticipata della sua seconda esperienza sul Colle, situazione inusuale nella storia della Repubblica, che mai aveva visto l’inquilino del Quirinale essere riconfermato alla fine del proprio mandato, si apre ora la partita per la nomina di colui che dovrà raccoglierne il testimone. Ma quali sono le modalità attraverso le quali si elegge la massima figura istituzionale del paese?

Qualche giorno fa vi abbiamo fornito la lista dei più papabili tra i tanti possibili candidati alla Presidenza, ma come funziona tecnicamente l’elezione del Presidente della Repubblica?

Prima di tutto va detto che le norme relative alla più alta carica istituzionale dell’ordinamento politico nostrano, sia quelle disciplinanti la sua elezione, sia quelle con cui sono specificati i poteri che può esercitare, sono condensate in pochi articoli. Sono infatti gli articoli che vanno dall’83 al 91 della nostra Carta Fondamentale quelli in cui sono contenute le norme a cui fare riferimento per la sua elezione e i suoi poteri, mentre le norme di tipo procedurale per la sua nomina sono contenute nel Regolamento della Camera.

Per eleggere l’inquilino del Quirinale coloro che compongono l’organo che esercita la funzione legislativa, ovvero il Parlamento, si riuniscono in quella che è tecnicamente definita come “seduta comune“, perché i membri di Camera e Senato si riuniscono tutti a Montecitorio. Sono chiamati ad esprimere il proprio voto anche 3 delegati per ciascuna realtà regionale, con l’unica eccezione della Valle d’Aosta, la quale è rappresentata da un solo delegato. La scelta dei delegati delle Regioni è demandata al Consiglio regionale e i criteri seguiti devono essere tali da garantire alle minoranze di essere rappresentate. Tutti coloro che sono chiamati a partecipare a questo importante passaggio della nostra vita democratica sono detti “grandi elettori” e per questa elezione il loro numero totale dovrebbe essere pari a 1009.

Le sedute per l’elezione del Capo dello Stato sono presiedute dalla terza carica dello Stato, ovvero il presidente della Camera dei Deputati. Il voto viene effettuato a scrutinio segreto e ogni votazione segue sempre lo stesso ordine: i primi ad esprimere il proprio voto sono i membri di Palazzo Madama, al voto dei quali segue poi quello dei deputati e dei delegati delle Regioni. Terminate le operazioni di voto si passa alla fase dello spoglio delle schede, il quale viene effettuato direttamente dal Presidente della Camera dei deputati. Il regolamento di Montecitorio prescrive che esso debba avvenire tramite lettura a voce alta del nome scritto da ciascun “grande elettore” sulla propria scheda.

Il numero di voti necessari per diventare inquilino del Quirinale varia nel corso delle votazioni: sono infatti necessari i 2/3 dei voti, pari a 672 preferenze, nelle prime tre votazioni. Se in questo arco di “tempo” istituzionale le forze politiche non sono riuscite a convergere su un nome che raccolga questo ampio consenso, il quorum si abbassa sensibilmente, visto che dalla quarta votazione sarà sufficiente ottenere un numero di voti pari al 50%+1, percentuale che in termini numerici corrisponde a 505 voti.

Infine, anche se ad essere eletti al Quirinale sono stati sempre esponenti del mondo politico, va specificato che in virtù dell’art. 84 della nostra Costituzione qualsiasi persona con la cittadinanza italiana, che non abbia perso i diritti civili e politici e abbia 50 anni nel momento in cui a Montecitorio iniziano le votazioni, può non solo teoricamente, ma anche praticamente, essere eletto come inquilino del Colle.

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