Parlamento Europeo vs Google: Il motore di ricerca va scorporato dalle attività commerciali

Scritto il alle 10:00 da Redazione Finanza.com

Il Parlamento europeo si è espresso, pur senza nominarlo mai in maniera diretta, contro Google e ha votato per una sorta di scorporamento delle attività del gigante americano, almeno per quello che concerne il Vecchio Continente. Gli europarlamentari hanno infatti dato il via libera ad una risoluzione attraverso la quale viene fatta richiesta alla Commissione Europea e ai governi dei paesi facenti parte dell’Unione Europea di adoperarsi perché si arrivi alla separazione dell’attività dei gestori dei motori di ricerca dai servizi commerciali di altra natura. A fondamento della richiesta del Parlamento europeo, richiesta effettuata tramite una risoluzione avente carattere non vincolante, vi è la volontà di impedire il verificarsi di una situazione riconducibile all’abuso di posizione dominante, la quale si porrebbe in contrasto con la normativa comunitaria sulla concorrenza. Anche se Google, come detto, non è stato mai citato, appare chiaro che tale presa di posizione del Parlamento di Strasburgo è primariamente contro il colosso americano, il quale avrebbe lasciato alla concorrenza solo una minima parte delle quote di mercato del settore (pari a circa il 10%), attirando quindi su di sè il sospetto di incidere in modo irregolare, per un proprio vantaggio economico, sui risultati delle ricerche effettuate su internet.

La presa di posizione del Parlamento europeo ha ricevuto il plauso del commissario per l’economia e le società digitali. Secondo il membro della Commissione Europea la risoluzione adottata a Strasburgo ha una grande importanza ed è un chiaro messaggio in materia di concorrenza, settore dove è necessaria una corretta applicazione del diritto comunitario, per poter preservare in modo soddisfacente quelli che sono gli interessi delle imprese del Vecchio Continente e “dei vari stakeholder”.
La risoluzione non vincolante è stata votata da 384 membri del Parlamento europeo, mentre ad esprimersi negativamente sul testo della stessa sono stati in 174. Nel testo si è posto l’accento sul bisogno di “impedire ogni abuso nella commercializzazione di servizi interconnessi da parte dei gestori dei motori di ricerca“. Visto il ruolo che non solo Google, ma qualsiasi motore di ricerca ha “nel commercializzare lo sfruttamento secondario delle info ottenute” e vista “la necessità di fare in modo di far rispettare la normativa comunitaria sulla concorrenza”, nella risoluzione si auspica che la Commissione valuti proposte con cui si mira a “dividere i motori di ricerca da altri servizi commerciali” sul lungo termine.

Quanto statuito dal Parlamento Europeo è solo l’ultimo atto, per Google, di un rapporto sempre più difficile con le istituzioni comunitarie e con l’Unione Europea nel suo complesso. Il colosso americano è infatti ormai dal 2010 oggetto di un’inchiesta dell’UE, relativamente alla sua presunta posizione dominante. L’azienda viene accusata di rendere impossibile per i propri avversari competere con lei e di servirsi della sua posizione di vantaggio sul mercato “per fare in modo che i link ai suoi prodotti siano sempre ben visibili tra i risultati delle ricerche effettuate dagli utenti”.

Le reazioni dall’altra parte dell’Oceano non si sono fatte attendere e il rappresentante Usa a Bruxelles ha affermato che i parlamentari di Strasburgo “hanno politicizzato il problema della regolamentazione“. Nei giorni scorsi alcuni membri del Congresso avevano addirittura inviato una missiva a Martin Schulz, affermando che la risoluzione “getta le basi per la costruzione di muri e non di ponti” e che la politica dell’Unione contro Google “porterà sul medio-lungo termine a conseguenze negative sulle relazione commerciali tra Usa e Unione Europea”.
Chi invece appoggia la risoluzione, sono le associazioni dei consumatori, le quali hanno affermato che tale presa di posizione si va, semplicemente, ad inserire nella serie di richieste che il Parlamento ha fatto in passato e farà anche in futuro affinché i paesi membri e la Commissione vigilino e facciano in modo che i colossi operanti online non vadano ad abusare della propria posizione dominante. Ora non resta che attendere la risposta di Google, ma quel che è certo è che la partita tra le istituzioni europee e il colosso americano è lontana dalla conclusione.

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