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QE ad ogni costo, Draghi e Weidmann allo scontro finale

Scritto il alle 17:45 da Redazione Finanza.com

Mario Draghi è pronto a mettere in campo la punta di diamante QE contro deflazione e rischio ricaduta recessiva e probabilmente a poco varrà l’arrocco difensivo che la Germania continua a proporre contro l’ipotesi di un quantitative easing (QE) in salsa europea. Lo scontro tra Draghi e Germania è diventato sempre più serrate nelle ultime settimane fino al punto che il numero uno della Bce e il suo contraltare alla Bundesbank, Jens Weidmann, non si rivolgerebbero più la parola.

Botta e risposta Draghi-Weidmann
L’ultimo atto dello scontro frontale in seno alla Bce è andato in scena questo weekend con Draghi palesemente schierato per un nuovo step di stimoli da parte della Bce espandendo il bilancio di oltre un trilione di euro. Tradotto in parole povere: piano di acquisto di titoli di stato da parte dell’Eurotower il prima possibile per contrastare il concreto rischio di una spirale deflattiva (a settembre inflazione eurozona scesa allo 0,3%, minimo a 5 anni). Di contro Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, ha detto che un valore obiettivo del bilancio Bce “non è scolpito nella pietra”. La stampa tedesca rilancia inoltre giudizi discordanti ancora più profondi. Der Spiegel riporta che Weidmann ritiene “inefficaci” le mosse messe in atto dalla Bce in quanto non hanno prodotto alcun effetto sulla congiuntura dell’eurozona. L’esponente della Bundensbank, membro del consiglio direttivo della Bce, a settembre ha votato contro il piano di acquisto di ABS.

QE in rampa di lancio
L’ostracismo della Bundesbank rischia di condizionare l’azione della Bce anche se la storia degli ultimi 2 anni ha visto alla fine Draghi avere sempre la meglio su Berlino. “C’è un enorme conflitto in seno al Consiglio direttivo Bce sul da farsi”, rimarca Joerg Kraemer, capo economista di Commerzbank AG, che ritiene comunque che alla fine Draghi avrà la meglio e il quantitative easing partirà nel corso del prossimo anno. “La divergenza emersa nel fine settimana tra i vertici BCE e la Germania, rispettivamente più e meno aperti a ulteriore QE, fa parte del normale dibattito sul tema – rimarca invece Asmara Jamaleh, economista di Intesa Sanpaolo – ma di fatto le decisioni di policy dipenderanno da come l’economia risponderà agli interventi di politica monetaria adottati finora e al modificarsi delle condizioni finanziarie dopo la recente fase di deprezzamento dell’euro”.

Rischio bolla su Bund, Btp e co. ?
Draghi nel weekend non ha mancato di scacciare il rischio di una bolla sui titoli di Stato dell’area euro. Nella scorsa settimana il rendimento del Bund, ma anche quello degli Oat francesi e dei Bonos spagnoli, ha toccato i nuovi minimi storici, e un QE della Bce favorirebbe un ulteriore appiattimento dei rendimenti. “Non vediamo un serio rischio di bolla sul mercato dei bond governativi”, ha tagliato corso Draghi nel corso del meeting del Fmi.

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