Energia Nucleare: Il futuro è in Africa

Scritto il alle 15:00 da Redazione Finanza.com

L’energia nucleare, la sua resa e la questione sicurezza: un dibattito annoso, che riprende vigore, ogni qual volta il tema diventa oggetto di discussione politica o si trasforma in drammatica attualità. Dopo il disastro di Fukushima sembrava, però, che per l’atomo dovesse aprirsi la strada di un lento ma inarrestabile declino, causato dalla diffidenza dei finanziatori e dalle pressanti richieste delle popolazioni di abbandono di una tecnologia percepita come troppo rischiosa. Ma i fatti ci dicono ben altro: al di là della visione discordante degli addetti ai lavori l’attenzione sul nucleare è sempre viva.

Se, in un primo momento, l’atomo è diventato oggetto di grande attenzione in paesi dell’universo ex-sovietico come Kazakistan e Bielorussia, un nuovo scenario si sta progressivamente aprendo la strada. Stiamo parlando dell’Africa, un continente che detiene il 18% delle riserve mondiali di uranio. L’uranio è presente un po’ ovunque nel continente, anche se le riserve più ricche si trovano nella fascia centrale, in particolar modo, in Niger, Kenya e Congo. Allo stato attuale dei fatti, è il Sudafrica a recitare la parte del leone, anche se altri paesi stanno progettando di seguirne l’esempio: è il caso del Kenya che, entro il 2031, prevede l’apertura di 4 reattori, di cui il primo dovrebbe essere attivo già nel 2022.

Proprio la locomotiva del continente si trova a dover affrontare sfide energetiche sempre più complesse: il Sudafrica è tra i venti paesi che emettono più gas ad effetto serra sul pianeta. Un dato allarmante, che dipende dalla generale dipendenza dal carbone, disponibile ancora in grandi quantità e a prezzi contenuti. Il Governo sudafricano ha così raccolto questa sfida per ridurre l’emissione di gas inquinanti. Le strade proposte sono due: da una parte c’è un piano di sfruttamento delle energie rinnovabile, con l’apertura di impianti eolici, solari e geotermici; dall’altra si punta all’incremento della produzione di energia nucleare. I fondi per la costruzione di impianti ad energia pulita saranno provenienti dalla tassazione dell’industria del carbone, mentre la costruzione degli impianti nucleari sarà favorita dall’accordo bilaterale con la compagnia statale russa Rosatom. Questi interventi serviranno a coprire le difficoltà di fornitura dell’utility statale Eskom e a diminuire la dipendenza da tecnologie altamente inquinanti. L’orizzonte temporale fissato per la realizzazione del piano è il 2030.

Ovviamente non sono poche le perplessità sollevate dagli operatori di settore: da una parte si sottolineano le difficoltà nel reperire finanziamenti; dall’altra si nota la possibilità di ritardi e contrattempi nella realizzazione tecnica del progetto, anche alla luce di situazioni analoghe avvenuti in contesti più forti da un punto di vista organizzativo, come, ad esempio, la Francia. I ritardi nella realizzazione dei siti di Medupi e Kusile sembrano avvalorare questa perplessità.

Ad ogni modo la direzione sembra essere segnata e, nonostante i rischi di declassamento del credito del Sudafrica e di Eskom paventati nel recente World Nuclear Industry Status Report, la produzione di energia nucleare in Sudafrica sembra destinata a prendere una decisa accelerazione. Sarà compito del Governo, secondo l’analista di Frost & Sullivan Tom Harris, trovare la strategia comunicativa idonea ad attrarre investimenti e a rassicurare popolazione ed investitori sulla coerenza della politica energetica intrapresa.

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2 commenti Commenta
dfumagalli
Scritto il 28 settembre 2014 at 18:14

Già mi vedo tribù nemiche e fanatici islamisti che vanno a sabotare le centrali nucleari o minacciano di farle saltare se non ricevono enormi quantità di denaro.

Tra le tante cattive idee, questa mi sembra particolarmente letale.

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absbeginner
Scritto il 28 settembre 2014 at 19:03

dfumagalli@finanza:
Già mi vedo tribù nemiche e fanatici islamisti che vanno a sabotare le centrali nucleari o minacciano di farle saltare se non ricevono enormi quantità di denaro.

Tra le tante cattive idee, questa mi sembra particolarmente letale.

E’ molto improbabile un attentato di forze integraliste alla propria centrale nucleare, nessuno fa saltare una centrale nel proprio paese.

Il rischio è invece quello denunciato dagli USA nei confronti dell’Iran. Lo sfruttamento dell’energia nucleare e la relativa diffusione di attrezzature e competenze crea il rischio che i paesi canaglia o i gruppi terroristici possano entrare in possesso di armi nucleari.

Il rischio nucleare sarebbe quindi di portata planetaria.

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