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Pensioni: il 44% dei pensionati italiani vive in condizioni di semi povertà

Scritto il alle 10:30 da Redazione Finanza.com

Quasi la metà dei pensionati italiani vive in condizioni economiche estremamente critiche, con un disagio sociale e un impoverimento che dall’inizio della crisi è peggiorato in maniera drammatica.
Secondo i dati raccolti dal CER – “Centro Europa Ricerche” – in collaborazione con il CUPLA, hanno fatto emergere che il 44 % dei pensionati percepisce un assegno mensile inferiore ai mille euro lordi.
Queste 7,4 milioni di persone, che prima dell’inizio della crisi economico-finanziaria che ha travolto l’economia globale vivevano dignitosamente e non avevano problemi ad ‘arrivare a fine mese’, dal 2008 hanno visto il loro potere d’acquisto ridursi in maniera drammatica.

I pensionati infatti hanno sofferto più di molte altre categorie la crisi economica. L’aumento delle addizionali locali e delle imposte, combinato con il mancato adattamento degli assegni pensionistici al costo della vita e ad un generalizzato aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, ha comportato un drammatico calo del tenore di vita di questa categoria sociale.

Dal 1995, anno del varo della Riforma Dini, il potere d’acquisto dei pensionati ha iniziato a ridursi.
Da quella data, quando venne modificato il meccanismo di adeguamento dell’importo delle pensioni all’inflazione, tutti i pensionati hanno visto lentamente diminuire il loro tenore di vita.
Il passaggio alla moneta unica nel 2002 con la conseguente impennata dei prezzi non ha migliorato la condizione dei pensionati.
Dall’inizio della crisi economico-finanziaria, la situazione si è bruscamente aggravata soprattutto a causa dei prelievi fiscali sempre maggiori da parte di Governo e amministrazioni locali, bisognosi di denaro fresco per fronteggiare il deficit.
Solamente il prelievo fiscale, aumentato nel corso degli ultimi anni, ha fatto sì che i pensionati più poveri abbiano visto il loro potere d’acquisto diminuire di ben quattro punti percentuali.

I titolari di pensione minima che non siano in possesso di altre fonti di reddito sono considerati a tutti gli effetti in situazione di ‘povertà assoluta’, dato che l’importo percepito mensilmente è considerato del 3 % al di sotto di tale soglia.
Coloro che sono titolari di un assegno pensionistico al di sopra dei 1500 euro, che sino a pochi anni fa era considerato più che dignitoso, hanno visto il loro potere d’acquisto ridursi dal 2 al 7 % a causa del mancato adattamento degli emolumenti all’inflazione.
La Finanziaria 2014 varata dal governo di coalizione presieduto da Matteo Renzi aggraverà ulteriormente il trend.

Il CUPLA, sigla sindacale che rappresenta oltre cinque milioni di pensionati italiani, ha chiesto ufficialmente al governo Renzi di procedere al più presto all’adeguamento dei trattamenti pensionistici minimi, in conformità con quanto previsto dalla Carta Sociale Europea.
Attualmente le pensioni minime sono di circa 500 euro al mese. Il CUPLA chiede di adeguarli al 40 % del reddito medio italiano, come previsto dalla Carta Sociale.
Dato che il reddito medio nazionale in Italia è pari a circa 1625 euro mensili, si tratterebbe di innalzare le pensioni minime a 650 euro.
Inoltre, secondo il CUPLA, per calcolare l’inflazione per indicizzare le pensioni si dovrebbe tener conto di alcuni fattori chiave per gli anziani: aumento dei costi di servizi sanitari, SSNN, case di cura, farmaci.
Infine, la sigla sindacale chiede l’estensione del bonus fiscale di 80 euro mensili anche alle fasce di pensionati con gli assegni di importo minore. Secondo il CUPLA infatti, estendere ai pensionati la misura potrebbe dare una spinta decisiva all’aumento dei consumi.
Sempre dal punto di vista fiscale, il CUPLA richiede al governo di innalzare la ‘no tax area’ (porzione di reddito minimo esente da tassazione) ad almeno 13 mila euro annuali, oltre il doppio delle pensioni minime INPS.

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2 commenti Commenta
tardino
Scritto il 25 settembre 2014 at 11:54

Una volta credevo di essere autosufficiente. Ho iniziato a lavorare all’età di tredici anni, nel mentre mi sono diplomato. Ho lavorato all’estero: dalla Francia ricevo una pensione mensile di sedici euro 16 per solo un mese di lavoro nel 1962, e li ringrazio comunque! Ho lavorato per quindici anni come rappresaentante di commercio: l’Enasarco non mi da nessuna pensione e nemmeno i contributi per congiungerli con quelli dellInps. Gli ultimi dieci anni di lavoro li ho fatti presso una banca e solo per quel servizio prendo la bellezza di seicentcinquanta euro 650 mensili. Pago, di affitto : euro 700. Bollette di luce e telefono ogni due mesi. Ora ho deciso di rottamare la mia vecchia Fiat bravo visto che non la posso mantenere. Ho già comprato un carrello per fare la spesa. Il brutto di tutto questo e che non mi vergogno più di dire che sono diventato miserabile: nel senso di povero in canna. Per fortuna mangio molto di meno sia perchè costretto sia perchè alla mia età fa bene andare a dormire con lo stomaco vuoto. Ma dopo tutte queste cose tristi sono rimasto sempre allegro in attesa che miglioriino lòe situazioni economiche: infatti penso di essere ancora un giovane.Chiedo scusa e non rattristatevi per me.Cordiali saluti da Frank Tardinoh.

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anouk
Scritto il 25 settembre 2014 at 14:30

Titolo fuorviante, il fatto che il 44% dei pensionati abbia una pensione inferiore ai 1000 euro non significa affatto che costoro vivano in povertà. Potrebbe essere vero se fosse l’ unico reddito famigliare ma, perlomeno al Nord, spesso non è cosi’. Basta pensare ai baby pensionati che , spero, prendono meno di 1000 euro ma che nella stragrande maggioranza sono la seconda se non la terza pensione per nucleo famigliare.

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