Rimborso Voli: tra ritardo e cancellazioni, gli italiani perdono più di 380 milioni in risarcimenti non reclamati.

Scritto il alle 15:00 da Redazione Finanza.com

A quanti è capitato di arrivare in aeroporto e scoprire che il proprio volo è in ritardo?
Nella vita, tutti almeno una volta hanno assaporato questi momenti di angoscia e di delusione, soprattutto se quel volo doveva condurre a un appuntamento importante che, a causa del ritardo, è stato annullato o ha subito delle variazioni. Ancora peggio è quando, dopo numerose comunicazioni di ritardo, il volo viene definitivamente cancellato e si è costretti ad aspettare molte ore, a volte anche giorni interi, per poter finalmente partire e raggiungere la destinazione desiderata. Più raro è il caso di overbooking, a capita anche che il volo sia troppo pieno e la compagnia decida di lasciare a terra alcuni viaggiatori per imbarcarli sul volo successivo, causando loro numerosi disagi per una prassi comune delle compagnie aeree, che accolgono più prenotazioni rispetto ai posti disponibili a bordo, sperando in qualche rinuncia.

Tuttavia, nonostante il viaggiatore non possa nulla contro le decisioni di slittamento o annullamento dei voli, ha comunque una forte arma in mano, che è quella della richiesta di rimborso: un diritto che spetta a tutti i viaggiatori che subiscono le conseguenze delle decisioni della compagnia, ma che purtroppo solo pochi decidono di far valere. Secondo una recente indagine fatta da Flightright, infatti, è stato calcolato che gli italiani perdono più di 380 milioni di euro in risarcimenti non reclamati: una cifra altissima, che resta nelle casse delle compagnie aeree che hanno causato il disagio.
Questa cifra è stata ottenuta tenendo conto del fatto che, solo in Italia, ci sarebbero 960mila persone che, pur avendo il diritto di chiedere il risarcimento per un volo mai decollato, decollato in ritardo, o per overbooking, preferiscono evitare la trafila burocratica e soprassedere, oppure non sono nemmeno a conoscenza del diritto al risarcimento, a causa di una scarsa informazione in merito.

Secondo quanto disposto dalla legge, i viaggiatori italiani che hanno subito un trattamento simile per i voli di andata o ritorno da una vacanza o un viaggio di lavoro, hanno diritto ha chiedere un risarcimento massimo di 600 euro: secondo il diritto comunitario, infatti, vige l’obbligo per le compagnie aeree di effettuare il rimborso in tutti i casi di overbooking e di cancellazione e nei casi in cui il ritardo sfondi il limite delle 3 ore, sull’orario previsto.
Ovviamente, esistono dei limiti e delle regole in merito, ben spiegate in tutti i manuali dei viaggiatori e a disposizione di tutti i consumatori anche sui siti internet delle associazioni preposte.
Per un ritardo superiore alle 3 ore per un volo entro i 1500 km, il viaggiatore ha diritto a un rimborso fino a 250 euro; per un volo entro i 3500 km, il rimborso dovuto può raggiungere i 400 euro; oltre i 3500 km il viaggiatore può chiedere fino a 600.
Se il ritardo, invece, supera le 6 ore, le compagnie hanno il dovere di rimborsare l’intero prezzo del biglietto e i viaggiatori possono procedere con le richieste di risarcimento danni, anche se la trafila è più lunga e non v’è certezza di ottenere quanto chiesto.

Ovviamente, per reclamare il proprio diritto al risarcimento, i viaggiatori italiani hanno un limite temporale fissato in 18 mesi qualora il volo incriminato fosse destinato a un aeroporto europeo e 12 mesi di tempo qualora la destinazione finale fosse una città italiana.
E’ bene che tutti i viaggiatori siano consapevoli dei loro diritti, in modo tale da spronare le compagnie a essere sempre più efficienti, riducendo drasticamente i contrattempi che possono causare problemi notevoli a chi viaggia.

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