Tasse: Aggiornate tabelle equo compenso, rincari per table, smartphone e hard disk.

Scritto il alle 17:30 da Redazione Finanza.com

La questione dell’equo compenso sembra proprio destinata a provocare un acceso dibattito in un paese già oberato di tasse. Le nuove tabelle varate dal Ministero dei Beni Culturali, prevedono infatti che gli utenti del nostro paese dovranno pagare sino a 5,2 euro per l’acquisto di uno smartphone, nove per una chiavetta Usb, addirittura 32,20 per ogni hard disk o computer. Se nei giorni passati erano cominciate a trapelare le prime indiscrezioni, ma in maniera parziale, ora le tabelle sono ufficiali e destinate a rinfocolare l’annoso problema sulla troppo elevata tassazione vigente in Italia.

Come è ormai ampiamente noto, l’equo compenso è quello spettante a coloro che detengono il diritto d’autore che viene applicato su tutti i dispositivi dotati di memoria. La norma è in vigore dal 2003, mentre le tabelle aggiornate risalivano al 2009. Con la nuova edizione le tariffe comportano un raddoppio netto che andrà naturalmente a colpire dispositivi molto popolari, a partire da tablet e smartphone,i quali in precedenza pagavano rispettivamente niente e novanta centesimi di equo compenso. Per capire come non si tratti di aumenti trascurabili, basti pensare che gli aumenti possono arrivare al 2% dell’importo. Lo stesso Ministero dei Beni Culturali aveva rilasciato una nota con la quale rassicurava che le nuove tabelle non avrebbero comportato aggravi nel prezzo al consumatore, ma le associazioni dei consumatori sono state le prime ad affermare il proprio scetticismo su questo punto. Altroconsumo ha già preannunciato il proprio ricorso al Tar e probabilmente anche le altre sigle faranno la stessa cosa.

Andrebbe inoltre precisato che nel caso dei nuovi televisori dotati di registratore integrato, allo stesso, che comporta quattro euro di spesa, vanno aggiunti i costi variabili dell’hard disk, il quale va insieme al primo dispositivo, dando vita così ad una doppia tassa.
Anche i personal computer sono molto colpiti dalle nuove tabelle, con la tariffa di 5,20 euro in sostituzione dei 2,40 precedenti, mentre calano i valori dei cellulari non smartphone, i quali sono però ormai rarissimi, i quali pagheranno cinquanta centesimi contro i novanta precedenti. In calo anche i Dvd vergini, altri dispositivi praticamente tagliati fuori dall’avvento delle memorie Usb, che passano da 4 centesimi a 20.

Oltre che sull’entità dei rincari, la polemica, che ha subito interessato il mondo politico, con Capezzone di FI intento a tuonare contro le velleità tassatorie del centrosinistra, verte sul fatto che in molti considerino l’equo compenso un balzello praticamente obsoleto. A renderlo tale il fatto che ormai sono pochissimi coloro che fanno copie private della musica acquistata. A dirlo sono proprio i dati del Ministero relativi ad un sondaggio che era stato commissionato quando a capo del dicastero c’era Bray.
Nonostante ciò, alla Siae è già partito il fuoco di sbarramento contro le industrie che producono hardware, additate per i prezzi esorbitanti che caratterizzano il nostro paese nella vendita di tablet e smartphone, ricordando che in paesi come Francia e Germania l’equo compenso è più oneroso rispetto a quello anche delle ultime tabelle. La stessa Siae, al contempo, smonta le assicurazioni date dal Ministero affermando che le stesse industrie si appresterebbero a far pagare i rincari ai consumatori.

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