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Bolla sì, bolla no. L’incognita del grande rally dei bond

Scritto il alle 17:50 da Redazione Finanza.com

Azioni e bond avanti a braccetto. Nelle ultime settimane si è addirittura amplificato un trend che ormai va avanti da inizio anno con Wall Street che aggiorna di volta in volata i propri massimi storici e allo stesso tempo gli investitori continuano a puntare forte su Treasury. Stesso discorso sull’altra sponda dell’Atlantico con Dax a caccia del traguardo storico dei 10mila punti e il rendimento del Bund tedesco ormai non tanto lontano dai minimi toccati nel pieno della crisi del debito due anni fa.

Rally che coinvolge ancora di più i bond periferici dell’eurozona con i tassi di paesi quali Portogallo e Grecia scesi addirittura di altri 200 punti base. E in Italia il Btp decennale che viaggia ai tassi minimi storici sotto il 3% circa. Il rapporto semestrale della Bce sulla stabilità finanziaria, datato 28 maggio, non ha mancato di rimarcare come la ricerca di profitti più elevati da parte degli investitori potrebbe generare bolle di mercato, ossia la possibilità di “un ampio e disordinato cambio di direzione dei recenti flussi di investimento”.
La scorsa settimana negli States i rendimenti obbligazionari sono scesi a un minimo di 11 mesi con il rendimento del Treasury Usa a 10 anni sceso al 2,44% con i prezzi sono aumentati corrispondentemente. Una tendenza analoga c’è fuori dai confini statunitensi con il Bund decennale tedesco sceso sotto l’1,30%, il livello più basso a oltre un anno.
“In generale sia azioni che obbligazioni risultano costose – rimarca Russ Koesterich, global chief investment strategist di BlackRock – ma ai livelli attuali le obbligazioni tradizionali offrono poco valore. Non ci aspettiamo un grande selloff con brusca ascesa dei tassi, ma nel complesso continuiamo a privilegiare le azioni rispetto alle obbligazioni”.

Cosa sta guidando il grande rally dei Bond
La scorsa settimana ha visto un flusso di 6,3 miliardi dollari in fondi obbligazionari degli Stati Uniti, con 1,2 miliardi dollari in ETF legati al reddito fisso. Anche se i dati economici continuano ad essere misti, la domanda di obbligazioni e il conseguente calo dei rendimenti “sembra essere guidato dal tecnico fattori piuttosto che una seria rivalutazione dell’economia”, sottolinea Koesterich che pone l’accento poi sui particolarmente forti acquisti di obbligazioni da parte di investitori istituzionali. In particolare molti fondi pensione americani guardano a ” de-risk” (vendere azioni e comprare obbligazioni). Inoltre, le banche commerciali degli Stati Uniti stanno aumentando i loro titoli obbligazionari. Nel primo trimestre dell’anno, le partecipazioni di titoli del Tesoro USA da parte delle banche sono aumentate del 23%, il più grande aumento dall’avvio della crisi finanziaria. Lo strategist di BlackRock rimarca poi il rally dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti sta avvenendo nel contesto di volumi molto leggero, che aiuta a spingere verso l’alto i prezzi; in secondo luogo, la domanda degli investitori sta cominciando a moderarsi come evidenziato dalle aste Usa di titoli a 2 e 5 anni della scorsa settimana che hanno avuto una domanda un po’ mediocre.

Un’inversione di rotta per i bond è da mettere in conto soprattutto negli Stati Uniti alla luce del possibile rimbalzo dell’economia Usa nel secondo trimestre dell’anno e dalla prospettiva di una rapida conclusione del tapering da parte della Federal Reserve che già nel corso del prossimo anno potrebbe prendere in considerazione un primo rialzo dei tassi di interesse.

L’evidenza storica mostra come al materializzarsi di un’inversione di tendenza dei Treasury fa sempre seguito un analogo movimento per i bond delle altre aree, Europa compresa; anche se questa volta bisognerà fare i conti con la divergenza di azione tra Fed e Bce con quest’ultima che si appresta a nuovi interventi ultra-espansivi per scacciare lo spauracchio deflazione.

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