Crisi Italia: Disoccupati raddoppiati, nascite ai minimi storici e giovani in fuga.

Scritto il alle 10:30 da Redazione Finanza.com

Che la situazione in Italia fosse complessa non è una novità delle ultime ore anche se con il passare del tempo si sperava in uno spiraglio di luce maggiore. Invece i dati che emergono sono inquietanti ed esprimono un Paese ancora in piena crisi e alle prese con la drammaticità dei suoi irrisolti problemi. Numeri allarmanti e in continua negativa crescita come quelli dei disoccupati, una categoria che più delle altre soffre per effetto della crisi. Una questione spinosa e di difficile risoluzione nonostante sia stata più volte oggetto di discussione parlamentare e trattative sindacali.

La fotografia fatta dall’Istat nel rapporto annuale lascia pochi margini all’ottimismo. I giovani pagano il prezzo più alto con il tasso di disoccupazione giovanile cresciuto a dismisura nel 2013, più 4,5 punti percentuali, toccando in modo preoccupante il 40%. In netto aumento anche la quota di disoccupati impegnati da più di un anno nel cercare un posto di lavoro (56,4%). Occupazione giovanile in calo, con i più giovani che fanno fatica sia a trovare lavoro che a conservarlo. Una riduzione occupazionale che ha inciso in special modo sui contratti a termine, calati del 6,1%. I giovani, in età compresa tra i 15 e i 29 anni, che non studiano né lavorano nel 2013 erano circa 2 milioni e 400mila, in aumento di 576mila unità rispetto ai dati censiti nel 2008. Se i più giovani trovano mille difficoltà nei settori lavorativi quelli meno giovani non fanno salti di gioia. Sempre secondo l’Istat, il numero di occupati under35 nei cinque anni di crisi è sceso di circa 1 milione 800 mila. Un resoconto triste quanto realistico e scontato tenuto conto che nel nostro Paese dall’inizio della crisi i disoccupati sono raddoppiati.

Un altro record negativo per l’Italia è quello che riguarda le nascite. Toccato il nuovo minimo storico. Nel 2013 iscritti all’anagrafe ben 12mila bambini in meno rispetto al minimo storico del lontano 1995. Per ragioni lavorative più della metà delle neo – madri italiane continua a fare affidamento soprattutto sui nonni anche se è in crescita il ricorso al nido. Dalla relazione Istat emerge che nell’anno 2013 solo 515mila bambini sono stati registrati in anagrafe. A completare la desolante analisi, il numero medio di figli per donna straniera in netta diminuzione.

Conseguenza quasi inevitabile dell’effetto crisi anche l’aumento di coloro che hanno deciso di cercare fortuna altrove. Tanti gli italiani volati all’estero in cerca di lavoro. Una tendenza poco gratificante per l’Italia su cui riflettere non poco. Gli ultimi cinque anni sono molto indicativi per spiegare il fenomeno. Sono andati via dal nostro Paese quasi in 100mila e solo nell’arco dell’anno 2012 sono stati 26mila i giovani che hanno lasciato l’Italia. Un numero in progressivo aumento se si pensa che rispetto al 2008 sono stati 10mila italiani in più ad andare all’estero. In calo anche i rientri, visti che gli italiani rientrati dall’estero nel 2012 sono stati circa 29mila, rispetto all’anno precedente circa 2mila in meno.

Dati preoccupanti causati dalla recessione economica, con le contromisure prese finora poco efficaci. Servono risposte e misure correttive in grado di frenare gli effetti devastanti della crisi per un’immediata ripresa del mercato del lavoro. Provvedimenti ad hoc capaci di diffondere un po’ di ottimismo.

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bano
Scritto il 31 maggio 2014 at 11:26

eh si non ci siamo proprio, la crisi ha appena iniziato e le persone,chi più e chi meno sono costrette a volte ad assumersi decisioni drastiche per tentare di migliorare il proprio futuro,una di queste purtroppo è quella di emigrare in cerca di qualche opportunità di speranza,migliore.
forse il tempo speriamo darà ragione a molti emigranti,lo speriamo proprio,ma moltissime saranno anche le delusioni per tanti di loro,come lo è sempre stato,vedi Argentina o Cile o Libia di qualche tempo fà dove in tanti sono stati costretti al rientro,
infine è lo stesso concetto di famiglia tradizionale che viene messo in dubbio dato che cozza violentemente contro il concetto di reddito personale ,e da qui la conseguente forma di individualismo esasperato,ognuno pensa solo per se stesso,””figuriamoci formare una famiglia ,e anche con moglie o marito magari a carico””
servono provvedimenti ad hoc si dice in fondo……..
uno di questi potrebbe essere quello di accreditare ad esempio il 50%delle trattenute irpef del marito che lavora, a favore della moglie a carico in modo da tutelare direttamente il concetto di famiglia stesso dato che le aliquote di reversibilità pensionistica sono assotigliatissime

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