Elezioni Parlamento europeo: partiti anti-Ue salgono al 30% nei sondaggi. Quali effetti avrà?

Scritto il alle 11:18 da Redazione Finanza.com

Cresce l’euroscetticismo in vista delle prossime elezioni europee. Secondo un sondaggio pubblicato dalla think tank britannica Open Europe, sui dati di Vote Watch Europe, i partiti anti-Ue otterranno il 31% dei voti nelle elezioni del Parlamento europeo, in agenda il prossimo 25 maggio, contro il 25% del 2009. Vale a dire che questi partiti dalle formazioni diverse tra loro, tra cui il partito di destra di Marie Le Pen in Francia, gli indipendentisti dell’Ukip in Gran Bretagna, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in Italia e altri, conquisteranno almeno 218 dei 751 seggi del Parlamento di Strasburgo, ossia 54 seggi in più rispetto all’attuale composizione.

Senza dubbio, il primo partito che emergerà dalle elezioni del Parlamento europeo sarà quello degli astenuti. Il sondaggio stima infatti che oltre il 57% degli elettori non si recherà alle urne. Ebbene, se questa previsione non è una sorpresa, ciò che sorprende è invece che più del 74% di tutti gli aventi diritto al voto, avrebbero espresso una preferenza contro l’Ue o per un suo cambiamento radicale, con solo il 25,6% a favore dello status quo o di una maggiore integrazione europea.

Sebbene la maggioranza pro-Ue non sarà in pericolo, l’ascesa di questi partiti euroscettici pone un interrogativo importante sul futuro dell’Europa. Quali potrebbero essere le conseguenze di un aumento della presenza di queste forze anti-Ue all’interno del prossimo Parlamento europeo? Ironia delle sorti, l’effetto principale potrebbe essere quello di rendere il prossimo Parlamento europeo ancora più favorevole allo status quo e a una maggiore integrazione europea, spiazzando le forze riformiste. I cosiddetti “riformisti critici” o anti-europeisti moderati, che credono nella necessità di un cambiamento strutturale dell’Ue come unica strada per la sopravvivenza, calerebbero infatti da 53 (6,9%) a 39 seggi (5,1%).

Tuttavia, conclude lo studio di Open Europe, “perseguire per il Parlamento europeo un’agenda esplicitamente integrazionista su un mandato pubblico così sottile non sarebbe democraticamente onesto, e molto probabilmente servirà ad alimentare ancora di più il voto anti-Ue”.

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