Cottarelli vs Cottarelli: chi taglia la paghetta da 258mila euro di Mr spending review?

Scritto il alle 17:56 da Redazione Finanza.com

Dall’Fmi con furore. Mr spending review, Carlo Cottarelli, imperversa nel dibattito pubblico italiano con il suo ambizioso piano di risparmi alla spesa pubblica che mira a regime (nel 2016) risparmi per quasi 34 miliardi di euro. Se da un lato si chiedono sacrifici un po’ a tutti – emblematico il commento odierno del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (“La revisione della spesa non sarà una simpatica gita domenicale”) – dall’altro ancora una volta si omette di dare il buon esempio al tartassato contribuente italiano.

Certo, i soldi risparmiati attraverso la spending review andranno a finanziare una parte dei 10 miliardi di euro di detrazioni Irpef per gli italiani che guadagnano meno di 25mila euro lordi annui (non tutti, vedi nodo incapienti), ma stride che quasi la stessa cifra (20.000 euro lordi, circa 12mila netti al mese) venga guadagnata da Mr Spending review in un mese. Su base annua Cottarelli si accontenterà di 258mila euro. 

Retribuzione annua di 258mila euro
Secondo quanto precisato oggi dal ministero del Tesoro, lo scorso anno il Commissario straordinario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli, ha percepito 48.733 euro al lordo delle imposte. Va ricordato che Cottarelli ha iniziato il proprio incarico a fine ottobre per 68 giorni di servizio effettivo nell’anno solare 2013. Il Commissario per la Revisione della Spesa, in risposta a quanto riportato oggi dal quotidiano Il Tempo, ha rimarcato quindi che per il 2013 ha percepito una remunerazione calcolata sul periodo di servizio effettivamente prestato e pertanto il titolo dell’articolo de Il Tempo (“Per Cottarelli 2.200 euro al giorno. In soli 68 giorni (Natale incluso) del 2013 ha intascato 150mila euro”) non risulta corrispondere al vero.
La retribuzione lorda annua effettiva concordata per il lavoro del Commissario è pari a 258.000 euro, quindi 43.000 euro in meno (ovvero il 14% in meno) del tetto massimo previsto per i compensi previsti per i dirigenti pubblici. Forse questo 14% in meno rispetto al top consentito e l’assenza di benefit non è sufficiente a convincere i contribuenti italiani che non siano ugualmente troppi.

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