Tagli Irpef: busta paga più ricca, ma i mille euro in più saranno un miraggio per molti

Scritto il alle 16:33 da Redazione Finanza.com

Dagli annunci roboanti alla cruda realtà. I 10 miliardi di euro in più nelle tasche degli italiani promessi dalla “Svolta buona” targata Renzi saranno spalmati su una platea di circa 10
milioni di italiani che guadagnano meno di 25 mila euro lordi l’anno. Dal prossimo mese di maggio le buste paga saranno più pesanti per i lavoratori dipendenti che guadagnano tra gli 8mila e i 25mila euro annui. Ma di quanto? I mille euro indicati da Renzi sono puramente una media indicativa poiché le detrazioni Irpef varieranno a seconda di quanto effettivamente uno guadagna con risparmi più consistenti per le fasce di reddito inferiori e gradualmente in calo avvicinandosi alla soglia dei 25mila euro.

A chi andranno le maggiori detrazioni Irpef 
In linea puramente teorica l’aumento di mille euro l’anno del reddito netto di tutti lavoratori dipendenti sotto i 25mila euro richiederebbe l’incremento dell’attuale Irpef di un pari importo. Ma non tutti i lavoratori dipendenti potranno beneficiare pienamente dell’aumento della detrazione perché ad oggi pagano un’Irpef netta inferiore. C’è poi il caso dei cosiddetti incapienti che ricadono nella “no tax area” e non avranno quindi alcun beneficio poiché già non pagano l’Irpef. In attesa dei dettagli del piano di aumento delle detrazioni fiscali, le prime stime vedono emergere delle criticità per le fasce di reddito più deboli.

Solo 18 euro in più al mese per chi guadagna 9mila euro annui
Benefici decisamente contenuti per chi presenta un livello di reddito dai 9mila ai 12mila euro lordi all’anno poiché l’incremento della detrazione Irpef risulta superiore all’imposta attualmente dovuta. Considerando un lavoratore dal reddito da 9mila euro, attualmente paga un’Irpef netta di 235 euro (imposta lorda di 2.070 euro e detrazioni per 1.835 euro), l’aumento delle detrazioni permetterà solo di annullare l’imposta dovuta, ossia solo 18 euro mensili in più (considerando anche la tredicesima).

Vantaggi maggiori per le fasce intermedie
I vantaggi maggiori in busta paga riguarderanno i lavoratori dipendenti a metà strada, ossia chi guadagna 15 mila euro annui che vedrà, secondo quanto stimato dalla Cgia, detrazioni per ben 1.177 euro. La detrazione scende in area 1.023 per chi guadagna 18mila euro per scendere a 818 euro per chi guadagna 22mila euro lordi e infine “solo” 665 euro in più in un anno, poco più di 50 euro al mese per chi raggiunge quota 25 mila euro lordi.
Calcoli che non prendono in considerazione gli aggravi in busta paga provocati quest’anno dall’aumento delle addizionali Irpef comunali e regionali che vanno ad assottigliare non poco il beneficio rispetto al netto in busta paga di un anno fa.
La distribuzione dei lavoratori dipendenti per fasce di reddito complessivo

Niente agevolazioni per gli incapienti
Come rimarcato da Simone Pellegrino e Alberto Zanardi di Lavoce.info, perché tutta la platea dei lavoratori dipendenti sotto i 25mila euro benefici dei 1.000 euro in più l’anno dovrebbe essere previsto un meccanismo di imposta negativa sul reddito che riconosca agli incapienti un trasferimento monetario effettivo per l’intero ammontare di detrazione non sfruttata. Per garantire un incremento di reddito netto di mille euro a tutti i lavoratori dipendenti sotto i 25mila euro, l’imposta netta dovrebbe essere negativa fino a 11.780 euro di reddito lordo. Per questi contribuenti sarebbe dunque necessario riconoscere un aumento in busta paga attraverso un trasferimento pubblico. “Una revisione dell’Irpef di questo genere avrebbe il vantaggio di dare risposta al problema molte volte sollevato dell’incapienza – sottolineano Simone Pellegrino e Alberto Zanardi – consentendo anche ai contribuenti dei livelli di reddito più bassi di partecipare alla riduzione di prelievo annunciata dal governo, con ovvi benefici sul piano dell’equità. Ma avrebbe un difetto non irrilevante: costa troppo. Utilizzando un modello di microsimulazione fiscale basato sui dati dell’Indagine Banca d’Italia sui redditi delle famiglie italiane, il costo complessivo della detrazione con recupero dell’incapienza è stimabile in circa 14 miliardi di euro, 4 miliardi in più rispetto alla previsione di mancato gettito (e quindi alla necessità di copertura finanziaria necessaria) formulata dal Governo.

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