Napolitano, Monti e lo spread Btp/Bund: i numeri, la storia e le domande (in cerca di risposta) di una storia poco italiana

Scritto il alle 14:35 da Redazione Finanza.com

A inizio 2011 l’ormai famigerato spread Btp/Bund veleggiava intorno ai 170/180 punti base. Questo nonostante nel triennio precedente i mercati finanziari si fossero dovuti scontrare con alcune delle crisi più grandi di sempre: quella dei mutui-subprime, il crack Lehman, il crollo delle Borse mondiali, il credit crunch e, non ultimo per importanza, la tenuta dei conti pubblici di alcuni Paesi dell’Eurozona classificati dai cinici operatori di mercato anglosassoni PIIGS, letteralmente maiali. Giusto per capire, ora ci si sente più tranquilli e rassicurati con uno spread che si attesta sui 200 punti base.

A fine 2011 il differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi era improvvisamente balzato oltre i 500 punti base. Al termine dell’ultima seduta di Borsa del 2011 lo spread era pari a 512 punti, molto vicino ai massimi storici toccati a 548 punti il 9 novembre (dati di fine seduta, ndr).

A inizio 2011 in Italia vi era un governo che, per quanto debole e incapace di portare avanti una politica economica capace di dare delle risposte concrete all’aggravarsi della crisi globale, era stato eletto dai cittadini della Repubblica. A fine 2011 quel governo era stato sostituito da un esecutivo di matrice presidenziale: il governo Monti. Autoproclamatosi “governo tecnico”, il suo compito principale era quello di rassicurare gli investitori internazionali, rilanciare il sistema Italia e portare a una riduzione del differenziale Btp/Bund.

I giudizi delle persone sull’operato del Professore sono chiari ai più, basta ascoltare le discussioni sulle difficoltà oggettive che la gente da allora si è trovata ad affrontare. Difficoltà che non hanno certamente un’origine e un legame univoco con quel governo ma che al tempo stesso si sono proposte come vere e proprie sfide insormontabili proprio a causa di alcune proposte e scelte avvallate da quel governo. Certamente votate dal Parlamento, punzecchiato tuttavia quotidianamente dal timore che la mancata firma di questa o quella legge avesse potuto spiazzare i mercati e far volare lo spread Btp/Bund. Un sostanziale ricatto subdolo insomma.

Nel 2010 il Pil reale italiano era cresciuto dell’1,7%, più di quanto previsto dal governo a fine 2009. Dodici mesi dopo il Prodotto Interno Lordo reale del Belpaese aveva fatto segnare un ulteriore progresso dello 0,5% sull’anno precedente. Ma a preoccupare era il brusco deterioramento dello scenario macroeconomico cui si stava assistendo dalla fine del primo semestre. Difatti il 2012 si archiviò con una flessione del Pil reale del 2,5%: ora la crisi era davvero conclamata.

Proprio all’inizio del secondo semestre del 2011, a Roma il governo si trovò costretto a varare una manovra straordinaria da 40 miliardi di euro, a incassare i rimbrotti della Bce sulle riforme da portare avanti per salvare il Paese, a patire i tagli del merito creditizio da parte delle agenzie Usa e, non ultimo per importanza per la credibilità di un Paese fondatore dell’Unione Europea, a subire la derisione di importanti capi di Stato. Il riferimento più emblematico, ma non unico, è al famigerato vertice Sarkozy-Merkel.

Temi come l’Imu, gli esodati, il Fiscal Compact, l’Unione Bancaria sono tutti legati a doppio filo. Sono tutti temi che un governo nazionale libero d’agire non avrebbe considerato o almeno avrebbe affrontato in momenti e in termini diversi. Fosse stato esso di destra, di sinistra o, pur non avendo all’epoca ancora una rappresentanza parlamentare, di matrice pentastellata. Era l’inizio della politica dell’Austerità, panacea (tedesca) contro tutti i mali. Era l’inizio della vera crisi sociale ed economica che si è abbattuta sull’Italia.

Bene, le anticipazioni del libro di Alan Friedman ‘Ammazziamo il Gattopardo’ in uscita domani gettano più di un’ombra su quel periodo. Sulla sua gestione e sugli effetti che una simile ipotesi potrebbe aver avuto, e avrà per diversi anni ancora, sulla competitività economica italiana. Elemento ancora più penalizzante se si considerano le già ardue sfide poste dalla globalizzazione.

E’ un dato di fatto che da allora migliaia di PMI italiane, il tessuto imprenditoriale del Belpaese, sono state costrette a chiudere o, ancora peggio, a traslocare in altre nazioni. E’ un dato di fatto che il numero dei senza lavoro è balzato ai massimi storici. E’ un dato di fatto, drammatico, che il numero di imprenditori e disoccupati che si sono tolti la vita è volato ai massimi di sempre. Come successo in Grecia. Con la differenza che l’Italia non è e mai sarà la Grecia. Secondo il giornalista americano, il Presidente Napolitano avrebbe iniziato a muoversi informalmente per portare a Palazzo Chigi Mario Monti. Questo già 5 mesi prima del suo insediamento, avvenuto dopo le dimissioni del 12 novembre dell’allora Premier Silvio Berlusconi.

Per alcuni potrebbe non esserci niente di male nel comportamento di Giorgio Napolitano. Per altri invece l’atteggiamento del Presidente della Repubblica andrebbe visto come un tentativo nascosto di portare a un cambio di governo.

Senza voler prendere posizione a favore di una o dell’altra visione, ecco che con il senno di poi analizzare l’andamento dello spread in quei mesi è tuttavia emblematico: fu proprio nei giorni in cui Napolitano avrebbe iniziato a tessere dei dialoghi con Mario Monti che il differenziale Btp/Bund iniziò a volare al rialzo. Insomma, un ottimo strumento esterno di moral suasion in grado di modificare gli equilibri politici interni di un Paese.

Non volendo affrontare una discussione politica sull’atteggiamento assunto da una figura che secondo la Costituzione dovrebbe assumere un comportamento super partes, quello che viene da chiedersi ora è questo: caro Presidente della Repubblica, cosa si sente di dire ai lavoratori che grazie alla riforma Fornero hanno perso alcuni dei diritti base per cui le vecchie generazioni avevano lottato? Cosa si sente di dire alle migliaia di esodati? A ai pensionati a cui è stata bloccata la rivalutazione delle pensioni?

Cosa si sente di dire ai giovani che con questa crisi hanno perso ogni speranza e a migliaia ogni settimana emigrano, spesso contro la loro reale volontà, in altre nazioni per poter lavorare e mettere a frutto quanto appreso in lunghi anni di studio? Cosa si sente di dire alle decine di migliaia di imprenditori che a causa dello spread “eccessivamente alto” si sono visti rifiutare dalle banche i necessari fondi per poter investire sulla propria attività? Cosa si sente di dire a quei commercianti che dopo l’ennesimo innalzamento dell’Iva sono stati costretti a chiudere per il calo dei consumi legato a questa decisione?

I temi da affrontare sarebbero davvero molti. Per motivi di spazio non è possibile elencarli tutti. Quello che si nota tuttavia è che da quanto la crisi ha attanagliato con decisione l’Europa, solo le banche hanno potuto avere una risposta reale alle proprie problematicità. I due LTRO di Mario Draghi ne sono un chiaro esempio. Se è vero che un sistema bancario sano e sostenibile è un elemento essenziale per l’economia di un Paese, è altresì vero che una Nazione libera non può esistere senza una classe media. La stessa classe estremamente penalizzata dalle decisioni degli ultimi anni. Non crede di dovere delle spiegazioni? Chi mai rimborserà i cittadini da questa moral suasion che si verificò nel 2011 e che ancora oggi influenza le nostre vite quotidiane?

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